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VISITA PASTORALE IN BASILICATA

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI POLITICI E AGLI AMMINISTRATORI
DELLA BASILICATA

Teatro Comunale «Stabile» di Potenza - Domenica, 28 aprile 1991

 

Illustri Signori!

1. È con grande gioia che incontro voi, Amministratori di questa Città, dei Comuni e della Regione. Sono grato al Signore per tale riunione, che si svolge nel contesto della Visita Pastorale che sto compiendo in Basilicata.

Il mio cordiale saluto al Signor Sindaco di Potenza, ai Presidenti della Regione e delle Provincie, ai Parlamentari e a tutti coloro che sono stati eletti nelle pubbliche Amministrazioni: a tutti un vivo ringraziamento per aver voluto presenziare all’odierna manifestazione.

Ringrazio l’Onorevole Emilio Colombo per la sua introduzione, veramente interessantissima, per la sua analisi profonda che ci introduce a questo incontro. A tutti va il mio cordiale augurio di serenità e di pace. Auspico di cuore che ogni vostra iniziativa possa sempre contribuire a far crescere nelle Comunità, di cui a vario titolo siete responsabili, lo sviluppo integrale pieno ed umano, che insieme con le esigenze economiche non dimentica, ma esalta l’autentica “realtà e vocazione dell’uomo visto nella sua globalità, ossia secondo il suo parametro interiore” (Ioannis Pauli PP. II, Sollicitudo rei socialis, 29).

2. La vostra Regione ha percorso, in questi anni, un lungo cammino verso nuove forme di vita, superando condizioni ambientali di povertà e di disagio.

Se, da una parte, il terremoto del 1980 sottopose l’intero territorio a dure prove, un importante processo di ricostruzione vi ha visti tutti protagonisti di una vasta rinascita sociale caratterizzata da coordinate risposte alle urgenti necessità della popolazione. Come voi ben sottolineate, tale opera dovrà essere ancora proseguita sia in campo materiale che morale per rendere sempre più produttiva l’economia regionale a beneficio di ogni cittadino.

Ciò comporta, ovviamente, un’attenta programmazione non solo per costruire case e strutture, ma anche per superare il divario purtroppo esistente tra la Basilicata e il resto della Nazione specialmente per quanto concerne i livelli dell’occupazione. S’impone, in proposito, la necessità di ideare nuovi modelli di impiego, atti a trasformare la vostra economia da economia assistita e dipendente in autentico e propulsivo sviluppo, valorizzando tutte le potenzialità della popolazione e del territorio.

3. È un programma, ovviamente, che non concerne solo voi e le iniziative che riuscirete ad attuare. Richiede disponibilità, cooperazione, partecipazione attiva e responsabile, da parte di tutte le categorie sociali. Occorre che si riescano a fugare le inquietudini originate da atavici sospetti e diffidenze: è necessario far spazio a proposte di ammodernamento reale e di razionale valorizzazione delle diverse attività occupazionali.

In questo sforzo le indicazioni di solidarietà costantemente ribadite dalla dottrina sociale della Chiesa possono esservi di valido aiuto per conseguire efficaci risultati e per ridare speranza all’intera comunità lucana. Notevoli sono gli obiettivi che sin qui sono stati ottenuti: le condizioni di isolamento della Regione e soprattutto la piaga dell’analfabetismo sono praticamente scomparse; l’agricoltura si sta trasformando ed aggiornando rapidamente; l’emigrazione non è più la via obbligata per sfuggire alla disoccupazione. E se molte cose rimangono ancora da fare, è pur vero che la trasformazione in atto, che investe la mentalità della gente e dispone tutti verso un maggiore spirito di collaborazione, costituisce uno stimolo incoraggiante a proseguire su questa linea. Le sfide perdurano numerose e stringenti, ma cresce nelle coscienze l’ansia di giustizia, di trasparenza e di provata competenza. Tutto ciò esige che la vostra professione di Politici e di Amministratori sia una testimonianza limpida e coerente e il servizio che vi è richiesto generoso ed ininterrotto.

