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VIAGGIO APOSTOLICO IN POLONIA E UNGHERIA

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI GIOVANI UNGHERESI

Stadio popolare di Budapest - Lunedì, 19 agosto 1991

 

Carissimi ragazzi e ragazze ungheresi!

1. “Allora Gesù, fissatolo, lo amò” (Mc 10, 21).

Così ci viene riferito nel Vangelo l’incontro di Gesù col giovane ricco. Così il Signore guarda ogni uomo. I suoi occhi, pieni di tenerezza, fissano oggi anche il vostro volto, il volto di tutti voi, qui convenuti per prendere parte a questo straordinario appuntamento spirituale, a lungo sospirato.

E io, nel suo nome, vi abbraccio, riconoscendo in voi le speranze vive della Chiesa ungherese, la primavera promettente della vostra Patria. Grazie per la vostra accoglienza, grazie al venerato Arcivescovo di Esztergom, il Cardinale László Paskai, a Monsignor Endre Gyulay, Vescovo di Szeged-Csanád e ai pastori di questa eletta porzione del popolo di Dio. Grazie a voi, giunti da molte regioni del vostro amato Paese, per salutare il Successore di Pietro a nome pure di tutti i vostri coetanei che non hanno potuto condividere questa gioiosa opportunità.

Il Redentore è fra noi e la sua presenza è sorgente di fraternità, di comunione e di autentica gioia. È vero, Egli ama tutte le sue creature, ma predilige voi, giovani, perché ravvisa nella freschezza della vostra età un riverbero ed un’impronta della sua abbondanza di vita, di bellezza e di amore.

Dio vi ama, perché egli stesso è giovane, il giovane per eccellenza. Potrebbe sembrare strana quest’affermazione, giacché siamo abituati ad immaginarlo simile ad un “vegliardo”, con i capelli “candidi come la lana”, secondo l’espressione del Libro di Daniele (Dn 7, 9). Eppure Dio è giovane, perché vive nell’eternità l’“adesso” sempre inedito delle iniziative mirabili del suo amore.

2. Carissimi, Dio si compiace del dono che vi ha partecipato, creandovi a sua immagine e somiglianza (cf. Gen 1, 27) e desidera che vi realizziate in pienezza, portando a compimento la vostra vocazione. Solo in questo modo infatti, voi potrete esprimere al meglio voi stessi: se, come dice San Paolo, saprete realizzare la vostra crescita secondo il volere di Dio (cf. Col 2, 19).

Siatene certi: Dio non mortifica, né inaridisce la vostra giovinezza, non turba la vostra gioia. Tutt’altro! La sua potenza, lungi dall’essere una forza che limita, è un dinamismo che conduce allo sviluppo totale: allo sviluppo del corpo, della mente, dell’affettività, alla crescita della fede, all’espansione dell’amore operoso nei confronti di voi stessi, del prossimo, e delle realtà terrestri e spirituali. Se saprete aprirvi all’iniziativa divina, sperimenterete in voi la forza del “grande Vivente, del Cristo eternamente giovane” (cf. Concilio Vaticano II, Messaggio finale ai giovani).

Gesù desidera che abbiate la vita, e l’abbiate in abbondanza (cf. Gv 10, 10). La legge divina rivelata, pur apparendo talora pesante, fornisce indicazioni preziose per l’itinerario di sviluppo dell’uomo. Le tradizioni della Chiesa, la pratica dei sacramenti, il ricorso costante alla preghiera non sono soltanto obblighi da assolvere e riti da compiere; sono soprattutto inesauribili fonti di grazia, che alimentano la giovinezza e la rendono feconda di impegno apostolico e di gioia.

Io, pertanto, vi esorto ad elevare lo sguardo e il cuore verso Cristo, che vuole rendervi partecipi del suo progetto di amore. Guardate a Lui, fidatevi totalmente di Lui. Siate giovani cristiani coerenti e coraggiosi! La gioia nella vostra esuberante giovinezza sarà allora autentica e piena!

Nei vari quadri della rappresentazione, che abbiamo ammirato all’inizio di questo incontro, i vostri giovani colleghi ci hanno fatto rivivere alcuni momenti della storia ungherese, attraverso le vicende dei suoi protagonisti. Tra loro c’erano dei santi. Giovani santi, come sant’Imre, santa Margherita, sant’Elisabetta. Nei periodi bui del passato, la loro vita ha irradiato la luce del Vangelo sul cammino dei vostri antenati.

Carissimi, spetta a voi, in questo momento in cui la vostra Patria, superato il regime d’oppressione, sta costruendo nella libertà un futuro più sicuro e felice, emulare gli esempi di quelle grandi figure della vostra storia. Nell’adesione generosa a Cristo e al suo Vangelo voi troverete ispirazione e forza per essere i protagonisti del vostro domani.

