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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI COMPONENTI DELLE ASSOCIAZIONI CRISTIANE
DEI LAVORATORI ITALIANI (ACLI)

Sabato, 7 dicembre 1991

 

1. Saluto tutti voi, membri delle Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani; saluto, in particolare, il Presidente, Dottor Giovanni Bianchi, che ringrazio per le parole di presentazione di questo importante incontro, e i Delegati congressuali, i quali hanno animato i lavori di questi giorni. Sono lieto di accogliervi e di conoscere la vostra determinazione di camminare con coraggio cristiano nel mondo del lavoro e all’interno della Società civile.

La decisione di chiamare “cristiane” le vostre associazioni è stata una chiara affermazione che la vita dei credenti in Cristo non riguarda soltanto le scelte personali dei soci, ma investe il modo di pensare e di agire di tutto il movimento. Essere cristiani per ciascuno di voi significa accettare nella fede e con gioia Gesù Cristo, il Figlio di Dio fatto Uomo, risorto e vivente, che libera dal peccato, comunica la sua stessa vita divina e chiama a collaborare alla sua missione di salvezza.

Certamente un movimento è cristiano perché ispira le sue scelte sociali, economiche, sindacali e politiche al Vangelo e alla dottrina sociale della Chiesa, ma lo è pure perché, come movimento, intende formare la mentalità ed educare la vita spirituale dei soci, affinché trovino in Cristo la guida sicura per affrontare, con la competenza propria dei vari settori temporali, i problemi della vita moderna. La formazione cristiana deve costituire, così, l’obiettivo prioritario di tutto il movimento e deve trovare il suo logico collegamento con le strutture ecclesiali della pastorale sociale e del lavoro.

Nello sforzo di essere un autentico movimento cristiano avete davanti a voi numerosi e gravi problemi, che richiedono vaste competenze, fede salda, amore generoso ad ogni uomo, ma soprattutto a quello più debole.

2. Oggi, se da una parte, fortunatamente, è maturata una coscienza più viva del valore della vita e della salute di ogni uomo, con un sistema sempre più efficace di prevenzione degli infortuni sul lavoro e di assistenza nelle malattie; d’altra parte, però, la tutela e la promozione della vita dal concepimento alla morte naturale hanno subìto un grave colpo da parte di una mentalità e di una legge civile permissive dell’aborto; come pure la lotta contro la droga, l’Aids e l’inquinamento del territorio appare poco decisa e costante.

Il mondo del lavoro ha titoli e motivi particolari per partecipare con vigore a questa azione a favore della vita, puntando, anzitutto, alla eliminazione delle cause morali, culturali e sociali di questi tristi fenomeni. I problemi della vita toccano ogni retta coscienza umana, ogni coscienza cristiana e, pertanto, la coscienza dei lavoratori cristiani deve sentirsi interpellata e coinvolta nella soluzione di tali questioni.

3. Il cristiano apprezza le innovazioni tecnologiche, ma sa di doversi impegnare per evitare che diventino “idoli”; perché siano poste al servizio del bene comune, sotto il controllo di tutte le componenti sociali.

I cambiamenti che esse creano nell’occupazione, nel modo di lavorare, nei tempi di lavoro e nella stessa psicologia umana, pongono una serie di problemi, che voi dovete affrontare quotidianamente assieme alle altre forze sociali, in un dialogo leale con chi ha responsabilità nella introduzione di questi cambiamenti e senza mai perdere di vista il fine, che rimane quello dello sviluppo integrale di ogni persona.

Ai problemi tecnologici sono collegati i problemi dell’economia e del mercato. Una precisa conoscenza dei meccanismi di mercato vi consentirà di unirvi all’opera delle forze sociali e dello Stato, perché il mercato sia effettivamente al servizio del bene comune (cf. Ioannis Pauli PP. II, Centesimus annus, 35 e passim), il quale esige certamente l’esistenza della libera iniziativa, ma richiede che sia realizzata per l’uomo e in modo umano. Da ciò deriva il dovere di favorire la libera iniziativa e una politica economica che procuri lavoro per i disoccupati, soprattutto se giovani (cf. Ivi, 43).

Quanto fate per l’educazione giovanile, per la realizzazione della giustizia e di un progresso non solo economico, ma anche sociale e morale, rappresenta un contributo importante. Uno studio serio dei problemi del lavoro e di tutti gli aspetti con esso connessi vi aiuterà a cogliere i rapporti tra lavoro e migrazioni, tra lavoro e attività sindacale, sociale e politica.

So che dedicate particolare attenzione all’impresa come comunità di lavoro (cf. Ivi, 32-35). Ogni azienda deve diventare una vera comunità, pur nella distinzione dei ruoli. Ognuno, infatti, è portatore di diritti e di doveri precisi, che vanno coordinati, in modo che si possa aprire la strada a forme sempre più larghe di partecipazione. Solo questa, infatti, potrà rendere possibile l’instaurazione di una giusta corresponsabilità nei problemi del lavoro e dell’economia.

