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VISITA PASTORALE ALL’ARCIDIOCESI DI FERRARA-COMACCHIO

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI SACERDOTI, AI RELIGIOSI E AI LAICI

Cattedrale di Ferrara - Domenica, 23 settembre 1990

 

Venerato fratello arcivescovo di Ferrara-Comacchio,
cari sacerdoti, religiosi e religiose, stimati laici,
impegnati nel ministero dell’evangelizzazione!

1. A voi il mio saluto cordiale, con l’augurio che a tutti sia “grazia, misericordia e pace, da parte di Dio Padre e di Cristo Gesù, Signore nostro” (2 Tm 1, 2).

Ho desiderato anch’io questo incontro, ben conoscendo le vostre fatiche, la vostra fedeltà, il vostro amore alla Chiesa. Mi è noto il quotidiano lavoro che state compiendo per la predicazione del Vangelo nel territorio affidatovi dalla provvidenza di Dio. Immagino anche le comprensibili amarezze che ciascuno di voi può provare in questo momento in cui l’impegno dell’annuncio cristiano è sfidato da resistenze insidiose e da atteggiamenti di persistente disattenzione verso la parola di Cristo.

Il Papa è oggi fra voi per confortarvi, per dirvi il suo affetto, la stima sua sincera per quanto state facendo al fine di ricondurre a Cristo ogni uomo. Sono venuto fra di voi per annunciarvi una profezia di speranza e di consolazione, per confermare la vostra fiducia nella grandezza e profondità della missione che Cristo vi ha affidato, affinché troviate coraggio e forza nel Signore, come discepoli fedeli e attenti, che hanno conosciuto la sua potenza. “Dio infatti non ci ha dato uno spirito di timidezza, ma di forza, di amore, di saggezza” (2 Tm 1, 7). A voi l’invito a non arrossire della testimonianza che dovete rendere a Cristo, anche se talvolta è necessario soffrire insieme per il Vangelo. Con voi è il Signore, e in voi, come nel vostro ministero, opera la sua grazia.

2. Ho conosciuto in altri momenti la vostra città, ed è stata per me una gioia oggi rivedere monumenti e luoghi che indicano le tappe di una significativa storia ecclesiale.

Questa stessa cattedrale, noto monumento dell’arte romanica, cuore della vita spirituale di Ferrara, parla da sola della fede dei padri. In essa, frequentatissima è la cappella della venerata Vergine delle Grazie, sempre ricordata da tutti i Ferraresi in circostanze liete e tristi. Qui furono presenti alcuni miei predecessori, come a voi è ben noto. Essi lasciarono tra di voi singolari segni del loro passaggio, come la consacrazione dell’altare di questo tempio; oppure celebrarono eventi di grande valore per la Chiesa universale, come quando, sotto il pontificato di Eugenio IV, qui ebbe inizio il Concilio conclusosi poi a Firenze.

Ferrara ha avuto pastori che furono vigorosi testimoni della carità e dell’impegno per la rinascita spirituale della Chiesa. Come non ricordare la predicazione di Girolamo Savonarola, le opere di misericordia del beato Giovanni Tavelli, vostro vescovo e fondatore dell’arcispedale di Sant’Anna, lo zelo apostolico del venerabile Bonaventura Barberini in pieno secolo dei lumi. In epoca più vicina alla nostra, qui ebbe significativa accoglienza l’Azione cattolica fin dai primissimi tempi della sua fondazione. È bello ricordare il programma di apostolato che, verso la fine del secolo scorso, veniva tracciato per i laici desiderosi di testimoniare la loro fede: “Formare tutti . . . a uno spirito franco e coraggioso nel professare e praticare pubblicamente la religione cattolica e adoperarsi energicamente . . . per ravvivare nella gioventù e nel popolo il sentimento religioso . . .” (Cent’anni di storia del movimento cattolico ferrarese, p. 27).

