|
VISITA PASTORALE IN BASILICATA
DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II ALLA
CITTADINANZA DI POTENZA
Sabato, 27 aprile 1991
Carissimi fratelli e sorelle!
1. Dopo 11 anni dal mio passaggio nella vostra Città in una situazione di
tragica emergenza, eccomi nuovamente fra voi. Sono veramente lieto di farvi
visita in un clima più disteso e vi ringrazio per la vostra calorosa
accoglienza.
Ringrazio l’On. Rappresentante del Governo italiano per le cortesi
parole di benvenuto e il Signor Sindaco di Potenza per il suo indirizzo di
omaggio. Rivolgo un cordiale saluto all’On. Emilio Colombo, vostro conterraneo,
e a tutte le autorità presenti.
Sono grato a voi, cittadini del capoluogo ed
abitanti della Lucania, qui convenuti anche da lontano. La cordialità e la gioia
che mi dimostrate sono viva testimonianza non solo della ben radicata tradizione
cristiana, vanto della vostra terra, ma anche dell’indomita forza di volontà e
dell’ottimismo che vi hanno aiutato a superare le passate traversie e vi fanno
guardare con fiducia verso l’avvenire.
A tutti voi, a ciascuno in particolare il mio caldo saluto congiunto al vivo
incoraggiamento: andate avanti fiduciosi! Nessuna difficoltà arresti la
vostra marcia verso l’autentico sviluppo!
2. Nel novembre del 1980 sono venuto qui per esprimervi la mia solidarietà.
Allora la vostra Città, la Regione lucana e larga parte del Meridione erano
state colpite da un sisma disastroso.
Questa vostra terra sembra quasi abituata
da tempo immemorabile a convivere con simili eventi naturali e voi avete
imparato ad essere forti nelle prove. Di alcune vostre antiche città, rase al
suolo, non restano che macerie. Di altre solo il nome, conservato nelle
tradizioni locali e nella geografia ecclesiastica. La Chiesa vi è stata sempre
vicina, ha condiviso apprensioni e dolori, invitando sempre ad aver fiducia in
Dio che non lascia mancare ai suoi figli l’aiuto necessario nel momento
dell’angoscia.
Ho ancora negli occhi lo spettacolo di desolazione e di morte di
quel gelido autunno del 1980. Paesi e città crollati; morti, feriti e senza
tetto. Come Pastore della Chiesa universale non potevo mancare di starvi vicino.
Mi aggirai nelle corsie dell’ospedale regionale, mi chinai sul letto dei feriti,
cercai di incontrare lo sguardo di tutti; ad ognuno volevo far sentire,
attraverso la mia presenza, la vicinanza del Padre celeste. Sono ripartito
segnato nel profondo del mio animo, col ricordo commosso del vostro grande e
composto dolore.
A distanza di oltre un decennio, adesso, pur non essendo ancora
scomparsi tutti i segni di quell’immane disastro e cancellate le sue conseguenze
sul piano sociale, la situazione è senza dubbio diversa. Tanto è stato fatto,
anche se tanto di più resta da fare.
3. Molte strutture sono state realizzate per iniziativa dei poteri pubblici,
nazionali, regionali, locali e grazie alla solidarietà di diversi organismi e di
privati cittadini. Ma è ancora in atto il cammino della ricostruzione, che a
tratti è lento e faticoso. Quanti hanno lasciato, lungo questi anni, la terra
natìa in cerca di fortuna altrove, in Italia o all’estero! Il fenomeno
migratorio impoverisce la vostra Regione di braccia e di intelligenze. Vi
preoccupa seriamente il problema della disoccupazione come pure quello
dell’edilizia alloggiativa. La vostra Città sta vivendo, come del resto tutta la
Regione, un vero trapasso culturale che interessa soprattutto la gioventù. Avete
indubbiamente bisogno del sostegno e della collaborazione esterna, tuttavia è
necessario che facciate affidamento soprattutto sulle vostre forze, sulle vostre
capacità di realizzazione, sull’intesa e sullo spirito d’iniziativa di tutte le
componenti locali. Congiungendo gli sforzi si possono ottenere risultati
veramente incoraggianti e alcuni sono già davanti agli occhi di tutti:
l’Università, il Seminario Teologico, l’Ateneo Musicale, l’Istituto Superiore di
Scienze Religiose per i laici. Andate avanti sulla strada della collaborazione e
dell’intesa! Si risorge da ogni situazione, anche dalla più drammatica, quando
si ha la fede nel cuore e la fiducia nelle proprie capacità, poste al servizio
del bene comune.
4. Fratelli e sorelle di Potenza e della Lucania, la dignità del vostro dolore
di ieri, il coraggio nell’affrontare l’opera difficile della ricostruzione di
oggi, fanno ben sperare per il domani. Voi siete gente che in passato ha saputo
esprimere e tuttora manifesta un grande amore per la libertà, un serio rigore
morale, un profondo senso della giustizia, un sincero anelito alla trasparenza e
all’autenticità. Queste virtù hanno marcato il vostro cammino anche quando il
territorio fu attraversato da invasori. Nella storia della Lucania ci sono
tracce della sapienza della Magna Grecia e del diritto di Roma; c’è soprattutto
il fermento vivificante del messaggio evangelico, accolto con adesione piena e
diventato anima della vostra tradizione culturale. Si potrebbero forse
dimenticare i martiri che Potenza ha dato alla Chiesa? Non è stato forse il
vostro capoluogo culla di santi, come San Gerardo Vescovo e il Beato
Bonaventura, e di tanti eroici apostoli del Vangelo?
5. Potenza, il tuo avvenire poggia su questi perenni valori: resta fedele alle
tue radici spirituali; abbi il coraggio di rifiutare il miraggio di un benessere
superficiale e riduttivo! Esprimi anche oggi la ricchezza del tuo animo e della
tua intelligenza, che si nutre della verità, e rende liberi e maturi.
Sono
tornato per incoraggiarti e ripeterti il mio affetto di Padre. Invoco su te e i
tuoi abitanti, sull’intera Basilicata e sulla sua popolazione la protezione del
Signore per intercessione di Maria, Patrona e Regina della Lucania. Vi benedico
tutti di cuore.
© Copyright 1991 - Libreria
Editrice Vaticana
|