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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI PARTECIPANTI ALLA PLENARIA DEL PONTIFICIO CONSIGLIO
 DELLA PASTORALE PER I MIGRANTI E GLI ITINERANTI

Giovedì, 11 aprile 1991

 

Signori Cardinali,
Cari fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio!

1. Sono lieto di accogliervi e di porgervi il mio saluto in occasione dell’XI Assemblea Plenaria del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti. È questo un momento importante per la vita del vostro Dicastero, perché la continua evoluzione del fenomeno della mobilità umana esige la ricerca e l’aggiornamento costante dell’azione pastorale nei confronti delle persone in situazioni che richiedono continui spostamenti.

2. Cambiamenti politici, persistenti squilibri economici, guerre e violazioni di diritti fondamentali, carestie e altri disastri naturali, provocano migrazioni di massa.

Il divario crescente tra i paesi in via di sviluppo e quelli industrializzati, il successo limitato di tanti progetti di cooperazione internazionale continuano a spingere decine di milioni di persone a cercare una vita migliore fuori della loro patria. Ai flussi migratori del Sud povero verso il Nord ricco del mondo, si è recentemente aggiunto un nuovo potenziale di emigrazione connesso con situazioni politiche, razziali e religiose insopportabili, che costringono milioni di esseri umani a fuggire dal loro ambiente e a vivere nella sofferenza e nell’incertezza. Tra le tristi conseguenze della recente guerra nel Golfo va messa in conto la nuova ondata di rifugiati e di migranti che va frantumandosi contro barriere di Stati con limitate capacità di accoglimento.

La società che si avvia verso il terzo millennio non solo vive l’esperienza di un crescente esodo di popoli, che anche oggi assume proporzioni bibliche, a volte con esplosioni improvvise che non permettono alcuna programmazione, ma deve confrontarsi altresì con una cultura che si esprime nella facilità di movimento per motivi di lavoro, di studio, di fede, di turismo, e di scambi commerciali e tecnologici. Notiamo come in questo contesto vadano differenziandosi molteplici componenti che determinano una struttura ed un rapporto diverso con la società di accoglienza. Infatti, il rapido sviluppo tecnico-economico, le mutate relazioni dei cittadini e delle nazioni, i rapporti sempre più ampi e frequenti tra i paesi, la diffusa tendenza, nella società civile a favorire l’unità giuridica e politica della famiglia umana, il grande sviluppo raggiunto dai mezzi di comunicazione e il desiderio di confrontarsi con altre culture hanno aperto nuovi orizzonti. Entro questo scenario diventano sempre più numerosi coloro che si muovono sotto l’impulso dell’avviata cooperazione internazionale o semplicemente per il desiderio di approfondire le proprie conoscenze. Inoltre la nascita di numerosi istituti internazionali di cultura, offrono a molti giovani studenti la possibilità di frequentare Università in altri paesi.

3. In prospettiva ecclesiale, il risultato di questo frequente movimento di popoli è che moltissime persone vivono al di fuori o ai margini delle normali strutture pastorali della Chiesa. Si tratta di una sfida per la Chiesa, di come cioè debba porsi al servizio di queste persone ed essere presente nella società. Dall’assistenza nei campi di rifugiati all’accoglienza nella comunità di fede degli immigrati e all’aiuto immediato e al dialogo con i nuovi arrivati non-cristiani, la sfida per la Chiesa è complessa e richiede creatività Pastorale.

Pertanto, codesto Pontificio Consiglio è chiamato a svolgere una missione attuale ed urgente e a rivolgere, come ricorda la Costituzione apostolica Pastor bonus, “la sollecitudine pastorale della Chiesa alle particolari necessità di coloro che sono stati costretti ad abbandonare la propria patria o che non ne hanno affatto” come alle altre numerose persone coinvolte nella mobilità umana: i marittimi, i nomadi e gli zingari, gli aeronaviganti, i pellegrini e i turisti (Giovanni Paolo II, Pastor bonus, 149-151). Voi vi siete perciò giustamente interrogati su come il diritto dei migranti e itineranti ad una adeguata attenzione pastorale possa essere attuato in tanta diversità di circostanze.