Avete, dunque, alle vostre spalle una testimonianza secolare che vi può confortare nel ministero di oggi. Voi operate ispirandovi ad esempi che ben possono offrirvi luce e stimolo anche in mezzo alle difficoltà del momento presente. Ci furono, voi lo sapete, episodi che afflissero la vostra Chiesa durante le lotte sociali e politiche di questo secolo, soprattutto nel periodo bellico e postbellico. Non mancarono iniziative incresciose nei confronti della comunità cattolica, nello sforzo di emarginarla, di intimidirla, di ridurla al silenzio. Anche tale periodo storico, che ha lasciato ampie ferite nella società ferrarese, ha però posto in evidenza modelli forti di fedeltà e di impegno apostolico. Sacerdoti generosi, primi fra tutti i vostri arcivescovi, e laici convinti della loro fede, hanno lavorato intensamente, solidalmente e con grande spirito di sacrificio, perché la vita della fede non venisse meno, ma potesse essere trasmessa in tutta la sua freschezza alle nuove generazioni.

3. Alla luce di queste testimonianze vi chiedete che cosa attenda da voi il Signore nelle presenti circostanze. La risposta non può venire che dal realistico esame della società in cui vivete e nella quale siete chiamati a testimoniare il Cristo. Dovete cioè domandarvi, con grande schiettezza, quale sia il punto critico nel rapporto della comunità ferrarese con la proposta cristiana.

Ora, ciò che salta all’occhio è, anzitutto, la grave frattura creatasi nel nostro tempo, tra la Chiesa e la società. Si tratta di una divisione tra la proposta della fede e lo stile della vita, che è divenuta costume, fatto politico e culturale. Noi chiamiamo “secolarismo” tale divergenza, che, connessa con molteplici fattori di diversa indole, ha come generato un nuovo volto della società moderna, segnato soprattutto da disinteresse e disattenzione verso il messaggio cristiano. La società secolarizzata, accanto ad altre connotazioni, ha quella di esaltare le realtà terrene fino ad affermarne l’assoluta autonomia rispetto ai valori religiosi e alle istanze della trascendenza. Il secolarismo riduce qualsiasi programma comunitario o personale a prospettive di benessere terreno e sviluppa la suggestione di una libertà disimpegnata da norme etiche. Nascono così modelli di vita, che escludono ogni attenzione alla proposta della fede. Emerge a volte persino una sorta di censura, manifestata con pressioni di diversa natura, che vieta di considerare importante per la vita la dimensione religiosa.

La nuova società secolarizzata sta oggi tentando un sistematico impoverimento dei valori spirituali specialmente nella coscienza dei giovani, che vengono indotti ad abbandonare le pratiche della fede o a dare ad essa scarso rilievo, per privilegiare ogni scelta consumistica. Questi sono i nuovi problemi, nel cui contesto voi notate con amarezza l’avanzare di un nuovo paganesimo, che s’afferma con la progressiva emarginazione della presenza cristiana.

In realtà, dall’abbandono dei valori della trascendenza scaturisce anche un vistoso impoverimento dei valori umani. Fuggendo dalla fede, l’uomo ancora una volta si dimostra incapace di provvedere a se stesso anche negli interessi terreni. Si nota, così, una sorta di amaro disprezzo per la vita, nel contesto di un preoccupante scadimento dei valori della vita sia familiare che sociale. Le statistiche parlano del progressivo espandersi delle piaghe dell’interruzione della vita umana nel suo sorgere o nel suo volgere al tramonto, delle tossicodipendenze, dell’emarginazione degli anziani.

4. A queste povertà del mondo secolarizzato occorre reagire. La nostra missione ecclesiale è una missione di salvezza verso ogni uomo e verso tutto l’uomo, a cui occorre far conoscere Cristo e nel Cristo il vero volto di Dio. Tocca a noi e qui, nell’arcidiocesi di Ferrara-Comacchio, tocca a tutti voi sacerdoti, religiosi e laici, parlare di Cristo e di Dio con il vigore dei veri discepoli. A tutti, il Signore dice: “Questa è la vittoria che ha vinto il mondo: la nostra fede” (1 Gv 5, 4). La nuova evangelizzazione che il mondo attende consiste proprio nel ripresentare con autenticità la fonte viva della parola divina. Presentare la parola di fede approfondita nella meditazione e nello studio, assimilata nella preghiera, incarnata in una vita santa, che s’ispira al modello di Cristo.

Sia la vostra testimonianza seme, seme di verità per ogni persona che vi accosta. Abbiate la ferma convinzione che nel proporre la fede cristiana non siete soli. Quando parlate, e parla per mezzo vostro la potenza dello Spirito, specialmente se con la vostra vita, riuscirete a far intendere che in voi la fede ha creato un uomo nuovo, secondo Dio, “nella giustizia e nella santità vera” (Ef 4, 24).

