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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI PELLEGRINI CONVENUTI A ROMA
PER LE BEATIFICAZIONI

Lunedì, 22 aprile 1991

 

1. Dopo le solenni celebrazioni di ieri mattina, sono lieto di incontrare ancora tutti voi, Religiose e allievi, gruppi parrocchiali e aderenti ad associazioni cattoliche delle Comunità e delle Diocesi di origine delle nuove Beate: Annunciata Cocchetti, Marie-Thérèse Haze e Chiara Bosatta.

Saluto l’Arcivescovo-Vescovo di Brescia, Monsignor Bruno Foresti; il Vescovo di Como, Monsignor Alessandro Maggiolini. Saluto anche tutti gli altri fratelli nell’Episcopato, i quali, per diverse ragioni pastorali, hanno voluto partecipare a questo incontro.

A tutti il mio compiacimento per questa numerosa e significativa presenza, che è indice anche della diffusione delle tre Famiglie religiose.

Ma la gioia mi viene soprattutto dal costatare l’adesione che voi date alla Chiesa nel suo impegno di attuare l’evangelizzazione, per la quale le Beate si affaticarono senza soste e senza risparmio di energie. La Chiesa, infatti, si propone principalmente di aiutare le persone che cercano la verità e desiderano ritrovare la via del ritorno alla fede, alla conoscenza vera di Dio Padre e di Colui che egli ci ha mandato, Gesù Cristo.

2. Proprio quest’ansia apostolica sta all’origine della vocazione di Annunciata e Chiara. Esse raccolsero con discernimento soprannaturale le istanze delle popolazioni cristiane, soprattutto quelle della gioventù, e riconobbero che occorreva lavorare con iniziative generali per conservare la fede o riportare alla fede le generazioni del loro tempo.

Annunciata incarnò nella Val Camonica, tra le ragazze e le donne di quella terra, l’ideale della “correzione fraterna secondo il Vangelo”, cioè dell’illuminazione delle coscienze con la parola salvifica di Cristo. Si dedicò specialmente alla scuola, lei che era insegnante, alle opere parrocchiali, agli incontri con le famiglie, attuando un servizio davvero meritorio in tutti i campi della vita ecclesiale.

Chiara Bosatta fu coinvolta, per una provvidenziale coincidenza, nella benefica opera del Beato Guanella destinata al servizio dei vecchi, dei minorati fisici e psichici, oltre che alla educazione e all’aiuto morale e culturale dei fanciulli e adolescenti poveri o abbandonati.

Chiara si lasciò guidare nel suo ideale religioso da quel genio della carità che fu Don Guanella, il quale intuì in lei, pur così fragile fisicamente e così incline alla contemplazione, una forza d’animo, una tenacia di volontà, uno spirito di sacrificio di eccezionale vigore.

3. Due vie parallele, sia pure con accentuazioni proprie, dunque, quelle di Annunciata e di Chiara. Due testimonianze evangeliche che si sono distinte per la semplicità della vita e per il fervore delle opere.

Dio operò nelle loro anime ed esse corrisposero generosamente al dono della sua grazia. Di qui trasse origine quella dedizione totale delle proprie vite al Cristo, maestro e pastore, consolatore degli afflitti e dei deboli, difensore degli umili, luce delle menti e delle coscienze.

Esorto tutti voi a comprendere con animo illuminato dalla fede il significato e il valore di questi insegnamenti e di questi esempi per trarne dei propositi fermi e generosi.

Siate voi, sorelle e figlie spirituali di Annunciata e di Chiara, coerenti con il programma di vita e di servizio ecclesiale da esse lasciatovi in eredità. Voi, sacerdoti e laici, che condividete il cammino delle Suore Dorotee di Cemmo o delle Figlie di Santa Maria della Provvidenza, siate attenti alla testimonianza che oggi vi è stata offerta per raccogliere i preziosi frutti spirituali che provengono da queste Beate.

4. Sono felice di salutare i pellegrini del Belgio, con le Figlie della Croce accompagnati da Monsignor Albert Houssiau, Vescovo di Liegi, e il suo predecessore Monsignor Guillaume Van Zuylen. Con voi io rendo grazie per la personalità di Marie-Thérèse Haze, d’ora in poi onorata e proposta come modello per la Chiesa.

Più ancora che nel passato, le Figlie della Croce proseguiranno la loro vita religiosa e il loro apostolato nello spirito di questa radiosa fondatrice. Care figlie, ciascuna di voi può ricevere ciò che la Beata scriveva un giorno a Suor Roberta: “Voi non sarete mai né povera, né triste, quando penserete che Dio è vostro padre, Gesù vostro fratello, e lo Spirito Santo la vostra guida”. Per il dono totale di voi stesse che la vostra vita religiosa implica, Madre Marie-Thérèse vi ha lasciato un bell’esempio, come testimoniano le sue stesse parole: “Posso dire in verità che sono per sempre solo di Dio, legata dai voti che ho fatto, e mille volte più legata dall’amore che me li ha fatti fare”.

Con una generosità attinta dall’amore manifestato per Cristo, la Beata Marie-Thérèse ha saputo rispondere a tutte le chiamate che le venivano dai più poveri. So che le sue figlie, oggi, e tutti coloro che lavorano con loro, agiscono nello stesso senso, attraverso gli impegni pastorali di evangelizzazione, le missioni di educazione, il sostegno fraterno ai più bisognosi. Io vi incoraggio nelle vostre opere. E spero che le giovani in formazione prendano attivamente il cambio, e che altre le raggiungano numerose per estendere ancora la vostra azione.

È anche tutta la Chiesa a Liegi, in Belgio e in molti altri paesi, che si rallegra. La Beata Marie-Thérèse sapeva capire le chiamate dei pastori e prender parte alla missione di tutta la comunità ecclesiale. Possa ispirare coloro che sono chiamati oggi a testimoniare l’amore di Cristo nei vari campi dell’apostolato, particolarmente accanto ai più deboli dei nostri fratelli e delle nostre sorelle! Possa aiutare i fedeli di oggi a unire come lei la profondità della vita e l’ardore della carità! A tutti ora imparto di gran cuore la benedizione apostolica.

A tutti ora imparto di gran cuore la Benedizione Apostolica.

 

© Copyright 1991 - Libreria Editrice Vaticana

 

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