A tutta la gente in movimento la Chiesa dovrà mostrare il volto genuino di Cristo che, come “Buon Samaritano”, si china accanto all’uomo piegato nel corpo e nello spirito e versa sulle sue ferite l’olio della consolazione e il vino della speranza” (Messale romano, Prefazio).

4. Mentre Governi e Organizzazioni Internazionali stanno trattando con crescente priorità il fenomeno della mobilità umana, la Chiesa porta il suo proprio contributo concentrando il dibattito, al di là dei soli interessi nazionali, economici o politici, sulla persona umana. Gli Stati quindi, più che preoccuparsi di come arginare la penetrazione nel proprio territorio di queste masse in fuga, dovranno programmare con realismo e generosità l’accoglienza e incidere sulle cause che ne sono all’origine. La necessità di salvaguardare la pace, come bene supremo, impone di mettere alla base delle politiche nazionali e internazionali la coscienza della interdipendenza e della solidarietà.

Da parte sua, la Chiesa è chiamata a coltivare la pedagogia dell’accoglienza e ad esercitare la solidarietà verso i migranti. Le strutture della Chiesa vanno perciò adeguate alle situazioni differenti che caratterizzano il vasto fenomeno della mobilità. Per questo, nell’esperienza pastorale e nella legislazione canonica della Chiesa esiste una varietà di opzioni che facilitano il processo di evangelizzazione e integrazione.

Noto con soddisfazione, a questo riguardo, come numerose Conferenze Episcopali e singole Diocesi si stiano dotando di strutture organizzative specifiche per aiutare i fedeli coinvolti nella mobilità a sentirsi parte viva in un cammino di rispetto e di accettazione.

5. La visione della Chiesa, però, e il suo messaggio, abbracciano oltre i diritti religiosi, anche quelli umani. La Chiesa lavora per un adeguamento della legislazione nazionale e internazionale al rispetto dei diritti fondamentali di ogni uomo alla vita, ad una patria, alla famiglia, ad un trattamento giusto, alla partecipazione alla vita politica e sociale.

Per questo la Santa Sede ritiene quanto mai opportuna la nuova Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti dei Migranti e delle loro Famiglie, alla cui elaborazione ha attivamente contribuito, auspicando che sempre più trovi spazio nel diritto internazionale la protezione delle persone forzatamente sradicate dalla loro terra e lontane dai loro cari.

La Chiesa ha da sempre contribuito alla soluzione di questi problemi. Cent’anni fa, ad esempio, il Papa Leone XIII prendeva in considerazione questi problemi, scrivendo nell’enciclica Rerum Novarum: “Non si scambierebbe la patria con un paese straniero, se quella desse di che vivere agiatamente ai suoi figli” (Leone XIII, Rerum Novarum, 35).

6. In questo tempo pasquale anche noi, come i discepoli di Emmaus, dobbiamo riconoscere il volto di Cristo nei fratelli e sorelle in cammino sulle strade del mondo e invitarli alla nostra mensa per spezzare con loro il pane della fraternità e della solidarietà.

Carissimi, vi auguro che il vostro impegno porti ad un consolidamento delle strutture ritenute necessarie per la pastorale della mobilità umana, a una efficace scelta delle varie opzioni pastorali, specialmente dei vari modelli di parrocchia, e alla promozione dello sviluppo come garanzia di pace duratura.

Che il Signore sostenga la vostra fatica ed avvalori lo zelo di quanti nella Chiesa e nella società si prodigano per l’assistenza materiale e spirituale dei migranti ed itineranti.

Con questi voti vi imparto di cuore la benedizione apostolica.

 

© Copyright 1991 - Libreria Editrice Vaticana

 

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