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VISITA PASTORALE ALLA PARROCCHIA ROMANA DI SANTA DOROTEA

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II

Domenica, 17 febbraio 1991

 

Questo quartiere di Roma ha già dietro di sé non solamente anni, ma secoli di storia. Lo si vede attraversando le strade strette, medioevali. È molto bello.

In questo momento, in questo luogo, lo stesso quartiere di Roma, la vostra parrocchia, Santa Dorotea Martire e giovane, anzi giovanissima. Sono qui radunati, con i genitori, i loro figli, i bambini, anche quelli giovanissimi, che non entrano nel quadro dell’asilo, poi quelli dell’asilo, quelli della scuola elementare, e poi quelli maggiori della scuola media, superiore, forse. Poi, naturalmente, ci sono i gruppi scouts, e non solamente i lupetti e le coccinelle, ma penso anche i superiori. Allora, così il quartiere si presenta giovane. Anzi, direi, che il quartiere si presenta giovane, grazie alla parrocchia. Almeno io lo credo.

Ho visto qui degli strumenti, soprattutto quelli con i quali si suona, le chitarre. Ma poi ho sentito, che tanti vogliono essere strumenti, strumenti della pace. L’uomo non è troppo disposto ad essere strumento: lui vorrebbe essere autonomo, sovrano. Ma qui si vede che cantano con entusiasmo, che vogliono essere strumento della pace, seguendo una grande tradizione di San Francesco. Qui ci sono i Francescani e la sua tradizione è presente come le sue parole.

Strumento della pace: Gesù ha detto diversamente, ma nelle parole della sua predica della montagna – otto benedizioni – “benedetti gli operatori della pace”. Ma lo stesso Gesù, sì, si è fatto strumento, strumento di Dio, della nostra redenzione, della nostra salvezza eterna. Allora, essendo sovrani, essendo autonomi, essendo persone, possiamo anche essere strumento di un bene, come una verità, di un bene che è maggiore di noi. Anzi, questo fa la nostra dignità. Quando ci dedichiamo ad una finalità, ad uno scopo, che è maggiore di noi, che è superiore, e che serve agli altri, come adesso possiamo dire questo bene della pace, che può servire al bene dell’umanità. Giusta pace, certamente! Noi non siamo pacifisti, non vogliamo la pace ad ogni costo. Una pace giusta. Pace e giustizia. La pace è sempre opera della giustizia. “Opus iustitiae, pax”. Ma d’altra parte è anche frutto della carità, dell’amore. Non si arriva alla pace se non attraverso l’amore.

Ecco, queste sono le prime riflessioni che mi vengono alla mente nell’incontro con questa parrocchia di Santa Dorotea, nella sua “faccia” più giovane.

Vi ringrazio per l’accoglienza, per le parole che ho sentito, per i doni che ho ricevuto, ma soprattutto per la vostra presenza, e per la speranza che la presenza giovanile rappresenta per la parrocchia, per il quartiere, per la città, per la Nazione italiana e per tutto il mondo.

È bene che voi vi prepariate ai sacramenti, soprattutto alla Prima Comunione che deve portarvi, bambini, verso il frutto più benefico del vostro Battesimo. La Comunione eucaristica, la partecipazione piena alla Santissima Eucaristia è il frutto più adeguato del nostro Battesimo. Siete tutti battezzati da anni, adesso arriva il tempo per ricevere la Prima Comunione, mentre altri si preparano alla Cresima.

Con questi sacramenti potete diventare strumento più maturo, più degno di questa verità che è verità divina ed umana insieme, che si esprime nella persona di Gesù Cristo, nel suo Vangelo, nelle sue benedizioni

Al consiglio pastorale, alle donne, agli uomini dell’Azione Cattolica e alla Fraternità dell’Ordine Francescano Secolare

Vorrei ringraziare per questo discorso che era bellissimo nella sua parte descrittiva, nella sua seconda parte, che potremmo definire programmatica, e anche nella terza, che era una confessione pastorale. Vorrei aggiungere che neanche io sono romano di origine, ma per me è una consolazione sapere che nemmeno Pietro lo era.

Un’altra consolazione, che si riferisce all’insieme della situazione, è che questo programma è pensato molto bene. Ascoltando queste parole ho pensato: la vecchia Roma, questo Centro antico, Trastevere. Se la gente viene a Roma, come turisti e pellegrini, dove va? Va nei nuovi quartieri? Viene qui. Cerca la vecchia Roma. Questa deve essere una consolazione e un conforto per i cittadini della vecchia Roma, perché la gente non cerca un archivio, ma cerca una testimonianza. Voi vivete dentro una grande testimonianza fatta dalle costruzioni, dalle case, dalle Chiese, dai Santi. Vivendo fisicamente, quotidianamente in questa grande testimonianza della vecchia Roma, una Roma prima pagana e poi cristiana, la Roma di Pietro e Paolo e di tanti Santi e Sante, come la vostra Dorotea, voi dovete sentirvi testimoni, partecipi, consapevoli di questa testimonianza.

Coraggio, nonostante tutte le difficoltà e tutto quanto può opprimere, nonostante tutto questo, coraggio.

Ai carcerati di “Regina Coeli”

Carissimi fratelli di “Regina Coeli”!

Trovandomi vicino a voi, durante la visita pastorale alla parrocchia di Santa Dorotea in Trastevere, desidero inviarvi un cordiale saluto, avvalorato da una particolare preghiera.

Saluto il Direttore, le vicedirettrici, l’Ispettore distrettuale, i membri della Polizia Penitenziaria, i volontari e le volontarie, le suore e tutte le categorie che operano per voi. A tutti esprimo il mio ringraziamento e il mio apprezzamento.

Voi sapete che io vi amo e vi seguo con affetto. Conosco le vostre sofferenze e i vostri disagi, come pure le preoccupazioni delle vostre famiglie e dei vostri cari.

Sappiate valorizzare questo tempo di privazione della libertà per una riflessione profonda sulla vostra vita e sul vostro futuro. Abbiate il coraggio, qualunque sia la vostra situazione, di cambiare il vostro cuore. Chiedete a Cristo, anche Lui imprigionato, la forza di portare con amore la vostra croce. Vi auguro che arrivi presto il giorno in cui potrete riacquistare la libertà e tornare in seno alle vostre famiglie.

La Chiesa ha sempre avuto per le persone che vivono nel carcere un amore particolare e leale. Sapete per esperienza come i Cappellani vi amino e, nei limiti delle loro possibilità, vi aiutino, condividendo i giorni della vostra attesa e della vostra speranza.

Siamo in tempo di Quaresima. Sappiate anche voi, in questo periodo di preparazione alla Pasqua, stare vicino a Cristo che soffre per amore degli altri, e che risorge per la loro gioia e per la loro liberazione.

Vi benedico di cuore tutti.

Agli abitanti del quartiere

A tutti i trasteverini, voglio ringraziarvi per la buona accoglienza e augurare una buona Quaresima, una buona preparazione alla Santa Pasqua, alle vostre famiglie e a tutti i cittadini di Trastevere, non solamente a quelli di questa parrocchia.

 

© Copyright 1991 - Libreria Editrice Vaticana

 

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