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VIAGGIO APOSTOLICO IN POLONIA E UNGHERIA

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI SEMINARISTI UNGHERESI

Chiesa di Mattia (Castello reale di Budapest) - Lunedì, 19 agosto 1991

 

1. Il mio cordiale ed affettuoso saluto a tutti voi, cari Seminaristi dell’Ungheria, ai vostri superiori ed educatori, a tutti coloro che seguono il vostro cammino verso l’altare, sostenendovi con la preghiera, col sacrificio, con l’offerta del loro aiuto economico. 

Carissimi giovani, “ringraziamo sempre Dio per tutti voi, ricordandovi nelle nostre preghiere”, poiché “noi ben sappiamo, fratelli amati da Dio, che siete stati eletti da Lui” (1 Ts 1, 2.4). Sono lieto di rivolgermi a voi con queste parole di Paolo ai Tessalonicesi, perché, se esse si addicono a tutti coloro che per il battesimo “sono in Cristo Gesù” (cf. 1 Cor 1, 30), in modo particolare esse valgono per voi, che vi preparate al sacerdozio. Voi siete, infatti, in modo tutto speciale “eletti”, perché avete ricevuto il dono e la missione di diventare, come gli Apostoli, cooperatori visibili del Salvatore risorto nella grande opera della salvezza. Per questo motivo mi rallegro con voi e desidero “essere d’aiuto a voi tutti per il progresso e la gioia della vostra fede . . . con la mia . . . venuta tra voi” (Fil 1, 25s).

Cristo chiama al suo servizio in molti modi. Nel recente passato la sua chiamata poteva raggiungere solo un limitato numero di giovani: c’erano ben poche possibilità di entrare in Seminario o in un Ordine religioso e l’azione pastorale del sacerdote era limitata da molteplici fattori esterni. Voi vivete ora in un tempo di speciale grazia divina, in un vero “kairós”, nel quale giovani in numero crescente ascoltano l’invito di Cristo a seguirlo.

2. Nel descrivere “l’elezione” dei Dodici, i Vangeli affermano che Gesù, volendo inviarli, prima li chiamò a sé (cf. Mt 10, 1; Mc 6, 7; Lc 6, 13, Lc 9, 11). La missione di “andare” coincise con una chiamata affinché “venissero” a Lui. Infatti la nostra singolare vocazione comporta che per prima cosa siamo strettamente uniti a Gesù non solo come “servi”, ma, in modo del tutto particolare, come “amici” (cf. Gv 15, 15). Queste parole, pronunciate proprio nel Cenacolo, nel contesto immediato dell’istituzione dell’Eucaristia e del sacerdozio ministeriale, esprimono l’essenza del ministero a cui aspirate. Voi siete persone scelte in modo particolare per essere amici di Gesù Cristo.

Il divino Maestro ha spiegato che cosa significa essergli amici: il servo non sa quello che fa il suo padrone; gli amici invece si conoscono a fondo tra loro, perché nell’amicizia l’uno si svela all’altro (cf. Gv 15, 15). Questa rivelazione di sé non produce solamente una notizia fredda, distaccata. L’amico comprende, accoglie, difende il proprio amico; in modo molto vero, egli partecipa alla sua vita. Il Signore ci chiama a tale affettuosa comunione, chiedendoci di avere “gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù” (Fil 2, 5). Egli desidera che abbiamo la “mentalità” (noûs) di Cristo (cf. 1 Cor 2, 16). In realtà, voi già partecipate ai pensieri di Cristo per il fatto stesso che avete accettato il suo invito, la vocazione. Siete, però, chiamati ad approfondire questa partecipazione, continuando nel cammino dell’amicizia e progredendo nel “vivere intimamente uniti (a Cristo) come amici, in tutta la vita” (Optatam totius, 8).

Quest’intima familiarità con Cristo, il profondo rapporto di figliolanza con Dio Padre, la vissuta esperienza della inabitazione dello Spirito di amore costituiscono la solida base di ogni vita sacerdotale e religiosa. Raccoglimento e preghiera sono i mezzi insostituibili per realizzare una simile unione col Padre, col Figlio e con lo Spirito Santo. Quest’intima familiarità con Cristo, il profondo rapporto di figliolanza con Dio Padre, la vissuta esperienza della inabitazione dello Spirito di amore costituiscono la solida base di ogni vita sacerdotale e religiosa. Raccoglimento e preghiera sono i mezzi insostituibili per realizzare una simile unione col Padre, col Figlio e con lo Spirito Santo. Come Maria, Madre di Gesù, conservava nel suo cuore parole e fatti del Figlio suo (cf. Lc 2, 51), così il sacerdote non può svolgere efficacemente il suo lavoro a servizio di Cristo e della Chiesa senza conservarsi costantemente immerso nella contemplazione del mistero dell’amore infinito di Dio. Gli anni di preparazione nel seminario debbono quindi essere una vera scuola di preghiera e di contemplazione, perché tutta l’azione pastorale del futuro sacerdote, tanto diocesano quanto religioso, dovrà trarre alimento da questo intimo rapporto di amicizia con Cristo.