4. Se si costata nelle strutture, negli organismi della partecipazione e nelle istituzioni una positiva evoluzione ciò significa che esiste un progresso nella coscienza collettiva della gente mentre va affermandosi una consapevolezza ed un rigore morali sempre più lucidi nei confronti dell’impegno sociale. Questo indica anche che oggi si comprende di più il diritto-dovere di “partecipare” unendo gli intenti per instaurare un ordine politico, giuridico ed economico atto a difendere meglio la persona umana. La tutela dei diritti umani non è impegno solo vostro, ma di tutti per garantire ai cittadini, sia individualmente presi che riuniti in gruppi ed associazioni, di partecipare attivamente alla vita e al governo della cosa pubblica (Gaudium et spes, 73). Tale tutela permette di assumere responsabilità anche maggiori nell’organizzazione della vita comunitaria e di cooperare in maniera equa al conseguimento del bene comune.

È evidente quanto tutto questo contribuisca alla dignità dell’individuo e della famiglia, cellula primaria della società; è altresì noto quanto ciò indica sullo stile dei rapporti tra i cittadini e coloro che sono chiamati a gestire i pubblici poteri.

Illustri Signori, vi esorto a farvi carico con generosità della missione a voi affidata perché, compresi delle vostre responsabilità, possiate superare con coraggio ogni difficoltà e soprattutto possiate liberarvi di quelle remore che potrebbero impedirvi di realizzare pienamente la vocazione di Politici e di Amministratori.

5. Chi opera nel settore pubblico deve essere ben vigilante verso quelle situazioni negative che nell’Enciclica Sollicitudo rei socialis, con definizione globale, ho chiamato “strutture di peccato” (Ioannis Pauli PP. II, Sollicitudo rei socialis, 36). Esse sono, in qualche modo, la somma dei fattori che agiscono in senso contrario alla realizzazione del bene comune e al rispetto della dignità della persona. Si cede a tali tentazioni quando, ad esempio, si ricerca l’esclusivo profitto personale o di un gruppo piuttosto che pensare all’interesse di tutti; quando le leggi del clientelismo soverchiano la garanzia della giustizia amministrativa; quando l’eccessivo attaccamento al potere sbarra di fatto l’accesso alle nuove leve; quando i partiti, chiusi nei propri interessi, evitano ogni forma di collaborazione e non promuovono quindi l’indispensabile crescita della coscienza comunitaria.

Siano lontani da voi questi rischi e sia invece più stretto il rapporto di fiducia che vi lega alla popolazione, al servizio della quale dovete operare con competenza e alto senso del dovere. Ve lo domanda la vostra missione di pubblici Amministratori; ve lo chiede la fede cristiana alla quale molti tra voi ispirano la loro esistenza. Vi esorto vivamente, nel solco della nobile tradizione che contraddistingue la vostra terra, a valorizzare sempre e pienamente tutte quelle virtù umane e cristiane che fanno parte del vostro patrimonio ideale e spirituale. Alle sorgenti della vostra cultura, intimamente vivificata dal fermento evangelico, voi potrete costantemente rinnovare l’entusiasmo dell’impegno e la gioia del servizio ai fratelli. Risuonino con chiarezza le parole di Cristo: “Il Figlio dell’uomo non è venuto per essere servito, ma per servire” (Mt 20, 28). Gesù di Nazaret, modello del fedele servitore che ha dato la vita per i suoi amici, può suscitare in tutti voi la capacità di “dirigere le energie di tutti i cittadini verso il bene comune, non in forma meccanica o dispotica, ma prima di tutto come forza morale che si appoggia sulla libertà e sulla coscienza del dovere e del compito assunto” (Gaudium et spes, 74).

Possa la verità evangelica, illuminata in questo tempo liturgico dalla gioia pasquale, guidare ogni settore della vostra attività; la vostra coscienza, vivificata dalla parola di Cristo, vi spinga ad essere araldi della verità e servitori dell’amore. Sarete allora operatori di pace ed artefici di un sereno ed integrale sviluppo in tutta la Regione.

Con tali voti imparto a voi, qui presenti, alle vostre famiglie, ai vostri collaboratori e alle comunità a voi affidate la benedizione apostolica.

 

© Copyright 1991 - Libreria Editrice Vaticana

 

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