3. Faccio mie le parole dell’apostolo Giovanni ai vostri coetanei della prima generazione: “Ho scritto a voi, giovani, perché siete forti, e la parola di Dio dimora in voi ed avete vinto il maligno” (1 Gv 2, 14).

Siate forti! So bene quanto difficile sia attualmente la condizione dei giovani.

Ovunque mi reco, ho occasione di rendermi conto delle attese, delle delusioni e delle speranze dell’universo giovanile. Mancanza di lavoro e carenza di alloggi, difficoltà economica e incremento della delinquenza, crisi della famiglia e caduta dei valori, solitudine e incomunicabilità, voglia di successo ed evasione nella droga. Ecco alcuni sintomi di un malessere sociale che serpeggia fra i giovani.

Ci vuole troppo tempo per raggiungere una posizione che permetta di costruirsi una famiglia, la pubblicità martellante ingenera la convinzione che sia “normale” cercare solo il divertimento, l’affermazione dell’io e l’appagamento momentaneo delle proprie pulsioni istintive, disinteressandosi del rispetto del proprio corpo, chiudendo gli occhi ai bisogni del prossimo. Si giunge a proporre un’esistenza che praticamente fa a meno di Dio e trascura la stessa identità nazionale e quel nobile patrimonio di valori, in forza del quale essere ungherese e cristiano e appartenere così all’Europa cristiana costituiscono quasi tutt’uno.

È difficile vivere secondo i dettami della coscienza in un simile ambiente! Per questo vi dico: siate forti! Affrontate i disagi causati dal cambiamento sociale in atto con coraggio e pazienza. Riscoprite le vostre radici ungheresi e cristiane e fate quanto è in vostro potere per costruire un futuro più degno.

Inseritevi di nuovo nel fiume della storia di questo continente, non come gli ultimi che chiedono di esservi accettati, ma come portatori di una grande tradizione europea, che ha le sue origini nel cristianesimo.

Non aspettate che altri provvedano a ciò di cui voi avete bisogno. Siate intraprendenti e generosi. La vostra casa sarà veramente vostra, se sarete voi a costruirla. Domani, il ricordo del vostro odierno infaticabile impegno vi procurerà soddisfazioni maggiori.

4. Ma che significa essere forti: Vuol dire vincere il male nelle sue molteplici manifestazioni. È male, ad esempio, non avere ciò di cui si ha bisogno; è male la malattia e il dolore, è male il sottosviluppo ed ogni attentato alla vita e alla persona umana. Ma male ancora più grave è l’indifferenza, l’ingiustizia, l’egoismo e, soprattutto, il rifiuto di Dio.

In una parola, è male il peccato, che regna intorno a noi, causando innumerevoli sofferenze, e che può essere anche dentro di noi, influenzando in modo negativo ogni nostro comportamento. Se, pertanto, è giusto impegnarsi nella lotta contro il male nelle sue manifestazioni individuali e sociali, è doveroso per i credenti cercare di sconfiggere in primo luogo il peccato, radice di ogni altra forma di male, resistendo con l’aiuto di Dio alla sua insidiosa attrattiva.

Voi, giovani, rimproverate spesso agli anziani di non aver abbastanza lottato contro il male e di aver accettato in passato compromessi e atteggiamenti ipocriti. Senza indugiare in sterili condanne della generazione che vi ha preceduto, sappiate però evitarne gli errori.

Siate voi “puri, eroici, santi” (come molto spesso avete cantato nelle chiese), e fate sì che Dio possa salvare la vostra Patria, grazie al vostro sforzo generoso.

5. “La parola di Dio dimora in voi” (1 Gv 2, 14), per questo potete essere forti e potete vincere il male. Si tratta della parola della promessa, attraverso la quale Dio assicura il suo aiuto. È la parola di vita che dimora in noi, quando ci fidiamo dell’Onnipotente. Sia essa a guidare le vostre scelte quotidiane. Si apriranno così per voi gli orizzonti della verità, della bontà e dell’amore, si dischiuderà il mistero vivificante dell’integrale salvezza.

Illuminati da tale sovrumana Parola, voi sarete gli apostoli della nuova evangelizzazione. A voi spetta, in quest’ultimo decennio del secolo ventesimo, il compito di recare l’annuncio evangelico ai vostri coetanei e a chiunque incontrate, a voi è domandato di far fermentare la società con il lievito della fede rinnovatrice. Solo Cristo è la luce che rischiara la notte della solitudine umana, solo Lui è la speranza che rincuora gli umani viandanti in cerca di felicità.