3. Certo, il sacerdote porta dentro di sé una natura umana, e non è perciò insensibile alle attrattive della prosperità terrena e del successo temporale. Ma egli è anche unito al suo Amico divino; guardando a Lui, trova la forza di rinunciare alla famiglia, all’agiatezza, alla carriera, al favore degli uomini (cf. Gal 1, 10), per farsi obbediente nel “servizio che gli è stato affidato dal Signore” (cf. At 20, 24).

I primi discepoli, ed in special modo i Dodici, furono invitati a diventare amici di Gesù. Ma la condizione per essere ammessi a tale rapporto privilegiato fu il loro impegno radicale.

L’unica risposta possibile alla chiamata di Cristo resta anche oggi quella degli Apostoli: “Lasciarono tutto e lo seguirono” (Lc 5, 1).

È una scelta che può condurre anche voi, carissimi seminaristi e carissime novizie, sulla via della Croce. Ma, se pur così fosse, non vi scoraggiate. Non siete soli a percorrere questa strada. Gesù stesso cammina con voi: Egli vi dà e vi darà il suo Spirito. Sarà lo Spirito Santo a rendere testimonianza a voi, perché, a vostra volta, voi sappiate rendere testimonianza a Cristo (cf. Gv 15, 26-28).

Gesù è il vero testimone: Egli testimonia l’amore di Dio verso di noi mediante la sua donazione senza riserve per la salvezza dell’umanità. Allo stesso modo i sacerdoti devono testimoniare l’amore divino che brucia nel loro cuore, divenendo gli amici e i collaboratori di Cristo nell’opera sublime della redenzione. Non di funzionari, di amministratori o di impresari ha bisogno la Chiesa, oggi soprattutto, ma di “amici di Cristo”, che sappiano manifestare l’amore in un atteggiamento di altruistico servizio che non escluda alcuna persona.

4. L’elezione degli Apostoli non implica solamente la chiamata a “venire” verso il Cristo e neppure soltanto l’invito ad abbandonare “ogni cosa” per Lui (cf. Lc 5, 11). Nella chiamata-vocazione è implicita la missione di “andare” (cf. Mt 10, 5; Mc 6, 7; Lc 9, 2) per cercare di far diventare discepoli del Maestro tutti i popoli (cf. Mt 28, 19-20). Apparentemente i due comandi: venire e andare, sono contraddittori. In realtà essi designano due aspetti della medesima realtà. Gesù è colui che viene nel nome del Signore (cf. Mt 21, 9; Mc 11, 9; Lc 19, 38; Gv 12, 13); Egli è sempre in cammino verso il mondo, insegue cercandola l’umanità perduta, finché non l’abbia ritrovata (cf. Lc 15, 4-6). L’amico di Cristo può stare con Lui solo in quanto accetta di affiancarglisi in questo continuo cammino alla ricerca della pecorella smarrita. Solo camminando con Gesù e condividendone l’ansia per la salvezza degli uomini, voi, candidati al sacerdozio, troverete l’unione vera con Lui.

Andare verso gli altri in atteggiamento di generosa condivisione suppone la conversione del cuore. Gli eletti di Gesù hanno compassione delle folle stanche e prostrate come pecore che non hanno pastore (cf. Mt 9, 36). L’amore di Cristo li spinge (cf. 2 Cor 5, 14) così che in ogni circostanza si presentano a coloro a cui Cristo li manda, come ministri di Dio “con molta fermezza nelle tribolazioni, nelle necessità, nelle angosce... con pazienza, sapienza, benevolenza, spirito di santità, amore sincero” (2 Cor 6, 4-6).

5. Andare agli altri per incarico di Cristo suppone pure un atteggiamento missionario. Non potete contentarvi di restare chiusi nelle vostre parrocchie o case religiose, aspettando che gli altri si rivolgano a voi, specialmente in un Paese come il vostro, che sta vivendo un periodo di transizione profonda nel tentativo di costruire una nuova società, basata sulla libertà e sulla giustizia. Il momento presente porta con sé una sfida storica per tutti i cristiani, ma soprattutto per voi che state preparandovi al sacerdozio.

