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VISITA PASTORALE ALL’ARCIDIOCESI DI FERRARA-COMACCHIO

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AGLI IMPRENDITORI E AI SINDACALISTI

Ferrara - Sabato, 22 settembre 1990

 

Egregi signori imprenditori e sindacalisti,
carissimi amici di Ferrara Città e Provincia!

1. Per molto tempo, l’agricoltura è stata l’attività prevalente dei lavoratori di queste terre, con produzioni rinomate e molteplici. In questi ultimi anni, tuttavia, Ferrara è grandemente cresciuta anche sul piano industriale, con un notevole potenziale produttivo e di ricerca nei settori meccanico, chimico e agricolo-alimentare. Nel settore commerciale, poi, si è sviluppata una moderna rete distributiva e di servizi alle imprese, mentre si è potenziato l’artigianato. Si tratta di investimenti veramente cospicui, che danno lavoro a migliaia di persone.

Sono pertanto riconoscente agli organizzatori per questo incontro con voi, imprenditori e sindacalisti, e sono lieto di porgere a tutti il mio cordiale saluto. Il mio deferente pensiero va anche al presidente e agli amministratori della locale Cassa di Risparmio, che, fondata nel 1838 durante il pontificato di Gregorio XVI, si è resa, fino ai nostri giorni, ampiamente benemerita per svariate opere di carità e di impegno civile.

2. La vostra cortese presenza mi offre l’opportunità di esprimervi compiacimento e apprezzamento per quanto avete fatto e avete tuttora in animo di fare a beneficio dell’intera Comunità. Nello stesso tempo, l’incontro mi induce a riflettere con voi sull’importanza e sulla delicatezza dell’attività imprenditoriale in questa nostra epoca in cui spesso la “competizione” tende a prevalere sulla “collaborazione”, a tutto svantaggio dell’autentico bene comune.

L’impresa ha oggi bisogno di una professionalità aperta e aggiornata; in altre parole, di una professionalità che sia innanzitutto “qualificata”. Come affermano gli esperti, occorre passare da una “professionalità di mestiere” a una “professionalità di processo”. Ciò suppone non soltanto una seria competenza nell’ambito dei propri compiti specifici, ma anche una sensibilità culturale, che consenta di rendersi conto prontamente dei progressi tecnologici e di adeguarvisi in modo tempestivo ed efficace.

Si richiede, insomma, una professionalità ricca di qualità operative, ma anche di valori umani, sociali, culturali ed etici, tali da rendere il lavoro produttivo e insieme gratificante.

3. La professionalità nell’impresa, inoltre, deve sempre essere ispirata a una visione “personalista”, che abbia a cuore prima di tutto e al di sopra di tutto il “fattore umano”. Sono certamente necessarie le analisi preventive, i controlli statistici, le certificazioni tecniche; importante è pure la “filosofia della qualità totale” per il continuo miglioramento del prodotto.

Ma l’impresa deve sentirsi soprattutto impegnata a rispettare il primato dell’uomo sul lavoro e del lavoro stesso sulla tecnica, sul profitto, sul capitale. “Umanizzare” le aziende significa, pertanto, privilegiare la persona umana, eliminando interessi particolaristici, che non di rado vanno a scapito della comunità; significa impostare la soluzione dei problemi alla luce dei valori etici di fondo che permangono perennemente validi. Ciò suppone la ricerca di un dialogo sereno e costruttivo tra imprenditori e dipendenti al fine di prevenire e risolvere conflitti e contrasti che nuocciono, in definitiva, al bene di tutti.

In questa prospettiva già il Papa Paolo VI, nella lettera apostolica Octogesima adveniens (n. 46), scriveva: “L’attività economica, che è necessaria, può essere sorgente di fraternità e segno della Provvidenza se posta al servizio dell’uomo; essa è l’occasione di scambi concreti tra gli uomini, di diritti riconosciuti, di servizi resi, di dignità affermata nel lavoro”.

4. Occorre, infine, che la professionalità nell’impresa non escluda un’apertura al “trascendente”. Essa, cioè, deve tener conto del destino ultraterreno della persona umana, creata a immagine di Dio e redenta da Cristo. Come già affermava sant’Agostino, profondo conoscitore delle vicende umane, Dio ci ha fatti per lui e il nostro cuore è inquieto e insoddisfatto finché non riposa in lui!

Una professionalità legata soltanto agli interessi terreni e al raggiungimento del massimo benessere materiale, rischia di rendere l’uomo schiavo dell’egoismo, in una logorante lotta competitiva; mentre il richiamo alla dimensione eterna del destino umano favorisce la stima reciproca, spinge alla fiducia e alla comprensione, suggerisce opere di carità e di aiuto fraterno, specialmente verso i più deboli e i meno abbienti.

5. Nel documento “La Chiesa italiana e le prospettive del Paese”, pubblicato nel 1981, la Conferenza episcopale esortava giustamente la comunità cristiana a “ripartire dagli ultimi, che sono il segno drammatico della crisi attuale”, e con essi “riscoprire i valori del bene comune: della tolleranza, della solidarietà, della giustizia sociale, della corresponsabilità”. È un’esortazione che ha valore anche per voi, come per ogni persona di buona volontà.

Vi aiuti il Signore a non cedere alla tentazione dell’egoismo, ma a ispirarvi nella vostra attività a motivazioni superiori, fondate sulle aspirazioni profonde dell’essere umano. Contribuirete, così, in maniera efficace, al suo integrale sviluppo.

Approfondite la fede cristiana e siate sempre più persuasi che solo amando e seguendo il Vangelo si promuove l’autentico progresso della umanità.

Rinnovo agli imprenditori, agli amministratori, ai sindacalisti e a tutti voi qui presenti, il mio fervido augurio, mentre di cuore imparto ad ognuno la mia benedizione!

 

© Copyright 1990 - Libreria Editrice Vaticana 

 

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