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VISITA PASTORALE IN BASILICATA

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
DURANTE L'INAUGURAZIONE DEL NUOVO SEMINARIO
INTERDIOCESANO DELLA BASILICATA

Domenica, 28 aprile 1991

 

Venerati fratelli nell’Episcopato!
Carissimi fratelli e sorelle!

1. La benedizione inaugurale del nuovo Seminario interdiocesano, munifico dono del compianto Marchese Alessandro Gerini di Roma, mi offre l’occasione di intrattenermi con voi, sacerdoti delle 6 Diocesi della Basilicata, che siete i diretti collaboratori dei Vescovi nel ministero pastorale, e con voi, seminaristi, che rappresentate le speranze della Chiesa lucana. È significativo che tale incontro si svolga proprio nel Seminario Regionale, nel quale verranno formati i futuri apostoli del Vangelo e ministri dell’altare.

Saluto con affetto i Presuli presenti. Rivolgo un grato pensiero ai benefattori ed a quanti, con la loro concreta solidarietà, hanno permesso la realizzazione di questo progetto, a lungo desiderato. Saluto voi, cari sacerdoti, che vi siete raccolti quest’oggi attorno al Successore di Pietro, e voi, cari seminaristi, che siete accompagnati dai vostri familiari, ai quali va anche il mio cordiale pensiero. Saluto le Maestranze e quanti hanno tenuto ad essere presenti all’odierna manifestazione. Un particolare ringraziamento a Monsignor Vincenzo Cozzi, Vescovo di Melfi-Rapolla-Venosa, ed incaricato della Conferenza Episcopale Regionale per il Clero, che mi ha rivolto cordiali parole di benvenuto e al Rettore del Seminario, che si è fatto interprete dei comuni sentimenti.

Quella odierna è senz’altro una data storica per le vostre Comunità ecclesiali, e ci offre l’opportunità di ringraziare il Signore per l’inestimabile dono del sacerdozio ministeriale che egli ha fatto all’umanità. Ci permette, inoltre, di riflettere insieme, sia pur brevemente, sulla figura del presbitero nella realtà sociale della vostra terra.

2. La Basilicata, in passato, è sempre stata ricca di sacerdoti, alcuni dei quali si sono distinti per santità e cultura e hanno lasciato esempi di edificante virtù. Sacerdoti amati dalla gente, incarnati nella realtà sociale; consiglieri ed amici dei semplici e dei poveri. Si deve a loro la crescita morale, sociale e cristiana delle comunità e la formazione all’apostolato di tanti giovani, che oggi ricoprono civiche responsabilità e funzioni amministrative di rilievo. Il loro è stato spesso un lavoro silenzioso e capillare, in condizioni precarie, lottando contro una grave e persistente depressione socio-culturale ed economica. Erano formati al sacrificio e non temevano la mancanza di strutture, né la povertà. Si distinguevano per il servizio costante verso tutti, preoccupati soltanto di comunicare a ciascuno la verità del Vangelo.

Questa immagine di sacerdote è del passato, ma ancora oggi può costituire, pur tenendo conto delle mutate condizioni, un modello di riferimento da integrare con le indicazioni che il recente Concilio ha offerto alla Chiesa.

3. Come il recente Sinodo dei Vescovi ha ribadito, i presbiteri restano, nel contesto attuale alle soglie del Terzo Millennio, gli uomini consacrati per “predicare il Vangelo, essere i pastori dei fedeli e celebrare il culto divino, quali veri sacerdoti del Nuovo Testamento” (Lumen gentium, 28). Partecipi, nel loro grado di ministero, dell’ufficio dell’unico Mediatore che è il Cristo (cf. 1 Tm 2, 5), annunziano a tutti la Parola di Dio. Costituiti per proclamare il mistero della presenza viva di Cristo fra gli uomini, esercitano attraverso i sacramenti e soprattutto nel culto eucaristico il loro sacro ministero, unendo le preghiere dei fedeli al sacrificio del Signore. Si consacrano con dedizione alla predicazione e all’insegnamento, “credendo ciò che hanno letto e meditato sulla legge del Signore, insegnando ciò che credono, vivendo ciò che insegnano” (Lumen gentium, 28).

