Domenica, 10 febbraio 1991
Saluto la parrocchia della Traspontina, questa parrocchia che vuole essere
“comunità di fede, comunità di comunità”. La saluto con le parole “Sia lodato
Gesù Cristo”. Saluto questa vostra parrocchia soprattutto nella sua generazione
più giovane che è presente qui. Ringrazio per questo incontro, tanto ben
preparato. Il merito è del sistema dell’Oratorio, ereditato soprattutto da San
Filippo Neri, un Santo romano, e poi, nei secoli successivi, da San Giovanni
Bosco. Vi auguro di continuare in questa vostra comunità di bambini e di giovani
che appartengono all’Oratorio parrocchiale. Ho ricevuto diverse domande. Vorrei
esprimervi soprattutto quella che è stata la mia impressione principale entrando
in quest’ambiente. Voi avete cantato “Quanto è bello, quanto è bello . . .”. E
io ho pensato appunto che questa aspirazione verso il bello corrisponde
all’ambiente, corrisponde ai giovani, ai bambini.
E poi, ascoltando le vostre testimonianze, i vostri canti, sono arrivato ad una
conclusione: nella mente e nel cuore, ogni bambino porta in sé tutto quello che
costituisce l’aspirazione divina dell’essere umano, l’aspirazione spirituale,
che viene dal fatto che ogni uomo è creato ad immagine di Dio sin dall’inizio
della sua esistenza, dal suo concepimento. E i piccoli, i bambini, lo esprimono
con più evidenza. È così connaturale per loro aspirare a tutto ciò che è bello,
che è vero, che è buono. Possiamo dire che tutta la profondità metafisica e
teologica dell’essere umano si riscontra più facilmente nei bambini. Capisco
allora perché Gesù ha detto a tutti noi: “Se non diventerete come bambini . .
.”. Cosa augurare a voi, carissimi? Io vi auguro di mantenere, soprattutto di
difendere questo vostro “deposito” spirituale che è tanto ricco. Vi auguro di
difenderlo e di mantenerlo, perché poi con gli anni, con le esperienze, con le
diverse influenze di una civiltà che viene da un altro spirito, molte volte si
giunge a conclusioni contrarie: si vede soprattutto ciò che è brutto, non si
vede più il bene ma si vede il male, si comincia a seguire il male; non si vede
più la verità, ma si vede, si sente, si pensa il falso, si comincia ad essere
falsi, a seguire il falso; non si vede più la bellezza, si comincia a vedere
soprattutto quello che è brutto, si segue ciò che è brutto. Allora, vorrei
augurare a voi tutti, alla vostra comunità e a questa parrocchia, che è
“comunità di comunità”, di preservare questo “tesoro” che ciascuno porta in sé.
E auguro che la parrocchia possa lavorare su ogni persona umana, perché possa
crescere tra queste “piccole” persone umane una “grande” persona umana. Vi
auguro di preservare, di far maturare tutto ciò che è buono, che è vero, che è
bello, e non il contrario.
Diceva una volta San Paolo: non ti lasciar vincere dal male, ma vinci il male
nel bene. Allora, vi auguro questo, e per questo pregheremo insieme, adesso e
durante la visita pastorale, specialmente durante la celebrazione eucaristica
con tutta la vostra comunità.
Una di voi mi ha chiesto che cosa avrebbe fatto il Papa se non fosse stato Papa.
Non so, certamente sarebbe divenuto sacerdote, perché questa è la realtà più
grande di tutte: essere sacerdote “in persona Christi”, per offrire,
sostituendosi a Cristo sacerdote, il suo sacrificio. Certamente, anche se non
fossi Papa, il mio compito principale sarebbe di preservare, di proteggere, di
difendere, di aumentare, di approfondire questa aspirazione al bene, al vero, al
bello. Questo auguro anche alla vostra comunità e a ciascuno dei suoi membri.
Che il vostro Oratorio sia un buon metodo per arrivare a questo scopo.
Al Consiglio pastorale e ai gruppi parrocchiali
Voglio soprattutto ringraziare per questo incontro, per questi doni molto
significativi e per la presentazione molto accurata, adeguata, della vostra
comunità, dell’impegno dei parrocchiani e della parrocchia come comunità viva,
come “comunità di comunità”, comunità di famiglie, comunità di fede, comunità di
generazioni. Ci ha detto il vostro parroco che questa parrocchia è molto legata
a San Pietro, anzi, è una sosta per i pellegrini. Direi di più: molto in San
Pietro dipende dalla parrocchia Santa Maria in Traspontina, specialmente per
quanto riguarda le confessioni. Allora, devo ringraziarvi per questa buona
vicinanza.
E poi mi ricordo che San Pietro e la Madonna del Carmine sono per me luoghi
tradizionali e consueti. Da bambino ho vissuto in una cittadina e in una
parrocchia dove vi era anche un monastero, un convento carmelitano, e dove ho
imparato questa grande tradizione carmelitana che ha le radici nel Vecchio
Testamento, col profeta Elia, e che poi si è rinnovata e ripristinata nel Medio
Evo ed è arrivata sino a noi, fin qui, vicino al Vaticano, e fino a questo Papa
che è legato a questa tradizione carmelitana dai suoi anni più giovanili.
Allora, vi ringrazio per tutto, vi ringrazio per questo impegno dentro la
parrocchia, impegno comunitario e personale: l’uno e l’altro si intrecciano, si
completano. Poi vi ringrazio anche per tutto quello che la vostra parrocchia fa
per i pellegrini di Roma e soprattutto per quelli che qui vengono da fuori
città, italiani e non. Vi auguro una buona continuazione sotto la protezione
della Madonna del Carmine, del suo “scapolare”, come si vede nel Terzo Ordine
Carmelitano.
Alle religiose
È stato detto tutto, non ci sarebbe niente da aggiungere . . . Forse una piccola
cosa va aggiunta. Monsignor Ragonesi, che voi conoscete come Vescovo del Settore
Ovest che circonda il Vaticano, dice: io sono il Vescovo più ricco di famiglie
religiose nel mondo. È un “capitalista” . . ., ha un “capitale spirituale”,
perché il vostro “capitalismo evangelico” è questo, e voi lo rappresentate. È
quel “capitalismo” che non nuoce a nessuno, non toglie niente ai poveri, anzi,
cerca di dare e di offrire tutto. Voi vivete con questa donazione completa,
perfetta, che è propria di Gesù ed è anche propria del mistero trinitario.
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