La presenza degli immigrati vi darà modo di verificare questo orientamento e di praticare un’accoglienza fattiva e cordiale con forme di dialogo aperto anche all’annuncio di Cristo. Si forma così progressivamente quella “autentica cultura del lavoro” (Ivi, 15) che è tanto importante per lo sviluppo della civiltà umana.

4. La crisi della società moderna sarà superata se si restituisce al matrimonio e alla famiglia la loro vera fisionomia e la loro precisa funzione; e questo potrà verificarsi pienamente quando la famiglia è fondata sul matrimonio unico e indissolubile, che il Signore Gesù ha elevato alla dignità di sacramento; quando l’ordinamento sociale, economico e lavorativo non la ostacola, ma la favorisce nella comunione coniugale, nella generazione e nell’educazione dei figli; quando il ruolo della donna, come sposa e madre, è concretamente sostenuto anche sotto il profilo economico, oltre che apprezzato dal punto di vista culturale; quando la stessa famiglia è rispettata nei suoi diritti e nei suoi doveri educativi contro penalizzazioni ingiuste nei confronti delle sue libere scelte educative e scolastiche; quando in essa si coltiva la vita spirituale e progredisce insieme la crescita dei coniugi e quella dei figli. Il mondo del lavoro diventa, così, un luogo dove la famiglia può ritrovare la sua natura e le sue funzioni.

5. Occorre avere capacità e coraggio nel cambiare ciò che è necessario cambiare. Ma occorre ancor più coraggio nel combattere ogni forma di egoismo personale e sociale. Siate, dunque, pronti ad ogni sacrificio per rinvigorire in voi e nella vita sociale i valori morali. Essi sono il fondamento di ogni vivere civile e di ogni azione sociale (cf. Ivi, 46). Aprite la vostra vita a Cristo, fondamento e forza della libertà che accoglie la verità (cf. Ivi, 46). Uno Stato veramente civile non può ignorare la necessità dei valori morali. La vostra formazione e la vostra presenza sociale deve esprimere una forte testimonianza che aiuti tutti a riprendere con decisione la strada della serietà morale.

A sua volta, un movimento cristiano operante nel sociale non può non trovare nella difesa e nella promozione dei valori etici, in cui si rispecchia la piena verità sull’uomo, manifestatasi in Gesù Cristo, un impulso potente verso quell’impegno unitario dei cattolici, che tanto ha contribuito e potrà contribuire al bene dell’Italia (cf. Ioannis Pauli PP. II, Allocuzione al Convegno Ecclesiale di Loreto, 11 aprile 1985: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, VIII, 1 (1985) 1001).

Lavorando seriamente per il bene comune, impegnatevi soprattutto per i popoli più poveri, che hanno diritto alla vostra solidarietà in forza del principio della destinazione universale delle risorse della terra: con il metro di questa solidarietà il Signore giudica le vostre persone, le vostre azioni e le comunità a cui appartenete.

6. Care lavoratrici e cari lavoratori delle ACLI, non posso terminare queste riflessioni, che affido al vostro responsabile impegno di cristiani operanti in questa grande ora della storia, senza ricordare la spiritualità che deve segnare in profondità il vostro lavoro quotidiano. A questa spiritualità ho voluto dedicare l’ultima parte dell’Enciclica Laborem exercens, ben sapendo che “la Chiesa vede un suo dovere particolare nella formazione di una spiritualità del lavoro, tale da aiutare tutti gli uomini ad avvicinarsi per il suo tramite a Dio, Creatore e Redentore, a partecipare ai suoi piani salvifici nei riguardi dell’uomo e del mondo e ad approfondire nella loro vita l’amicizia con Cristo, assumendo mediante la fede una viva partecipazione alla sua triplice missione: di Sacerdote, di Profeta e di Re, così come insegna con espressioni mirabili il Concilio Vaticano II” (Ioannis Pauli PP. II, Laborem exercens, n. 24).

Infatti, come afferma la Costituzione Pastorale Gaudium et spes, “con il lavoro, l’uomo ordinariamente provvede alla vita propria e dei suoi familiari, comunica con gli altri e rende servizio agli uomini suoi fratelli, può praticare una vera carità e collaborare con la propria attività al completarsi della divina creazione. Ancor più: sappiamo che, offrendo a Dio il proprio lavoro, l’uomo si associa all’opera stessa redentiva di Cristo, il quale ha conferito al lavoro una elevatissima dignità, lavorando con le proprie mani a Nazaret” (Gaudium et spes, n. 67).

Sia Lui, Cristo Gesù, la luce e la forza del vostro impegno per l’animazione evangelica del vostro lavoro e dell’intero mondo del lavoro.

Con questi voti, che avvaloro con la mia preghiera, imparto a tutti voi e alle vostre famiglie la mia speciale benedizione.

 

© Copyright 1991 - Libreria Editrice Vaticana

 

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