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VIAGGIO APOSTOLICO IN POLONIA E UNGHERIA
PAROLE DI GIOVANNI
PAOLO II AI GIOVANI PRIMA DI LASCIARE CZESTOCHOWA
Monastero di Jasna Gora -
Giovedì, 15 agosto 1991
Desidero impartire la mia benedizione a tutti, ai presenti e a coloro che,
anche se non sono presenti, in qualche modo sono a noi uniti. Desidero benedire
i rosari e gli altri oggetti sacri che avete con voi, che con voi porterete in
viaggio, desidero ringraziarvi per tutti i preparativi riguardanti la liturgia e
nel contempo l’aspetto estetico, opera di persone di varie provenienze. So che a
quest’opera hanno partecipato in molti, ma anche voi avete avuta la vostra
parte. Voglio quindi benedire tutti coloro qui riuniti, dei quali molti pare
siano giunti da oltre la frontiera orientale (mons. Kondrusiewicz sta indicando
il gruppo di San Pietroburgo), vi sono sicuramente anche altri, quindi, senza
escludere nessuno, anzi aggiungendo qualcuno ai presenti, desidero abbracciare
tutti con questa benedizione che è un’ardente preghiera alla Madre di Dio
affinché sia con noi, si ricordi di noi e vegli su di noi. Noi Le promettiamo a
modo nostro, umano, maldestro, di essere con Lei, di ricordarci di Lei e di
vegliare vicino a Lei e con Lei, ma soprattutto contiamo che Ella sarà con noi,
si ricorderà di noi e veglierà su di noi e con noi.
Che veglierà anche su di me
nel cammino che inizierò tra pochi minuti. Questo cammino è scritto nella storia
stessa di Czestochowa nel miglior modo possibile perché da lì, dall’Ungheria
sono venuti i custodi di Jasna Gora, i padri paolini. Ora mi sto recando proprio
là, tutte queste cose sono molto legate tra loro, è un fine intreccio di
coincidenze e di avvenimenti, di riferimenti e di attese. Tutto ciò rappresenta
il mondo nuovo che sta nascendo da quello vecchio con difficoltà e sofferenze,
con varie resistenze, eppure sta nascendo. Se deve nascere questo nuovo mondo,
questo mondo migliore, c’è bisogno di una grande preghiera. Ieri e i giorni
scorsi erano giorni di questa speciale preghiera, preghiera non solo nazionale,
ma preghiera della Nazione. Vi esorto a continuare a creare questa preghiera.
Dico creare perché la preghiera è nel contempo la forma più alta di creazione;
la creazione non tanto umana quanto opera dello Spirito Santo, come insegna S.
Paolo nella “Lettera ai Romani”, dicendo che lo Spirito grida e, quando non
sappiamo che cosa chiedere, Lui prega in noi. È la più grande creazione del
Regno di Dio, la più grande creazione del secolo futuro e noi tutti siamo
chiamati al secolo futuro al quale ci avviciniamo conducendo gli altri. Voglio
quindi raccomandare me stesso sulle vie future, sulla via ungherese e su tutte
le vie successive che ci aspettano.
Possano aprirsi non per l’uomo ma per lo
Spirito Santo, per il Regno di Dio, per l’unità della Chiesa, per la comunità
europea e mondiale, per la riconciliazione e per la pace tra gli uomini e tra i
popoli. Parto da qui con questa preghiera, chiedo a tutti voi di sostenere
questa preghiera, di unirvi ad essa. Benedico tutti voi insieme con le cose a
voi care, soprattutto con le persone e poi con le cose che serviranno alla
vostra preghiera, serviranno a commemorare le giornate di ieri e di oggi, ed in
voi stessi rafforzeranno la santità.
© Copyright 1991 - Libreria
Editrice Vaticana
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