Ascoltate la voce di Cristo! Ciascuno di voi ha ricevuto da Lui una chiamata. Ciascuno di voi ha un nome che Lui solo conosce. La giovinezza è l’età in cui si cerca di scoprire la propria identità per progettare il futuro. Fatevi guidare da Cristo nella ricerca di ciò che può realizzarvi in pienezza.

La maggior parte di voi è chiamata a formarsi una famiglia. Prospettiva affascinante ed insieme formidabile! Non è facile costruire un autentico focolare, capace di assicurare alla vita nascente il calore dell’accoglienza e le mille attenzioni dell’amore. Quante situazioni di disagio personale e sociale traggono origine dai malesseri, dalle crisi, dai fallimenti della famiglia! Preparatevi ad essere domani i costruttori di famiglie sane e serene, nelle quali si viva il clima tonificante della concordia nel dialogo aperto e nella reciproca comprensione.

Ascoltate la voce di Cristo! Non mancano certo fra voi ragazzi e ragazze che Cristo chiama a donarsi senza riserve al servizio del Regno.

La Chiesa nella vostra Nazione ha urgente bisogno di sacerdoti che si pongano sulle orme degli apostoli per annunciare il Vangelo e partecipare ai fratelli i frutti della redenzione; ha bisogno di uomini e donne che, dalla consacrazione totale della propria vita a Cristo, sappiano attingere la generosità della quotidiana dedizione alle opere della carità spirituale e corporale; ha bisogno di anime contemplative, che sappiano stare come Mosè sul monte, per impetrare grazia e misericordia per sé e per i fratelli.

Carissimi giovani, ricordate! Il “sì” alla chiamata di Cristo è la condizione della vostra piena auto-realizzazione, è il presupposto di un fecondo inserimento nel contesto sociale, è il segreto di un’autentica gioia nel tempo e per l’eternità (cf. Mt 19, 29). È giunto ora il momento di separarci, ma prima di accomiatarmi da voi, lasciate che aggiunga ancora un pensiero, lasciate che additi alla vostra attenzione Maria, giovane donna che ha realizzato in sé la più completa adesione alla volontà di Dio e proprio per questo è diventata esempio di somma perfezione cristiana.

Ha avuto fiducia in Dio: “Beata Colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore” (Lc 1, 45). Forte della parola conservata in cuor suo (Lc 2, 19), ha vinto l’egoismo, ha sconfitto il male. L’amore l’ha resa pronta al servizio umile e concreto verso il prossimo. A Lei guarda ancor oggi la Chiesa e l’invoca incessantemente quale aiuto e modello di carità generosa. A Lei volge lo sguardo la gioventù di Ungheria. A Maria affidate il vostro cuore, carissimi ragazzi e ragazze, che siete l’avvenire di queste comunità cristiane, per anni duramente provate. Non staccatevi mai da Maria e con Lei camminate. Sarete allora beati perché specchiandovi in Lei e confortati dal suo patrocinio, accoglierete la Parola della promessa, la custodirete gelosamente in voi e sarete gli araldi della nuova evangelizzazione. È questo che il Papa vi augura, con viva speranza, mentre di cuore tutti vi benedice.

Al termine del discorso aggiunge le seguenti parole.

Io vorrei ancora aggiungere qualche parola che Monsignor Kada sarà così buono da tradurre. Soprattutto vorrei ringraziarvi per la vostra tolleranza alla mia pronuncia ungherese. Poi vorrei ringraziarvi per questo dialogo. Spesso ho incontri con i giovani; essi instaurano un dialogo, dicono qualche cosa al Papa e il Papa risponde o dà interpretazioni di quello che ha capito. Ecco che cosa ho capito della vostra rappresentazione artistica.

Nel secolo XIII la vostra patria come anche la mia hanno subìto una distruzione profonda a causa dell’invasione dei tartari. Santa Margherita, figlia del re, ha ricevuto da Dio un carisma speciale per diventare lievito per la ricostruzione spirituale del suo popolo. E qui dobbiamo capire bene l’analogia con i nostri tempi. I paesi come la vostra patria sono passati attraverso un distruzione spirituale, morale, e adesso ci vuole un lievito per la ricostruzione spirituale della società. I giovani vogliono essere questo lievito, implorano da Dio questo carisma di essere lievito della ricostruzione spirituale del popolo ungherese. Questi applausi sembrano dimostrare che ho capito bene. E così voi avete espresso qui il vostro messaggio, per voi stessi. Io non posso che augurarvi che questo messaggio si faccia realtà nella vostra vita e nella vita della vostra comunità, della vostra patria, della vostra nazione ungherese. Vi ringrazio per questo messaggio. Grazie.

Voglio ringraziare prima di tutto il Signor Presidente della Repubblica che discretamente ha voluto partecipare a questo nostro incontro.

 

© Copyright 1991 - Libreria Editrice Vaticana

 

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