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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II AI PARTECIPANTI
ALLA «II CONFERENZA EUROPEA DELLE FAMIGLIE»

Venerdì, 28 settembre 1990

 

Illustri signori!

1. Siate i benvenuti a questa udienza speciale, da voi stessi assai desiderata e a me vivamente gradita, che conclude l’incontro di studio sul tema “Aspettative della famiglia in relazione alla costruzione dell’Europa”. Saluto il signor ministro del Lavoro della Repubblica Italiana, i signori ministri e sottosegretari dei Paesi Europei incaricati della Famiglia, il signor presidente della Commissione per gli affari sociali e gli altri membri del Consiglio d’Europa qui presenti.

Rivolgo un pensiero speciale di compiacimento al signor presidente della Confederazione degli organismi familiari della Comunità Europea (COFACE), che ha promosso tale incontro di studio; ai dirigenti e rappresentanti degli Organismi familiari della Comunità Europea e - con particolare compiacimento - a coloro che provengono dalle Nazioni dell’Est del nostro continente.

Mi è gradito rivolgere un pensiero anche al signor presidente della “Union Internationale des Organismes Familiaux” e alla signora presidente dell’Associazione dei genitori, che tanto bene opera in Italia, interessandosi specialmente ai diritti e ai doveri delle famiglie nel mondo della scuola e nella programmazione politica.

2. La presenza a questo simposio di una così larga rappresentanza di esperti provenienti da ogni parte d’Europa è motivo di gioia e di grande speranza. Il bisogno che voi sentite di incontrarvi per concordare un’azione solidale nei rispettivi Paesi è segno del cammino irreversibile che il nostro continente sta percorrendo verso un’integrazione sempre più profonda, ed è motivo di fiducia per quanti guardano con preoccupazione alle difficoltà a cui è esposta la famiglia nel mondo contemporaneo.

In questa prospettiva è significativo il tema su cui avete scelto di misurarvi. Certo, il ruolo della famiglia nella costruzione della nuova società è fondamentale. È giusto perciò interrogarsi sulle aspettative, sulle speranze e anche - ovviamente - sugli impegni che ad essa competono nel contesto delle situazioni culturali, politiche, economiche e sociali delle odierne comunità statali.

Una risposta seria può essere offerta solo sulla base dell’attenta analisi dei dati concreti nel contesto delle strutture sociali e delle attività lavorative e produttive, sia industriali che agricole. L’apertura delle frontiere favorirà un dialogo intenso e una comunione di esperienze che saranno determinanti per l’affermarsi della nuova fisionomia del continente, e ciò ovviamente non avverrà senza vistosi riflessi sulla vita di tutti. Saranno chiamate in causa le strutture che maggiormente incidono sulla vita sociale: la scuola, bisognosa di nuove programmazioni; le organizzazioni del lavoro e i sindacati, sollecitati a inserirsi in un orizzonte più vasto; e, in particolar modo, la famiglia. Essa, infatti, rimarrà sempre la “scuola di umanità più completa e più ricca”, dove “le diverse generazioni si incontrano e si aiutano vicendevolmente . . . a comporre convenientemente i diritti della persona con le altre esigenze della vita sociale” (Gaudium et spes, 52).

3. Ciò vale, in particolare, per le giovani generazioni, che nella famiglia trovano il naturale contesto per la loro maturazione. I giovani di oggi saranno i cittadini europei di domani. Anzi, in un certo senso, essi già vivono nella dimensione di una comunità umana più larga e senza frontiere. Molti di loro, pensando al futuro, cercano già professioni ed esperienze, scambi scientifici e culturali aperti a una collaborazione che oltrepassa i confini nazionali. Con naturalezza, nel rispetto delle diversità, con ampio spirito di tolleranza, con ottimismo e fiducia, essi perseguono il progetto di un’Europa unita, di cui già si sentono idealmente cittadini.

È chiaro che tutto ciò pone inedite esigenze alla famiglia, che deve mostrarsi all’altezza di questi nuovi compiti. Alle grandi possibilità che il futuro prospetta s’accompagnano, infatti, non piccoli rischi. Sono in questione valori fondamentali, da cui dipendono le caratteristiche della futura società europea che s’intende costruire. La famiglia non può essere lasciata sola e, tanto meno, ostacolata nell’assolvimento dei doveri che costituzionalmente le competono. Solo se i singoli, le associazioni, i partiti, le strutture pubbliche si faranno carico, dal rispettivo angolo di competenza, dei problemi con cui la famiglia deve oggi misurarsi, è possibile sperare in una loro positiva soluzione.

La Chiesa, per parte sua, non mancherà di intensificare il suo impegno in un settore di così vitale importanza. Consapevole com’è che “il bene della società e di se stessa è profondamente legato al bene della famiglia”, essa “sente in modo più vivo e stringente la sua missione di proclamare a tutti il disegno di Dio sul matrimonio e sulla famiglia, assicurandone la piena vitalità e promozione umana e cristiana, e contribuendo così al rinnovamento della società e dello stesso popolo di Dio” (Familiaris consortio, 3).

4. La società colpita nella famiglia non ha futuro. Per questo la nuova Europa, che tutti auspichiamo, farà bene a porre gran cura nella tutela e nella promozione di questa fondamentale cellula della società, alla luce delle proprie tradizioni più vere, che sono profondamente permeate di valori cristiani. In questa prospettiva, invoco su tutti voi, sulle Nazioni che rappresentate e sull’attività delle vostre Associazioni la protezione di Dio altissimo, creatore di ogni uomo e della famiglia, misericordioso donatore di una legge di sapienza e di santità, iscritta nel cuore di ogni essere umano.

Conforti il Signore il vostro impegno per lo sviluppo di una vita familiare sana e gioiosa, alimentata da una costante circolazione di fiducia e di amore.

A tutti la mia benedizione.

 

© Copyright 1990 - Libreria Editrice Vaticana 

 

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