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VISITA PASTORALE IN BASILICATA

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
ALLA CITTADINANZA DI MATERA

Sabato, 27 aprile 1991

 

Fratelli e sorelle,

1. Sono lieto di essere nuovamente tra voi. A oltre dieci anni dal mio precedente passaggio in questa Regione in occasione del tremendo sisma che creò innumerevoli danni alle persone e alle strutture, torno per ripetervi il mio affetto e la mia stima. So con quanto impegno voi avete lavorato in questo tempo per ricostruire la vostra città; mi è nota anche la determinazione che vi anima nel portare a compimento quanto resta ancora da fare.

Saluto voi, cittadini di Matera, che gremite questa piazza facendola risuonare del vostro entusiasmo, saluto le autorità civili e militari e tutti coloro che sono giunti dai dintorni o che in questo momento sono uniti a noi attraverso la radio. Saluto l’Arcivescovo della vostra Città, Monsignor Ennio Appignanesi e l’intera Comunità diocesana. Ringrazio l’Onorevole rappresentante del Governo italiano per il cordiale benvenuto che mi ha rivolto. Sono grato anche al Signor Sindaco per le sue calorose espressioni di omaggio a nome dell’intera cittadinanza. Ringrazio tutti voi, qui presenti, per l’affettuosità dell’accoglienza e abbraccio spiritualmente tutte le sei Diocesi della Lucania.

2. La mia prima parola è di cristiana solidarietà, di speranza e di incoraggiamento a proseguire nel cammino di ricostruzione materiale, morale e civile, da voi intrapreso con ardore dopo il terribile evento. Siate perseveranti e tenaci superando ogni ostacolo e difficoltà! Quando si ha solida fede in Dio e non si perde la fiducia nelle proprie forze, si riesce ad ottenere molto di più di quanto si pensi.

Voi, abitanti di Matera e della Provincia, siete temprati da un’esperienza secolare ad affrontare grandi e piccoli disagi, a non piegarvi davanti alle avversità e alle forze della natura. Siete una popolazione laboriosa, paziente, silenziosa, profondamente umana e cristiana. È ben giusto che io vi renda oggi questa pubblica testimonianza. Merita di essere conosciuto il vostro coraggio, nutrito di fede, di pazienza e di amore al sacrificio. La nostra epoca raramente sa apprezzare tali preziose virtù perché spesso sembra preferire l’apparenza alla realtà, l’avere all’essere.

Simbolo della vostra secolare esperienza umana è quel complesso di centenarie abitazioni scavate nella roccia, conosciute nel mondo come i “Sassi”, divenute oggi una curiosità archeologica. Ma sotto lo stesso nome esse nascondono una storia di ristrettezze economiche e di enormi sacrifici individuali e collettivi. I vostri non lontani antenati erano poveri, ma onesti; privi dei tanti beni fuggevoli, che può offrire questa terra, ma ricchi di quegli altri beni che non tramontano mai.

I “Sassi” richiamano alla mente le avventure di popolazioni scacciate dalla loro patria, per motivi religiosi o politici, e qui approdati trovandovi rifugio ed accoglienza.

Come non pensare agli emigranti, ai profughi, ai deportati dei nostri giorni?

3. In questo momento, penso a tanti nostri fratelli senza patria né casa, a intere etnie minacciate di distruzione, a interi Paesi devastati dalla guerra, che sempre semina lutti e rovine, alle vittime dei terremoti, delle epidemie e della fame, dell’ingiustizia e dell’odio. Sono davanti al nostro spirito beni materiali distrutti, vite umane stroncate, corpi torturati e mutilati, sofferenze di innocenti che non trovano sollievo. Che fare per rispondere al grido di chi soffre e muore? Il mondo ha bisogno di solidarietà e di pace. Aspira a ritornare alle sorgenti spirituali dell’esistenza e a riscoprire il valore della vita umana, degna di rispetto e bisognosa di tutela in ogni sua fase e momento. La vostra secolare tradizione vi ha insegnato ad amare questi valori. Non distaccatevi da essi. L’autentico sviluppo, anche nella vostra Regione si costruisce rispettando l’uomo, aprendo gli animi alla fraterna solidarietà seguendo sempre la legge del Signore. Vi aiuti in quest’impresa la vostra solida fede.

4. Il grande dono della fede, arricchisce, in effetti, il vostro patrimonio tradizionale. Il Vangelo che avete accolto non solo vi rende pazienti nella prova e coraggiosi nella lotta contro il male, ma vi aiuta a condividere con gli altri questo ardimento e questo entusiasmo.

Ricordate il vostro passato. La vostra Regione un tempo era tutta una fioritura di colonie greche, con centri commerciali e scuole di cultura note in tutto il mondo. Sopraggiunse poi l’annuncio cristiano ed essa si trasformò in un’oasi spirituale con cenobi e numerosi asceti. Si formò, così, il sostrato per una nuova società cui molto attinsero i vostri antenati.

Si tratta ora di proseguire su questa linea, di portare avanti questa tradizione di laboriosità, di moralità, di unità della famiglia, di semplicità ed autenticità di vita che ha permeato intere generazioni di vostri conterranei.

Vi assistano in questa impresa i vostri Santi, Sant’Ilario abate, la Beata Eugenia, San Giovanni da Matera. Vegli su di voi la Beata Vergine della Visitazione, la cui festa fu istituita dal mio predecessore Urbano VI, già Arcivescovo della vostra Città.

Vi conforti la benedizione di Dio.

Anch’io con affetto vi benedico.

 

© Copyright 1991 - Libreria Editrice Vaticana

 

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