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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AD UN GRUPPO DI ARTIGIANI PARTECIPANTI
AD UN CONVEGNO PROMOSSO DALLA
CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

Lunedì, 15 aprile 1991

 

Venerati fratelli nell’Episcopato,
carissimi Artigiani!

1. Con viva gioia porgo il mio saluto a voi tutti convenuti a Roma, in occasione del Centenario dell’Enciclica Rerum novarum, per un Convegno su “L’artigianato risorsa culturale e produttiva per nuove frontiere di solidarietà”, al fine di approfondire le ragioni che vi aiutano a realizzare sempre meglio il Vangelo del lavoro nella vostra situazione particolare e nel contesto più vasto della società italiana e internazionale.

Vi ringrazio per la vostra partecipazione, la quale dimostra già di per sé l’interesse che nutrite per un argomento tanto importante.

La Rerum novarum infatti, è venuta “con lo scorrere degli anni, così efficacemente esplicandosi, da far diventare le sue norme quasi comune patrimonio della famiglia umana” (Pio XII, Radiomessaggio della Pentecoste, 1941). È noto come questa Enciclica abbia segnato profondamente un secolo di storia con le sue concezioni e le sue vedute “profetiche” chiaramente enunciate.

2. Proprio in questa luce, desidero richiamare la vostra attenzione, carissimi Artigiani, che siete nello stesso tempo imprenditori e lavoratori, alla ineludibile esigenza che la vostra esperienza sia improntata ad una cultura di solidarietà feconda di quel bene comune tanto richiesto dall’attuale contesto nazionale, europeo e mondiale.

Di fronte ai cambiamenti intervenuti a seguito della rivoluzione tecnologica, alle ristrutturazioni economiche, all’evoluzione dei rapporti sociali e politici, bisogna acquisire competenze religiose, etiche e culturali che si palesano sempre più indispensabili per vivere la propria esperienza di Artigiani cristiani.

Voi sapete bene che la vostra attività deve misurarsi, al giorno d’oggi, non solo con la sfida comune all’organizzazione esterna del lavoro, ma anche e soprattutto con quella inerente alla sua trasformazione interna, affinché possa compiersi in pienezza di significato.

Come insegna la Costituzione conciliare Gaudium et spes: “L’uomo, creato ad immagine di Dio, ha ricevuto il comando di sottomettere a sé la terra con tutto quanto essa contiene, e di governare il mondo nella giustizia e nella santità, e così pure di riportare a Dio se stesso e l’universo intero” (Gaudium et spes, 34).

Gesù, divino artigiano, annuncia e, allo stesso tempo, compie il “Vangelo del lavoro” affidatogli dal Padre, perché è “egli stesso uomo del lavoro, del lavoro artigiano, come Giuseppe di Nazaret” (Ioannis Pauli PP. II, Laborem exercens, 26).

3. Dalla Rerum novarum ad oggi la dottrina sociale della Chiesa ha sempre proposto il valore dell’impresa a partire dal valore del lavoro, che trova, spesso, una felice realizzazione nell’esperienza pratica delle vostre imprese artigiane.

A partire da questa prospettiva di fondo la Chiesa guarda con simpatia e incoraggia l’iniziativa privata e imprenditoriale in materia economica. “L’esperienza infatti attesta che dove manca l’iniziativa personale dei singoli vi è tirannide politica; ma vi è pure ristagno dei settori economici diretti a produrre soprattutto la gamma indefinita dei beni di consumo e dei servizi che hanno attinenza, oltre che ai bisogni materiali, alle esigenze dello spirito: beni e servizi che impegnano, in modo speciale, la creatrice genialità dei singoli” (Ioannis XXIII, Mater et magistra, 57).

La Chiesa ritiene, inoltre, che l’utile d’impresa sia di per sé legittimo a condizione che si mantenga dentro le leggi morali della giustizia, le quali riconoscono nell’uomo il fine di tutto il processo economico. Infatti l’ingente lavoro di organizzare e coordinare i molteplici fattori di produzione, come pure il fatto del rischio, che tale iniziativa implica, richiedono una adeguata premiazione.

Le esigenti richieste etiche della dottrina sociale della Chiesa sollecitano un grande sforzo educativo e formativo. Anche all’interno del mondo degli Artigiani, in rapido e complesso cambiamento tecnologico, si può ritenere la sfida odierna come una corsa, spesso contro il tempo, tra tecnologia ed educazione, nel senso che la capacità tecnica ha accresciuto il potere dell’uomo, ma anche i suoi condizionamenti di fronte alle opere che vengono prodotte.

Nella vostra esperienza di Artigiani i problemi dell’educazione sono intimamente connessi con la vostra esperienza familiare: “Lavoro e laboriosità condizionano anche tutto il processo di educazione nella famiglia, proprio per la ragione che ognuno diventa uomo; fra l’altro, quel diventare uomo, mediante il lavoro, esprime appunto lo scopo principale di tutto il processo educativo (Ioannis Pauli PP. II, Laborem exercens, 10).

4. Auspico che all’impegno delle vostre Organizzazioni, a cui compete la funzione di sostegno, orientamento e di complemento della vostra esperienza lavorativa di Artigiani, sia riservata la debita attenzione dagli altri soggetti sociali operanti nel mondo del lavoro e dell’economia e da parte delle pubbliche istituzioni.

Ben a proposito state studiando nel Convegno come svolgere il vostro impegno di Artigiani nella prospettiva, oggi ineludibile, della solidarietà, specialmente in favore dei giovani.

È chiaro che si tratta di problemi difficili, sui quali la Chiesa, come tale, non è in grado di proporre soluzioni, ma solo principi orientativi; occorre però ribadire che l’attenzione ai principi di ragione e di fede è la prima condizione indispensabile per compiere il proprio lavoro con senso di responsabilità e per attuare la giustizia sociale a largo raggio. La sana ragione e lo spirito cristiano devono far confluire le vostre esperienze maturate in campo professionale e tecnologico, per assetti migliori della società, verso una solidarietà del bene comune, quale da sempre è al centro della dottrina sociale della Chiesa.

Colgo volentieri l’occasione di questo incontro per esortarvi a perseverare con dedizione e generosità nella vostra testimonianza di Artigiani cristiani, affinché possiate “trovare in essa il mezzo efficace di glorificare il Signore, di santificarvi, e di essere utili alla società in cui vivete” (Pio XII, Preghiera per gli Artigiani). Vi accompagno con l’affetto e la preghiera, affinché il Signore avvalori i vostri propositi; San Giuseppe, umile e giusto Artigiano di Nazaret, vostro patrono, li renda fecondi di ogni bene.

A tutti imparto di cuore la benedizione apostolica.

 

© Copyright 1991 - Libreria Editrice Vaticana

 

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