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VISITA PASTORALE IN BASILICATA

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
ALLE RELIGIOSE DELLA BASILICATA
NELLA CATTEDRALE DI POTENZA

Cattedrale di Potenza - Domenica, 28 aprile 1991

 

Carissime sorelle!

1. È per me motivo di profonda gioia questo incontro in Cattedrale con voi, religiose e membri degli Istituti secolari, chiamati da Dio ad offrire in questa Regione un segno che “può e deve attirare efficacemente tutti i membri della Chiesa a compiere con slancio i doveri della vocazione cristiana” (Lumen gentium, 44). Le oltre 50 Famiglie religiose, alle quali appartenete, secondo il peculiare carisma di ciascuna, svolgono un servizio essenziale al popolo di Dio, partecipando attivamente alla sua missione e sostenendone con generosità ogni iniziativa apostolica.

Rivolgo un cordiale pensiero a Monsignor Francesco Zerrillo, Vescovo di Tricarico e incaricato della Conferenza Episcopale Regionale per la Vita religiosa e alla vostra rappresentante. Ringrazio entrambi per le parole con cui mi hanno presentato l’attività delle diverse Congregazioni religiose operanti nelle sei Circoscrizioni diocesane della Regione. Saluto i Presuli presenti e i Superiori Maggiori dei vari Istituti; saluto tutte voi.

La Basilicata, con i suoi non lievi problemi, ma anche con le sue incoraggianti prospettive, costituisce un terreno quanto mai propizio per l’evangelizzazione e la promozione umana: grandi sono, pertanto, il campo d’azione e la responsabilità missionaria a voi affidati. Voi dovete con disponibilità e competenza venire incontro alle necessità spirituali, e spesso anche materiali, dei fratelli: dall’aiuto in parrocchia alla catechesi giovanile, dai centri di accoglienza per ragazzi provenienti da famiglie in difficoltà agli ospedali e alle case di cura, dalle scuole materne alle case di riposo per anziani. Molte di voi, poi, operano direttamente nei pubblici servizi socio-assistenziali, specialmente per l’assistenza agli ammalati.

Tutto ciò, pur impegnativo e faticoso, non può non riempirvi il cuore di gioia e farvi apprezzare il dono singolare della Vita consacrata. Scegliendo di servire i più poveri, voi scrivete ogni giorno pagine di speranza in ambiti certamente di frontiera e, ben inserite nella pastorale diocesana, annunciate efficacemente il Vangelo della misericordia e della fraternità.

2. Mi sono ben note le difficoltà che incontrate per vivere in modo pieno la vostra vocazione religiosa. So anche come la scarsità del personale vi imponga drastiche riduzioni di opere, mentre aumentano i bisogni ai quali si dovrebbe far fronte.

La gente apprezza la vostra presenza e i Pastori la considerano come un “dono” del Signore. Vivendo in fraternità e condividendo le sofferenze e le gioie degli “ultimi”, voi proclamate con i fatti che il Padre celeste non dimentica mai l’essere umano nelle diverse fasi dell’esistenza. Il vostro è un ruolo veramente singolare: rendete presente la Chiesa nelle situazioni più complesse e delicate; fate sperimentare il calore dell’amore di Dio a chi si sente solo e privo di affetto. Offrite, in definitiva, la prova vivente che Dio ama ogni persona, specialmente la più debole ed indifesa.

In questa Regione, provata dalla natura e ancora segnata dal ricordo del recente terremoto, la vostra è, al tempo stesso, un’attività suppletiva e provvidenziale. Siate voce viva del Vangelo, al servizio degli umili e degli ultimi, che il Signore predilige! Voi rendete gloria al Salvatore, consacrandovi gratuitamente al loro servizio, ascoltando le loro richieste, cercando con i mezzi a vostra disposizione di venire incontro alle loro esigenze, ma soprattutto offrendo loro la luce della fede che li apre alla fiducia e alla trascendente dimensione della vita. Siate pronte in ogni circostanza a “rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi” (1 Pt 3, 15).