Un’immensa attesa attraversa le regioni dell’Europa centrale e orientale: la gente, delusa dalle ideologie fino a ieri imperanti, s’interroga su quale sia, in definitiva, il senso dell’esistenza, s’interroga sulla verità, s’interroga su Dio.

Verso queste persone, siano esse credenti e non credenti, voi dovete sentirvi mandati, non diversamente da san Paolo quando, nella notte, udì in visione la voce del macedone: “Passa in Macedonia e aiutaci!” (At 16, 9).

La Chiesa è per sua natura missionaria: essa è lieta di recare al mondo la “Buona Novella” del suo Signore crocifisso e risorto per la salvezza dell’umanità. In tutta l’Europa, e in particolare nelle Nazioni che hanno raggiunto da poco la libertà, si avverte con urgenza il bisogno di una nuova evangelizzazione.

Voi siete chiamati ad essere i missionari della vostra Patria. Dovrete misurarvi con l’ignoranza derivante dall’assenza, nei passati decenni, di una catechesi appropriata. Ma dovrete vedervela pure col consumismo e col materialismo pratico, che non sono meno contrari all’accettazione dell’annuncio della fede.

6. Quest’opera di persuasione e di riconciliazione, carissimi Seminaristi, si compie mediante la parola. Voi siete mandati ad insegnare agli uomini ad osservare tutto ciò che Gesù ha detto ai suoi Apostoli (cf. Mt 28, 20). L’adesione vivificante a Gesù Salvatore non si ottiene mediante uno slancio irrazionale. Occorre accogliere la parola divina della predicazione non quale parola di uomini ma, come è veramente, quale parola di Dio che opera in coloro che credono (cf. 1 Ts 2, 13).

Questa parola è scritta nel Vangelo, ed è fedelmente tradotta, esplicitata e sviluppata nella parola della Chiesa. Per due millenni lo Spirito Santo ha continuato senza sosta a ricordare ed a spiegare alla Chiesa tutto ciò che Gesù ha insegnato (cf. Gv 14, 26). La Chiesa apre a voi il suo tesoro, la sua mente e il suo cuore, e vi consegna la parola che a lei è stata affidata e in lei si è sviluppata, perché possiate donarla agli altri. Questo è lo scopo e il significato degli studi che la Chiesa vi fa fare.

Impegnatevi in essi. La Chiesa ha insistito per secoli nell’esigere che i suoi ministri, prima di iniziare il loro servizio tra gli uomini, si immergessero in tali studi. Abbiate fiducia nella Chiesa; non lasciatevi sedurre dalla tentazione di considerare tali studi sterili, superflui.

Essi devono condurvi a penetrare nei misteri di Dio, immergendovi nell’amore immenso di Dio Uno e Trino, in piena sintonia con la fede viva della Chiesa di oggi, espressa nei documenti del Concilio Vaticano II. Soltanto così potrete evitare che il vostro ministero si riduca ad attivismo vano, e ne farete invece un vero ed efficace “ministero della parola” (At 6, 4).

7. Voi, infatti, dovete annunziare la parola “trasmessa ai credenti una volta per tutte” (Gd 1, 3), ammonendo, rimproverando, esortando (cf. 2 Tm 4, 2) in modo tale che essa sia adattata alle circostanze mutevoli del tempo, affinché i vostri ascoltatori siano capaci di accoglierla. Certamente con venerazione e simpatia ricordate le generazioni di sacerdoti che prima di voi hanno istruito il vostro popolo, educandolo ad una forma cristiana di vita. Ma voi non potete semplicemente ricopiare la loro condotta e i loro discorsi. L’umanità, ed in essa la Chiesa, vive immersa nella storia, che sempre cambia. “Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e sempre” (Eb 13, 8), ma per ogni età è diverso l’aspetto della sua pienezza che affascina l’umanità.

Il Concilio Vaticano II ha fatto ben conoscere le vie dell’annuncio e dell’attività pastorale, che corrispondono alle circostanze moderne, tenendo conto dei problemi più urgenti del nostro tempo. La riflessione e la prassi della Chiesa durante gli anni successivi hanno ulteriormente concretizzato e sviluppato gli impulsi del Concilio. Dovete familiarizzarvi con gli orientamenti attuali della Chiesa. Ciò non sarà senza fatica. Dovete, oltretutto, superare le barriere della lingua. Non è da escludere che, in un primo momento, alcuni di tali orientamenti ed iniziative possano sembrarvi alieni dalla realtà attuale del vostro Paese. Eppure, è sempre dannoso che una Chiesa particolare si discosti dalle vie che la Chiesa universale giudica corrispondenti ai segni dei tempi, tanto più perché le circostanze dei vari Paesi cambiano rapidamente, e nessuna terra resta ormai completamente isolata dalle altre.