Siate testimoni di unità, consapevoli dell’importanza e della forza che possiede una comunità ecclesiale, quando opera unita e concorde. Sia, la vostra, un’unità solidale nel ministero. Ciò comporta spirito di partecipazione e di sincero discernimento nella ricerca di quanto oggi maggiormente urge per il bene delle anime. Occorre essere uniti nella scelta dei fini da perseguire e uniti nell’adozione dei mezzi da utilizzare. Ciò suppone un autentico amore fraterno. Ma proprio da questo tutti sapranno che siete discepoli di Cristo, se avrete amore gli uni per gli altri.

Il Sinodo diocesano che state preparando - e per il quale formulo fin d’ora un cordiale augurio - sia per tutti occasione privilegiata di unitario impegno nell’evangelizzazione.

5. Vi esorto anche a raccogliere generosamente quegli spunti di novità che la Chiesa vi propone. Occorre superare l’atteggiamento nostalgico di chi inclina a vedere solo nel passato le esperienze positive, mentre nel presente non ravvisa che fallimenti o insuccessi. Lo Spirito continua a parlare anche oggi alla Chiesa cf. Ap 2, 7. 11. 17. 29). Ha parlato in modo particolare nel Concilio Vaticano II. Esso ha indicato una via che spetta a voi attuare nel vostro territorio con intelligenza e generosa disponibilità. In questo senso anche il dialogo e la collaborazione con il laicato hanno un’importanza fondamentale. I laici, infatti, sono i collaboratori indispensabili del ministero sacerdotale. Vi sono ben note le parole del Concilio circa la collaborazione tra laici e presbiteri. Esse esortano a riconoscere e promuovere con sincerità e fiducia la dignità dei laici e il loro ruolo specifico nelle iniziative di apostolato. Con fidente abbandono all’azione dello Spirito Santo, sappiate, pertanto, ascoltare con animo fraterno il parere del laicato che con voi condivide l’amore a Cristo e l’ansia per la diffusione del suo Vangelo nel mondo. Consideratene con interesse le legittime aspirazioni, utilizzatene le esperienze e competenze nei diversi campi dell’attività umana, in modo da poter riconoscere insieme con loro i segni dei tempi (cf. Presbyterorum ordinis, 9).

Riservate attenzione e premure anche a coloro che non credono, facendo quanto è in vostro potere perché sappiano discernere gli appelli di Dio nella loro vita e scoprire che il lieto annuncio del Vangelo li riguarda, ed è anche per loro un dono che offre pienezza di gioia lungo il cammino.

Fate in modo che ai giovani non manchi l’alimento di un’assidua e adeguata catechesi che, poggiando sugli elementi trasmessi nella prima fanciullezza, prosegua e si approfondisca lungo tutto l’arco della crescita fino alla piena maturità. Questo vi offrirà la base per sviluppare convenientemente la catechesi degli adulti, cercando con essi nella verità rivelata risposte convincenti ai problemi via via emergenti.

Vivete in comunione di ministero tra presbiteri, religiosi e religiose, poiché la messe è molta e le forze scarseggiano. Solo nella solidarietà pastorale il vostro lavoro potrà avere l’efficacia richiesta dalle circostanze.

6. Come Davide a Salomone, anch’io desidero lasciarvi un monito: “Tu sii forte e mostrati uomo. Osserva la legge del Signore tuo Dio, procedendo nelle sue vie ed eseguendo i suoi statuti, i suoi comandi, i suoi decreti e le sue prescrizioni, perché tu riesca in ogni tua impresa e in ogni tuo progetto” (1 Re 2, 2-3).

Anche a voi Cristo dice ancora: “Io vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto, e il vostro frutto rimanga” (Gv 15, 16). Abbiate questa fiducia! Voi potrete portare il Cristo a ogni uomo che lo cerca, perché voi lo amate, in lui credete, e nel vostro servizio esultate di gioia indicibile, mentre conseguite la meta della vostra fede, la salvezza delle anime (cf. 1 Pt 1, 8-9).

A tutti voi, alle vostre comunità parrocchiali e religiose, alle famiglie e alle associazioni nelle quali operate, la mia benedizione apostolica.

 

© Copyright 1990 - Libreria Editrice Vaticana 

 

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