3. La professione dei consigli evangelici - ricorda il recente Concilio - dimostra “a tutti gli uomini la preminente grandezza della potenza di Cristo-Re e la infinita potenza dello Spirito Santo, invisibilmente operante nella Chiesa” (Lumen gentium, 44). Pur non concernendo la struttura gerarchica della Chiesa, la Vita consacrata appartiene in modo inseparabile alla sua struttura e alla sua santità.

Essa è profezia: seguendo, infatti, Cristo casto, obbediente e povero i consacrati anticipano l’avvento del Regno e sottolineano il primato di Dio su ogni altro, pur legittimo, umano interesse. È risposta all’interiore domanda di seguire il divino Maestro sul sentiero angusto delle Beatitudini nella verginità e nel dono esclusivo di sé a Dio. È palestra di totale fedeltà a Cristo e di attenta disponibilità verso l’uomo. Fedeltà a Cristo e fedeltà all’uomo: sono questi i poli di riferimento che vi guidano nel ricercare e percorrere vie nuove di evangelizzazione e di promozione umana, con largo respiro missionario, memori delle parole del Concilio, che vi invita a porre ogni cura affinché per mezzo vostro “la Chiesa abbia ogni giorno meglio da presentare Cristo ai fedeli e agli infedeli” (Lumen gentium, 46).

È importante, al riguardo, che ogni iniziativa da voi promossa e gestita sia sempre in sintonia e comunione con la Diocesi.

4. Vi impedisce di compiere tutto il bene che vorreste fare la realistica constatazione di essere, purtroppo, sempre di meno e di poter contare solo raramente su promettenti prospettive vocazionali. Non abbiate paura! Se amate veramente Cristo, Egli non vi farà mancare le forze necessarie, né permetterà che le sue opere restino senza validi continuatori. Ma, voi, siate fedeli alla parola data! Prolungate ogni giorno il tempo dell’intimo spirituale incontro con il vostro mistico Sposo! Restate in sua compagnia: sentirete, allora, tutta l’intensità del dono che vi è stato elargito ed apprezzerete l’alto privilegio che Egli vi fa di servirlo nei poveri. Siate perseveranti nella lode, nell’amore e nella gioia, con animo umile e grato.

E con il cuore dilatato dalla Forza dello Spirito, non potrete non far vostra la voce dell’uomo che soffre, non potrete non ascoltare il suo grido di dolore e di sconforto. Se vi incarnerete nella realtà umana che vi attornia, riuscirete facilmente a capire le difficoltà che la gente incontra per vivere e per seguire i dettami del Vangelo.

Vi esorto in particolare, nel vasto campo degli interventi che è dinanzi a voi, a far percepire a tutti il valore della fraternità e della solidarietà, antidoti efficaci contro quei mali che mietono vittime soprattutto nel mondo giovanile, frastornato dal facile guadagno, irretito dalla droga e da altre pericolose evasioni e talora umiliato dalla mancanza di un’occupazione sicura. Le vostre Case siano accoglienti e lo stile del vostro lavoro improntato a serena e disinteressata dedizione. Si moltiplicheranno sicuramente attorno a voi, se lavorerete in costante collegamento con le altre componenti ecclesiali, molteplici esperienze di impegno giovanile e di volontariato: sono forze vive e generose da animare e da orientare all’universale compito missionario.

Pur essendo poco numerose, eserciterete, allora, un grande ruolo nella formazione di una cultura aperta alle sconfinate prospettive dell’accoglienza e della solidarietà.

5. Carissime sorelle mostrate a tutti la gioia della vostra consacrazione; servite Cristo nei fratelli con volto ilare. Mettendo a frutto la vostra tipica spiritualità, siate nella società fermento di rinnovamento apostolico.

Maria, Vergine e Madre della Chiesa, sia vostro modello e vi protegga sempre.

Con stima anch’io vi incoraggio a proseguire nell’opera che state conducendo e di cuore tutte vi benedico.

 

© Copyright 1991 - Libreria Editrice Vaticana

 

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