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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
ALLA PRESIDENZA DEL CIRCOLO «SAN PIETRO» E AI MEMBRI
DELLA COMMISSIONE PER L'OBOLO DI SAN PIETRO

Sala del Trono - Venerdì, 8 febbraio 1991

 

Carissimi fratelli!

1. Sono lieto di accogliervi per questa udienza divenuta ormai una felice consuetudine e vi porgo il più cordiale benvenuto. In modo particolare saluto il vostro Assistente, Monsignore Ettore Cunial. Ringrazio il Presidente, Professor Marchese Giovanni Serlupi Crescenzi, per le cortesi parole rivoltemi a nome di tutti voi, membri di codesto “Circolo di San Pietro”, ben noto per la generosa attività nei confronti della Sede apostolica e della cara città di Roma.

2. Il presente incontro, in questo contesto, assume un carattere familiare per la stima e l’affetto con i quali il vostro Sodalizio, fin dalla sua fondazione nel secolo scorso, continua ad accompagnare l’azione del Santo Padre.

Voi condividete l’ansia del Papa per il bene di ogni uomo, soprattutto di quello più povero, secondo l’insegnamento di Gesù: “Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi” (Mt 25, 35-36).

Il vostro amore alla Sede apostolica e l’attenzione al prossimo bisognoso, che fanno parte, per così dire, della vostra stessa scelta di vita si esprimono, in maniera concreta, sia nella raccolta dell’Obolo di San Pietro nella Diocesi di Roma, sia nel servizio che voi prestate durante le celebrazioni pontificie. Di tutto ciò vi sono vivamente grato.

Conosco, infatti, bene l’impegno con cui, non soltanto da oggi, andate incontro alle necessità e ai bisogni dei fratelli che vi stanno attorno. Apprezzo la vostra carità attenta alle nuove emergenze, mai paga di soccorrere chi è nella difficoltà e desiderosa, anzi, di trovare nuove forme per aiutare chi vive in situazione di disagio e di sofferenza. Lo attestano le numerose iniziative che hanno via via ampliato il raggio di azione del vostro gruppo, dalla distribuzione dei pasti gratuiti all’offerta di alloggio, dalla promozione di incontri culturali all’assistenza morale e spirituale nelle zone più povere della Città.

3. Dopo la Risurrezione, Gesù appare ai discepoli sulla sponda del lago di Tiberiade e chiede a Pietro per tre volte: “Mi vuoi bene tu più di costoro?”. Ogni volta l’Apostolo risponde: “Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene”. E Gesù: “Pasci le mie pecorelle” (Gv 21, 15ss.). L’amore intenso e fedele verso il Signore deve essere la caratteristica di ciascun cristiano, la testimonianza concreta, capace di rendere manifeste le ragioni che animano il seguace di Gesù nel suo fattivo impegno per costruire un mondo più giusto e accogliente.

Sull’esempio dell’Apostolo Pietro, che sopportò generosamente gravi fatiche per il Vangelo e consumò la sua esistenza col martirio, sappiate anche voi mettervi alla sequela del Salvatore per ricevere da Lui luce e vigore spirituali e per realizzare, senza riserve, il dono di voi stessi ai fratelli.

Con questi voti di cuore imparto a voi e ai vostri cari una speciale benedizione apostolica.

 

© Copyright 1991 - Libreria Editrice Vaticana

 

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