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PAROLE DI GIOVANNI PAOLO II
AL TERMINE DEGLI ESERCIZI SPIRITUALI

Sabato, 23 febbraio 1991

 

Sia lodato Gesù Cristo,

“Agimus tibi gratias, Omnipotens Deus, pro universis beneficiis tuis; pro beneficio huius hebdomadae”: ringraziamo per la grazia di questa settimana che ci è stata data qui in Vaticano, in questa Cappella dedicata alla Vergine “Redemptoris Mater”.

Ringraziamo poi il nostro Predicatore, per la testimonianza che ci ha portato e con cui ci ha guidato durante tutti questi giorni. Lo ringraziamo per il dono di una fede profondamente vissuta, fede dei misteri, vissuta quasi dentro questi misteri, questi “magnalia Dei”, che sono in Dio ma a cui noi siamo chiamati a partecipare.

Gli siamo grati per questa partecipazione vissuta nei “magnalia Dei”, per questa fede profondamente trinitaria, cristocentrica, pneumatologica e mariana. Lo ringraziamo perché per tutti noi è stato un grande dono questa sua fede e questa sua testimonianza, arricchita attraverso studi larghissimi -abbiamo ammirato anche questo aspetto della sua preparazione, della sua maturità spirituale -ma ancora di più vissuta attraverso l’esperienza pastorale. Quanto ci hanno toccato e commosso i diversi esempi, sempre presi dalla vita quotidiana, dalla vita più profonda delle persone vicine e lontane, a cominciare dalla casa paterna, e poi attraverso le sue diverse mansioni pastorali, nell’università, nel seminario.

È stata per tutti noi una grande esperienza, oserei dire, un grande bagno di fede viva e vissuta e poi trasmessa “contemplata aliis tradere”.

Tutto questo ci ha portato davanti agli occhi, meglio davanti ai nostri cuori, nel momento in cui il mondo si trova di nuovo fra alternative radicali, e lo sentiamo. La Chiesa partecipa a questa radicalità delle alternative, è consapevole che la sua missione non può essere altra che questa. E lo ringraziamo: ringraziamo te, carissimo nostro predicatore e confratello nell’Episcopato, ti ringraziamo per averci indirizzato questi Esercizi, queste meditazioni, così direttamente a noi, per aver parlato a noi come Santa Sede, come ministero petrino, per averci incoraggiato in questo compito primaziale e universale, compito ministeriale: “Servus servorum”.

La giornata di ieri, specialmente, è stata per noi, come comunità della Curia Romana, come Santa Sede, molto importante. Ringraziamo per tutto questo. Ci hai evocato la prima comunità apostolica, quella di Gerusalemme, che viveva la fede delle nostre origini, nella preghiera, “in fractione panis”, ascoltando le parole e gli insegnamenti degli Apostoli. Quella comunità primitiva di Gerusalemme, tramite le tue parole, è stata trasferita qui, in questa Cappella “Redemptoris Mater”. Anche la prima comunità apostolica di Gerusalemme era come una Cappella costruita attorno alla “Redemptoris Mater”. Ringraziamo perché ci hai insegnato come creare il clima della Grazia per ogni momento, per ogni giorno. Gli Esercizi Spirituali sono certamente giorni privilegiati in cui il clima della Grazia divina riempie tutto. Vengono, poi, altre settimane, altri periodi: bisogna che anche questi periodi e questi giorni siano riempiti della Grazia divina, che la Grazia sia vissuta da noi della Curia Romana, da ciascuno e da tutti, in comunione fraterna, ma nella partecipazione dell’altissima e profondissima comunione trinitaria.

Vogliamo cantare il “Magnificat”, per concludere. Non si può concludere altrimenti se non ripetendo le parole con cui Maria -che è per noi modello della cristiana e della discepola di suo Figlio e nello stesso tempo nostra Madre spirituale, la “Redemptoris Mater” -ringrazia. Noi non possiamo concludere in modo diverso se non ringraziando: “Agimus tibi gratias”.

 

© Copyright 1991 - Libreria Editrice Vaticana

 

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