Domenica, 22 dicembre 1991
Cari fratelli e sorelle del nuovo Ospedale “Sandro Pertini” di Pietralata!
1.
Nell’atmosfera spirituale dell’ormai imminente Natale del Signore ho desiderato
di venire a visitarvi, per porgevi gli auguri più cordiali e per assicurare la
mia preghiera, specialmente nella Notte Santa, che ricorda la nascita di Gesù su
questa terra. So che a questa solennità vi siete preparati sotto la guida del
vostro Cappellano, Padre Carmelo Vitrugno, meditando su una frase incentrata sul
mistero natalizio, che suona così: “Gesù Cristo, Figlio di Dio, si è fatto uomo
nel grembo di Maria Vergine, per opera dello Spirito Santo; è venuto, viene e
verrà per abbattere ogni muro di divisione e per insegnarci la collaborazione e
la solidarietà”.
È, questa, una professione di fede sul mistero
dell’Incarnazione e del Natale, ma è pure una meditazione su un aspetto
particolare della venuta di Dio in terra, che è quello di unire gli uomini nella
collaborazione e nella solidarietà, per un’autentica fraternità dei figli di
Dio, redenti in Gesù Cristo. Dio con la sua venuta ha annullato le distanze, si
è abbassato, si è fatto carne umana, è diventato uno di noi, condividendo la
stessa nostra vita. Si è presentato, infatti, nella grotta di Betlemme con la
tenerezza e la debolezza di un neonato bambino per farci “diventare figli di
Dio” (cf. Gv 1, 12).
2. Il Vangelo di questa domenica ci presenta l’episodio di
Maria Santissima, che si mette in viaggio verso una città di Giuda per porsi al
servizio della sua parente Elisabetta, che attende anch’ella un bambino. Questa
premurosa e solidale assistenza, esercitata dalla Madre di Dio, ci porta a
riflettere meglio sulla realtà e sulla funzione degli Ospedali e delle Case di
Cura.
Come fece Maria con Elisabetta, anche in questo Ospedale è al centro delle
preoccupazioni di tutti l’accoglienza amorevole e qualificata degli ammalati. Me
ne compiaccio, perché ciò è in consonanza con quanto insegna la Chiesa. Essa,
infatti, attraverso i secoli, si è fatta sempre “prossima” a coloro che soffrono
nel corpo e nello spirito. Nel corso della sua storia bimillenaria numerosi
Santi e Sante non hanno tralasciato occasione per attuare, in forme varie e
creative, l’assistenza ai malati e agli infermi, specialmente a quelli più
poveri ed emarginati. Così è ancora oggi, in ogni parte del mondo, nonostante le
mutate condizioni dei tempi e l’assunzione di un impegno più diretto nel campo
della sanità da parte dei pubblici poteri.
So che questo Ospedale è stato
progettato con criteri e infrastrutture veramente ad alto livello tecnologico,
che assicurano a tutti i degenti diagnosi sicure e terapie appropriate.
Inoltre
avete cercato di stimolare la collaborazione di tutti, per venire incontro alle
necessità dei malati con vero spirito di servizio e con atteggiamento di
generosa dedizione.
Voi sapete bene che in questi luoghi di cura sono
indispensabili persone che si distinguano non solo per riconosciuta
professionalità, ma anche per un senso spiccato di umanità, di comprensione, di
amicizia e di amore, in maniera che il malato si senta moralmente sostenuto e
confortato in un momento difficile della sua vita, quale è quello della degenza
in Ospedale. Di qui nasce l’impegno per una formazione permanente del personale
sia amministrativo che infermieristico, il quale sappia trasformare l’Ospedale
in una grande famiglia, animata dall’ideale evangelico dell’assistenza
amorevole, esemplata su quella di Gesù, che è venuto “a servire, non ad essere
servito” (cf. Mc 10, 45).
È importante agire insieme, muoversi non individualisticamente, ma con spirito di comunione, nel rispetto delle singole
competenze e nello sforzo di valorizzarle al massimo, affinché si volgano al
bene delle sorelle e dei fratelli ammalati, come pure dei loro familiari, che
vivono con preoccupazione ed angoscia tale evento.
3. Con questi voti nel mio
cuore, chiedo la protezione di Dio per questa famiglia dell’Ospedale di Pietralata e per quanti in esso sono ricoverati.
Si associano a questa
invocazione il Cardinale Vicario, Camillo Ruini, e il Vescovo Delegato per
l’Assistenza Religiosa agli Ospedali di Roma, Monsignor Luca Brandolini, con i
quali saluto tutti voi: Dirigenti, Amministratori, Medici, Infermieri,
Ausiliari, Collaboratori sanitari ed Assistenti spirituali. Saluto, in
particolare, il Commissario Straordinario, Dottor Petti, che ringrazio per le
significative parole che ha voluto rivolgermi, all’inizio di questo incontro
familiare; come pure il Direttore Sanitario, Dottor Moretti, che ha reso
possibile questa Visita pastorale.
Ma è soprattutto a voi, cari ammalati, che
voglio rivolgere il mio cordiale pensiero. Per voi sono venuto qui, in questa
antivigilia del Natale. Per voi, che sentite la nostalgia della casa e tuttavia
dovete accettare di rimanere in Ospedale. Vi auguro una rapida e completa
guarigione, invocando dal divin Redentore, venuto nel mondo nella povertà e
nell’umiltà della grotta di Betlemme, tanta forza di rassegnazione e di
sopportazione per superare presto il male. Confidate nella bontà e nella
provvidenza di Dio, che non abbandona mai nessuno!
La vostra malattia è una
prova ben dolorosa e misteriosa, ma non perdetevi d’animo, perché proprio
davanti al mistero della Culla di Betlemme, cioè al mistero di Dio, che ha
assunto la stessa nostra carne, troverete il coraggio della fede; il Natale vi
offre la possibilità di contemplare la luce divina che libera dalle tenebre
dell’angoscia e di confidare totalmente nella bontà dell’Altissimo, che ha
voluto esprimere visibilmente il suo amore per tutti gli uomini, specialmente
per quanti sono stretti nella morsa del dolore. Riscoprirete così il significato redentivo del Natale, che diventa la festa della gioia: di una gioia interiore,
prima che esteriore, la quale può coesistere anche in mezzo alle lacrime e alla
sofferenza, perché nasce dalla grazia corroborante portata da Cristo, dalla vita
intima con Dio e dalla fiducia nel suo amore provvido e senza limiti.
4. Voi
avete voluto anche dare un segno della vostra cristiana sollecitudine per il
prossimo, offrendo al Papa una macchina per il recupero ematico intraoperatorio,
che potrà essere donata a qualche entità sanitaria di Paesi poveri e
particolarmente minacciati da malattie infettive; ed insieme alla macchina,
avete messo a disposizione la vostra professionalità per addestrare coloro che
dovranno utilizzarla.
Grazie di cuore per questo dono prezioso. Grazie per
l’apertura d’animo che esso manifesta e per il senso di condivisione che
esprime. Sarà mia premura destinarlo là dove maggiore è il bisogno e più grande
la povertà. Come dono di Natale offerto al Bambino Gesù per i suoi fratelli
ammalati, esso ha un grande valore. Il Papa lo ricambia con il suo affetto, che
esprime a ciascuno di voi con la promessa di portarvi nel suo cuore e di pregare
per voi.
Rinnovando con affetto i miei voti augurali per un Santo Natale e per
un prospero Anno Nuovo, volentieri vi imparto la benedizione apostolica, che
estendo ai vostri familiari e a tutte le persone care.
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