8. La Chiesa, che vive in Ungheria, ha la possibilità di rinnovarsi nello spirito del Concilio Vaticano II, per realizzare in Cristo una reale comunione di fede, di speranza, di amore e diffondere la luce del Vangelo nell’intera Nazione.

Voi tutti, seminaristi e novizie, siete chiamati ad assumere, in questa rinascita, un vostro dinamico ruolo con lo studio e la preghiera, con l’impegno e la testimonianza della vita, con la valorizzazione dei laici, che sono membri del corpo di Cristo, con propri diritti e proprie responsabilità.

Sarà vostro compito costruire una comunità parrocchiale che sia comunione viva di fratelli e sorelle nella fede, entro la quale possano formarsi anche comunità minori in costante collegamento con voi e col Vescovo diocesano.

Il vostro compito missionario vi impone di stabilire anche giuste relazioni con i non-credenti. Non dimenticate che la loro conversione a Cristo, di norma, trarrà spunto dalla vostra testimonianza, dall’annuncio della “Buona Novella” che voi saprete recar loro sia con le parole che con i fatti.

La più significativa esperienza di comunione, tuttavia, voi sarete chiamati a realizzarla, domani, con i vostri Confratelli nel sacerdozio, in stretta unione col Vescovo diocesano. La vita del sacerdote può risultare isolata e sopraffatta dall’incessante attività. L’unica garanzia di perseveranza nella strada intrapresa egli la trae da un rapporto sincero e profondo con Cristo e con i Confratelli nel vincolo d’amore dello Spirito Santo. Nel Seminario voi vivete insieme: questi anni vi offrono un’eccellente opportunità di imparare in pratica come realizzare una comunità che sia in qualche modo viva continuazione della stessa comunione intratrinitaria.

9. La Vergine Maria vi aiuti a cogliere la duplice dimensione della vostra vocazione - vocazione sacerdotale, vocazione religiosa -: quella di venire accanto a Gesù Salvatore per stare con Lui e quella di andare verso il mondo per salvarlo.

Se vogliamo essere nella volontà di Dio, dobbiamo unificare tale duplice impegno. Come Maria, anche voi dovete saper sempre mettere insieme queste due virtù che, lungi dall’essere opposte, si richiamano, invece, e si completano a vicenda.

Maria ha ricevuto nel suo seno il Verbo fatto carne ed è rimasta sempre totalmente unita a Gesù quale madre affettuosa e ancella fedele. Anche voi siete stati scelti da Dio per portare a compimento la vocazione battesimale, usufruendo di tutti i mezzi che favoriscono il pieno sviluppo della vita interiore: l’ascolto della parola di Dio, che illumina e corrobora il vostro cuore, guidandovi ad una sequela di Cristo sempre più radicale; la preghiera personale, che vi consente di vivere costantemente alla presenza di Dio; la preghiera liturgica, che vi fa interpreti principali della preghiera pubblica della Chiesa; l’impegno ascetico, giacché la vostra vocazione esige rinunce e sacrifici che solo una sana, equilibrata e costante formazione ascetica può favorire.

Maria, poi, è Madre dell’umanità, in quanto nella persona di Giovanni tutta l’umanità è stata a Lei affidata. Anche voi siete chiamati a generare, nutrire e sviluppare con vero senso di paternità la vita del popolo cristiano, annunciando la Parola di Dio, corroborando la testimonianza personale e comunitaria dei fedeli con la grazia dei sacramenti.

La Vergine Santissima, che ha custodito nel suo seno la Parola e l’ha donata al mondo, sia sempre la Madre del vostro sacerdozio. In questa Madre tenerissima sappiate trovare una sorgente sempre viva di conforto e di consolazione. Il vostro ministero sarà allora particolarmente fecondo.

10. Con tali pensieri porgo a tutti voi l’augurio che, con la grazia di Dio, possiate giungere alla meta della vostra vocazione, così da essere segno vivo della presenza di Cristo in mezzo al gregge affidato alle vostre cure e alla vostra preghiera.

Sappiate essere sempre testimoni credibili della Parola rivelata, ponendovi come guide miti e forti delle anime, ispiratori di vite sante, luminosi e pazienti educatori di questo caro popolo ungherese, amato da Dio, perché sia fedele a Cristo e al suo Vangelo.

A tutti voi, ai vostri Superiori e alle rispettive vostre comunità la mia affettuosa benedizione.

 

© Copyright 1991 - Libreria Editrice Vaticana

 

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