Rendendo a tutti la testimonianza della verità e della vita, essi sono chiamati ad essere oggi, come in passato, testimoni di fede, operatori di carità, uomini di speranza. Portano Cristo al mondo e il mondo a Cristo.

4. Come ministri di Cristo avvertite l’urgenza di favorire in queste vostre Comunità il passaggio dalla cultura dell’individualismo, che ha radici profonde e può essere matrice di scelte e comportamenti negativi, ad una cultura di comunione e di solidarietà. È necessario formare uomini nuovi, operatori nuovi, radicati nel loro popolo e consapevoli dei valori della loro storia; impegnati con generosa dedizione a lavorare nell’oggi, protesi verso il futuro. Questo auspicato rinnovamento dipende dall’apporto di tutti, ma in primo luogo da voi, presbiteri.

È importante, perciò, che abbiate di mira una visione sempre più solidale del ministero sacerdotale. Non è, infatti, sufficiente l’impegno dei sacerdoti isolati, poiché soltanto la comunione del presbiterio può segnare un nuovo cammino.

È il presbiterio nel suo insieme che è un modello per il popolo di Dio. Se è vero che ogni pastore ha il compito di essere un testimone per i fedeli affidati alle sue cure, è pur vero che tocca alla comunità sacerdotale rendere visibile con l’esempio della mutua intesa e fraternità l’unità di tutta la Chiesa.

S’impone pertanto un nuovo itinerario formativo per il sacerdote, un cammino di fede e di condivisione, che lo educhi alla carità pastorale, all’accoglienza, alla comprensione e alla valorizzazione degli altri, all’aiuto fraterno, al dono gratuito, allo spirito di servizio, alla mediazione, alla direzione spirituale, al dialogo con i giovani.

Ecco allora profilarsi una nuova immagine di presbitero per i tempi che stiamo vivendo e per il prossimo futuro. Un presbitero che, facendo sua la migliore tradizione spirituale di questa terra, si libera dalla tentazione dell’intimismo individualistico, si apre all’amore vero verso i fratelli; partecipa, quale esperto in umanità, alle vicende, talora drammatiche, degli uomini; semina la concordia, ricucendo eventuali lacerazioni e favorendo l’intesa fra tutti. È suo compito, soprattutto, testimoniare il primato di Dio nella vita dell’uomo ed introdurre i fratelli al mistero di Cristo e della Chiesa. Amate il vostro sacerdozio, amate Cristo, amate la Chiesa! Siate uniti al vostro Vescovo! Alimentate la vostra esistenza con la preghiera e con l’ascolto di Dio.

Se sarete sacerdoti di forte tempra spirituale, di ardimentoso coraggio, di pietà convinta e di totale disponibilità verso i fratelli, potrete aiutare il popolo cristiano a superare le difficoltà del momento presente e a guardare con speranza verso il futuro.

5. Una parola per voi, cari seminaristi, che in questo luogo vi preparate al futuro ministero. Il Seminario è la vostra casa, nella quale dovete crescere in umana sapienza e in spirituale perfezione. Non vi stacca dalla realtà, ma, al contrario, vi porta a condividere sempre più intimamente i problemi della vostra terra. È fucina formativa e scuola del Vangelo, che vi avvia alla sequela di Cristo. Qui potete fare esperienza di comunione fraterna e di spirituale condivisione.

Cristo vi chiama! Sappiate rispondere con generosità. Amate il sacrificio, rifuggite dalla vita comoda, e siate orientati alla predilezione dei semplici e dei poveri.

Ed infine vi affido questa consegna: vivete la vostra preparazione al ministero sacerdotale come una missione. Qualsiasi ruolo la Chiesa vi affidi domani, lo assolverete con dedizione pronta e generosa, se fin d’ora vi abituerete a dire “sì” alla volontà divina, contenti soltanto di servire Cristo nei fratelli.

Maria, Madre della Chiesa, aiuti tutti voi, sacerdoti e seminaristi, a fare della vostra vita un dono totale a Dio e ai fratelli della vostra terra.

A tutti la mia affettuosa benedizione.

 

© Copyright 1991 - Libreria Editrice Vaticana

 

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