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VIAGGIO APOSTOLICO IN POLONIA E UNGHERIA
DISCORSO DI GIOVANNI
PAOLO II ALLA FOLLA RADUNATA DAVANTI AL PALAZZO DEL PARLAMENTO
Sede del Parlamento a Budapest -
Venerdì, 16 agosto 1991
Cari fratelli ungheresi!
Rivolgo un cordiale saluto a tutti voi che vi siete radunati davanti al
parlamento.
Ringrazio il Signore perché avete raggiunto la vera libertà.
Imploro su di voi la benedizione di Dio dell’amore perché possiate avere la
vita e perché essa sia sempre più abbondante.
Giovanni Paolo II ha poi improvvisato il seguente discorso in italiano:
Io vorrei soprattutto scusarmi per la mia cattiva pronuncia ungherese e
devono perdonarmi tutti gli ungheresi e specialmente nella Capitale.
Si dice che polacchi e ungheresi sono cugini e questo è vero e si è
verificato nella storia in diversi momenti, questo legame quasi familiare, ma
per la lingua io non sono un buon cugino.
Voglio assicurarvi che ho fatto ciò che mi era possibile, ma si vede come la
vostra lingua - che è così bella ma anche così esigente - è veramente una porta
stretta, come la porta attraverso cui dobbiamo entrare nel regno dei cieli.
Ma questo può essere anche una buona profezia per gli ungheresi perché tutti
loro parlano questa lingua e così tutti trovano questa porta stretta che guida
ai cieli. Questa è una buona profezia per voi. Io certamente vi auguro di
entrare per questa porta nel regno dei cieli.
Mi trovo all’inizio di questa visita ed è la prima volta che mi trovo in
Ungheria. Devo dire subito che mi trovo in ammirazione per la bellezza della
natura e anche dell’architettura della città, degli edifici così splendidi come
questo in cui ci troviamo, che rappresenta la sovranità del vostro Paese e della
vostra Nazione.
Vorrei ancora offrire una benedizione a tutti voi radunati in questa
splendida piazza. Spero che alla fine di questa visita potrò pronunciare le
parole della benedizione in ungherese.
© Copyright 1991 - Libreria
Editrice Vaticana
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