Domenica, 24 febbraio 1991
Ai bambini e alla popolazione del quartiere
Saluto di cuore, nel
nome di Cristo, questa parrocchia. Saluto nel nome della Santissima Trinità, la
parrocchia romana dedicata alla Santissima Trinità. Saluto tutti i presenti,
tutti i componenti di questa parrocchia, nelle case più vicine, ma anche nelle
case più lontane. Tutti sono abbracciati dalla stessa realtà ecclesiale e
soprannaturale. Tutti sono battezzati, o spero quasi tutti, nel nome della
Santissima Trinità, nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
I
primi ad accogliere il Papa sono i bambini e i giovani. Questi sono più vicini
al loro battesimo e così si capisce meglio perché sono i primi ad accogliere il
Papa, il Vescovo di Roma, che porta la missione di battezzare e di annunciare il
battesimo per la salvezza, nel nome della Santissima Trinità.
Mi ha accolto bene
il vostro parroco anche a nome dei suoi collaboratori. