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 DISCORSO DEL SANTO PADRE GIOVANNI PAOLO II
AI VESCOVI SPAGNOLI DELLE PROVINCE ECCLESIASTICHE
DI TOLEDO, SANTIAGO E MADRID
IN VISITA «AD LIMINA APOSTOLORUM
»

Lunedì, 16 dicembre 1991

 

Carissimi fratelli nell’Episcopato,

1. “Grazia a voi e pace da parte di Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo” (Gal 1,3).

Con queste parole dell’Apostolo, desidero esprimere i miei sentimenti di affetto e di gioiosa comunione con voi, Pastori delle province ecclesiastiche di Toledo, Santiago di Compostela e Madrid, che effettuate la visita “ad limina” quali latori alla Sede di Pietro delle preoccupazioni e delle gioie, dei desideri e delle speranze che vi animano nella edificazione delle comunità che il Signore ha affidato alle vostre cure. In questi momenti di vicinanza e di affetto ecclesiale, il mio pensiero si volge anche a tutte le diocesi che rappresentate, ai vostri sacerdoti, religiosi, religiose e fedeli.

Ringrazio vivamente per le parole che, a nome di tutti, ha voluto rivolgermi il Signor Cardinale Marcelo González Martín. Desidero esprimere inoltre la mia profonda gratitudine per questa visita, che avete preparato con tanta cura, e che viene a rafforzare l’intimo vincolo che ci unisce nella preghiera, nella fede e nell’amore operoso.

Nei colloqui personali che abbiamo avuto durante questi giorni, ho potuto nuovamente apprezzare la vitalità delle vostre Chiese particolari, la vostra sollecitudine di Pastori, la dedizione dei vostri collaboratori nel ministero e la fedeltà a questo centro di unità che è la Sede apostolica.

2. Ho ancora vivo nella mente il ricordo delle intense giornate vissute con i fedeli di non poche delle vostre diocesi durante le mie visite in Spagna. Con molti di loro ho avuto la gioia di incontrarmi in altre occasioni; recentemente con i giovani spagnoli che hanno partecipato alla VI Giornata Mondiale della Gioventù a Czestochowa portando il loro entusiasmo a quel memorabile incontro di libertà e amore che sono state le celebrazioni presso il Santuario di Jasna Gora. Durante quei giorni di profonde esperienze umane e cristiane, i giovani europei hanno manifestato che la Chiesa è cammino di unione tra le culture e i popoli, indicando così le vie lungo le quali le generazioni attuali intendono costruire la nuova Europa delle patrie solidali. Fatto, questo, per voi non insolito, in quanto non poche delle vostre Chiese sono caratterizzate da quel cammino di Santiago, che è stato ed è uno dei punti di riferimento che ha costruito la peculiare simbiosi di unità e di diversità che ha caratterizzato la cultura dell’Europa cristiana. Oggi, questa vecchia Europa ha bisogno di trovare nuovamente nel Vangelo di Gesù Cristo le radici vive e la sorgente feconda del suo patrimonio spirituale e morale. Questo è l’anelito pastorale che mi ha spinto a convocare il Sinodo straordinario dei Vescovi che si è appena concluso a Roma e a cui l’episcopato spagnolo ha offerto il suo prezioso contributo.

3. In questo contesto, come non ricordare due avvenimenti del 1989, significativi per le vostre comunità diocesane e per tutta la Chiesa in Spagna? A Toledo avete celebrato il XIV centenario del III Concilio di Toledo, decisivo nell’adesione di tutti i vostri popoli alla fede cattolica. A Santiago di Compostela, in risposta al mio gioioso appello, si sono riuniti mezzo milione di giovani pellegrini da tutto il mondo per “scoprire, alle soglie dell’anno 2000, le radici apostoliche della fede ed impegnarsi attivamente nell’evangelizzazione del mondo contemporaneo” (Messaggio, 27 marzo 1988). D’altra parte, per offrire una migliore attenzione pastorale ai fedeli, nel luglio di quest’anno è stata eretta la Provincia ecclesiastica di Madrid, e sono state create le nuove diocesi di Alcalá de Henares e Getafe.

Storia, presente e futuro si abbracciano nell’attuale momento della vostra Chiesa, come segno della volontà del Signore, che vi chiede di rinnovare la fedeltà all’eredità della fede apostolica che avete ricevuto con un’entusiastica disposizione spirituale, per portare a termine l’opera evangelizzatrice con nuovo ardore, nuovi metodi, nuove espressioni. Lo state già facendo attraverso i vostri programmi pastorali, ma soprattutto mediante la testimonianza e l’azione apostolica, promuovendo nelle vostre diocesi una nuova evangelizzazione.

La nuova evangelizzazione in cui siete impegnati deve avere come primo obiettivo quello di rendere vivo tra i fedeli l’ideale di santità. Una santità che si manifesti nella testimonianza della propria fede, nella carità senza limiti, nell’amore vissuto ed esercitato nelle attività di ogni giorno. Una santità cui tutti i cristiani, senza eccezione, sono chiamati. A questo riguardo, desidero condividere con voi alcune riflessioni su una preoccupazione pastorale di vitale importanza per il futuro della Chiesa: la partecipazione del laicato cristiano alla missione redentrice di Cristo, alla diffusione del Vangelo.

4. I laici, per la loro condizione secolare, sono chiamati a sviluppare nella società la nuova vita che hanno ricevuto nel battesimo. Ad essi spetta di “permeare e perfezionare l’ordine delle realtà temporali con lo spirito evangelico” (Apostolicam actuositatem, 5), esercitando “a modo di fermento . . . nel mondo il loro apostolato” (Ivi, 2). A partire dalle loro attività quotidiane, essi devono “testimoniare come la fede cristiana costituisca l’unica risposta pienamente valida . . . dei problemi e delle speranze che la vita pone ad ogni uomo e ad ogni società” (Ioannnis Pauli PP. II, Christifideles laici, 34). Ma la loro condizione di fedeli seguaci di Cristo e, al tempo stesso, di membri della città terrena, non deve portarli all’errore di avere come “due vite parallele: da una parte, la vita cosiddetta “spirituale”, con i suoi valori e con le sue esigenze, e dall’altra la vita cosiddetta “secolare”, ossia la vita di famiglia, di lavoro, dei rapporti sociali, dell’impegno politico e della cultura” (Ivi, 59). So molto bene che, come Pastori del Popolo di Dio, avete segnalato ripetutamente questo pericolo, che priva la società dell’irrinunciabile presenza attiva dei laici negli affari temporali.

L’ultima Assemblea della vostra Conferenza Episcopale ha studiato appunto il tema dei laici. Come in precedenti occasioni, avete posto l’accento sul bisogno di rendere presenti i valori evangelici nella società e nei diversi ambiti in cui si configura l’identità di un popolo. In seno alla società spagnola, i laici cristiani, mossi dalla loro fede e spirito apostolico, devono sentirsi interpellati a promuovere alternative socioculturali di ogni tipo, in grado di contrastare quelle che, negando il mondo della trascendenza, pretendono di instaurare una società come se Dio non esistesse (cf. Ivi, 34), o fosse soltanto qualcosa del passato.

5. La loro stessa vocazione impegna i laici a vivere immersi nelle realtà temporali come costruttori di pace e di armonia e, al tempo stesso, sentendo sempre la Chiesa come patria spirituale; laici consapevoli dell’ecclesialità della fede, da cui sorgeranno, come in altre epoche della vostra storia, opere mirabili, in cui Vangelo e cultura sono rimasti intimamente uniti come espressione originale e creativa della fecondità dell’amore cristiano. I laici, uomini e donne, devono sentirsi chiamati a contribuire generosamente al bene comune. Tutti devono promuovere la giustizia e la solidarietà nella loro vita quotidiana, nell’ambito delle loro responsabilità sociali concrete, nell’attività economica, nell’impegno sindacale o politico, nell’attività educativa e culturale, nelle istituzioni al servizio della salute, nelle iniziative al servizio della famiglia, nei progetti di promozione umana integrale di settori emarginati della popolazione, nei mezzi di comunicazione sociale, ecc.

Un campo che attende l’azione generosa e decisa dei laici cristiani è quello dei settori che si sono allontanati dalla Chiesa, cui essi devono avvicinarsi senza timori né arroganza, ma convinti che “tutti i vari campi della vita laicale rientrano nel disegno di Dio, che li vuole come il “luogo storico” del rivelarsi e del realizzarsi della carità di Gesù Cristo” (Ioannnis Pauli PP. II, Christifideles laici, 59). Compito non facile, poiché presuppone una paziente e solida catechesi sul ruolo che i laici svolgono nella Chiesa e nel mondo. In questa catechesi non deve mancare - in particolare per quanti sono impegnati in campo sociale e politico - un’adeguata conoscenza della dottrina sociale cattolica, che deve ispirare la condotta cristiana a una continua conversione ai valori evangelici. In questo itinerario spirituale, deve essere vissuta anche l’opzione preferenziale per i poveri, che è “una forma speciale di primato nell’esercizio della carità cristiana, testimoniata da tutta la Tradizione della Chiesa” (Eiusdem, Sollicitudo rei socialis, 42) e, al tempo stesso, un modo di manifestare “l’universalità dell’essere e della missione” della stessa (S. Congr. pro Doctrina Fidei, Libertatis conscientia, 68).

6. Aiutate quindi i laici, amati Fratelli, in quest’ardua e permanente esigenza di vivere secondo il Vangelo. È necessario proclamare apertamente che “la santità . . . deve dirsi un fondamentale presupposto e una condizione insostituibile per il compiersi della missione di salvezza nella Chiesa” (Christifideles laici, 17). Consacrate a questo compito tutte le vostre energie. Promuovete nelle vostre comunità quella nuova coscienza della missione che dia aperta testimonianza della grandezza della vita cristiana. Che le parrocchie e le diocesi accolgano e promuovano tutte quelle iniziative pastorali ed apostoliche che la Chiesa ha approvato e che forniscono nuove ricchezze alla vita ecclesiale. Che tutti, quali discepoli, siamo disposti ad imparare gli uni dagli altri. Questo atteggiamento generoso e attento è il migliore cammino per rispondere adeguatamente alle nuove sfide della storia.

7. La realtà della situazione attuale ci mostra il pressante bisogno di promuovere nei cristiani un’accurata formazione religiosa. Voi stessi non avete cessato di manifestare ripetutamente la vostra preoccupazione dinanzi ad atteggiamenti secolaristici, che mettono in dubbio valori irrinunciabili della fede del vostro popolo, e che pretendono di accantonare il messaggio evangelico o di sminuirne la portata, perché non eserciti la sua funzione illuminatrice nella società. Per questo, la formazione religiosa dei cristiani, e in particolare dei fanciulli e dei giovani, ha un’importanza decisiva nel nostro tempo.

Come è noto, questa formazione dei fanciulli, degli adolescenti e dei giovani si compie principalmente in tre ambiti fondamentali: la famiglia, la comunità parrocchiale e la scuola, sia questa la scuola cattolica o quella pubblica o statale, dove esistono alunni i cui genitori, in virtù del loro diritto, richiedano per i loro figli questa formazione d’accordo con le proprie convinzioni.

Nelle attuali circostanze socio-culturali, non è infrequente che molti fanciulli e giovani soffrano di un certo indebolimento della propria formazione religiosa e spirituale. Perciò è sempre più necessario rendere effettiva, per la sua complementarità, la collaborazione tra i tre ambiti educativi menzionati: da una parte la famiglia, offrendo al suo interno testimonianza della sua fede e trasmettendo i contenuti della stessa e le pratiche di vita cristiana nel focolare domestico; poi la comunità parrocchiale, sotto forma di catechesi sistematica per tutte le età. A questo compito collaborano anche i gruppi cristiani e le associazioni o movimenti apostolici; infine la scuola, a tutti i suoi livelli, come insegnamento religioso che prepara in particolare al dialogo tra la fede e la cultura in armonia con le altre materie e discipline.

Questo insegnamento religioso ha una sua propria identità e un suo innegabile valore nell’ambito della formazione scolastica. Tuttavia, occorre notare che, benché ne sia elevata la richiesta nella società spagnola, sarebbe necessario un sostegno sociale più effettivo, data la sua importanza per l’educazione integrale dell’alunno. D’altra parte, come avete segnalato in ripetute occasioni, le norme legali su questa delicata materia non sono soddisfacenti. È quindi dovere di tutti contribuire affinché sia rispettato in modo effettivo questo diritto fondamentale degli alunni. A questo proposito, il Concilio Vaticano Secondo “rammenta . . . il grave dovere, che incombe sui genitori, di tutto predisporre o anche di esigere, perché i loro figli possano usufruire di quegli aiuti e in armonia con la formazione profana progrediscano in quella cristiana” (Gravissimum educationis, 7).

8. Da parte sua, la scuola cattolica si fonda sul diritto, universalmente riconosciuto, delle persone fisiche e giuridiche a creare e dirigere centri di insegnamento. Questa scuola ha reso fino ai nostri giorni un grande servizio alla società spagnola. Ma adesso deve affrontare restrizioni legali e di altra natura, che la rendono sempre più precaria e che minacciano persino la sopravvivenza stessa di non pochi centri scolastici. Nella situazione attuale e dinanzi alla tentazione di abbandonare questo irrinunciabile compito, i cristiani devono essere pronti a una collaborazione decisa e generosa per mantenere e adeguare questa istituzione educativa, tanto importante per la missione della Chiesa e per la stessa società civile.

Per tutto questo, i genitori e le diverse istituzioni quali le parrocchie e le diocesi, devono fare la loro parte per rendere sempre più efficace l’azione educativa ed evangelizzatrice della Chiesa in campo scolastico, e ciò con impegno tanto maggiore quanto più grandi sono le difficoltà. È auspicabile che le istanze pubbliche, da parte loro, accolgano questi diritti, garantendoli efficacemente mediante la legislazione e le norme di applicazione. Tenendo presente la non confessionalità dello Stato, il sistema scolastico, tuttavia, non può fare a meno di rispettare questi diritti educativi, soprattutto se si considera che, quando sono debitamente tutelati, essi costituiscono un fattore positivo per il bene comune, poiché contribuiscono a preparare cittadini disposti a costruire una società che sia sempre più giusta, fraterna e solidale.

La Conferenza Episcopale e altre istanze della Chiesa spagnola hanno espresso, in ripetute occasioni, il desiderio che il nuovo sistema educativo sia pienamente rispettoso dei diritti degli alunni e dei loro genitori in questa materia, sempre al servizio di tutti gli spagnoli e “non soggetto all’andirivieni dei mutamenti politici” (Assemblea Plenaria, 20 febbraio 1991). Il momento della riforma del sistema educativo è un’opportunità storica e sarebbe deprecabile che questa aspirazione rimanesse frustrata per mancanza di comprensione, il che andrebbe a detrimento di tutti. Ci si augura quindi che si possa migliorare l’attuale situazione e dissipare così questi timori.

9. Il presente e il futuro delle vostre comunità ecclesiali esige che sia prestata una particolare attenzione alla gioventù. Non venite meno al vostro impegno pastorale in favore dei giovani, poiché da essi, da come si identificano nel Vangelo, dipenderà in gran parte il futuro della nuova evangelizzazione. Proponete loro, quindi, ideali elevati e nobili, facendo loro sentire che solo Cristo può soddisfare le ansie dei loro cuori inquieti. Solo quando Cristo è conosciuto e amato come centro della propria vita, è possibile pensare ad una dedizione totale dell’esistenza al suo servizio, e si può affrontare adeguatamente il problema delle vocazioni.

I giovani di oggi, come quelli di epoche passate, sono sensibili e generosi nel seguire Cristo che li chiama. E questo, vivendo il loro impegno cristiano attraverso la comunità parrocchiale o in movimenti apostolici specializzati, oppure attraverso la consacrazione religiosa o il sacerdozio ministeriale, con quel vincolo teologico e canonico del celibato consacrato dal Regno dei cieli, che non ha perso alcuna attualità e vigenza per la Chiesa contemporanea, nei paesi europei o altrove, come è stato manifestato nell’ultimo Sinodo ordinario dei Vescovi.

10. Quale Pastore del particolare settore del Popolo di Dio che gli è affidato, anche l’Arcivescovo castrense compie la sua visita “ad limina”. Insieme ai sacerdoti che collaborano con lui, egli si cura dell’assistenza religiosa e pastorale delle Forze Armate e di Sicurezza e delle loro famiglie.

La Chiesa ha per questi servitori della Patria una particolare attenzione pastorale e promuove un’azione evangelizzatrice, educativa ed assistenziale che corrisponda in maniera adeguata ai bisogni attuali di questo settore della società. È opportuno continuare a coltivare nell’ambito castrense la fede e i valori spirituali che, insieme alle loro famiglie, professano i membri delle Forze Armate e di Sicurezza in Spagna; fede e valori professati senza vane ostentazioni, ma con la profondità e la semplicità di atteggiamento del centurione elogiato da Nostro Signore (cf. Mt 8,9-10).

A questo riguardo, incoraggio i Cappellani castrensi ad un rinnovato impegno in questo legittimo esercizio del ministero sacerdotale, sempre fiduciosi nell’aiuto del Signore, che ha affidato loro questa missione e che offre loro la possibilità di presentare il vero volto di Cristo a tanti giovani che compiono il servizio militare e ai professionisti delle Forze Armate e di Sicurezza e alle loro famiglie.

11. Amati Fratelli, questa è l’ora della speranza cristiana; ora in cui la Chiesa in Spagna deve insegnare agli uomini che il Vangelo di Gesù è valido e si esprime in maniera concreta nella vita di ogni cristiano impegnato e consapevole della sua dignità di figlio di Dio. È l’ora in cui la fedeltà ai principi del Vangelo esigerà, in molte occasioni, rinunzie dolorose e silenziosi martirii, conosciuti soltanto da Dio.

È l’ora della fiducia, in cui è necessario che il grano continui a crescere in mezzo alla terra, affinché un mattino luminoso si trasformi in spiga dorata dai frutti abbondanti.

Nel tornare alle vostre Diocesi, vi prego di portare ai vostri sacerdoti, religiosi, religiose e fedeli il saluto cordiale del Papa, che a tutti pensa e per tutti prega con grande affetto e ferma speranza. Affido all’intercessione della Santissima Vergine le vostre persone, le vostre intenzioni e propositi pastorali, affinché portiate a compimento la missione di una nuova evangelizzazione che prepari i cuori all’avvento del Signore.

A questi desideri unisco la mia preghiera e la mia benedizione apostolica.


Il Santo Padre rivolge un saluto particolare ad un gruppo di fedeli dell’Arcidiocesi di Madrid giunti in pellegrinaggio a Roma per accompagnare i Vescovi della loro Arcidiocesi in occasione della visita canonica.

Signor Cardinale,
Signori Vescovi,
Sacerdoti, religiosi, religiose,
Amatissimi fedeli tutti,

Mi è molto gradito ricevervi questa mattina, pellegrini dell’Arcidiocesi di Madrid, in occasione della visita “ad limina Apostolorum” dei vostri Pastori.

Questo incontro è la chiara espressione dei vostro affetto verso i Pastori posti dal Signore al vostro servizio spirituale, così come è la testimonianza della comunione con il Successore di Pietro. Grazie, dunque, della vostra presenza qui.

Rimangono vive nel mio ricordo le giornate trascorse a Madrid durante la mia visita pastorale in Spagna nel 1982. In quelle intense celebrazioni di fede e speranza ho potuto apprezzare la religiosità e l’amore dei madrileni verso la Chiesa. Valga questo incontro di Roma a incoraggiarvi nuovamente nel vostro impegno di vita cristiana, che si traduca in un dinamismo apostolico che renda sempre più presenti i valori del Vangelo nella società spagnola.

Con questo augurio, e mentre vi raccomando alla protezione materna di Nostra Signora di Almudena, vi imparto la mia benedizione apostolica.

 

© Copyright 1991 - Libreria Editrice Vaticana

 

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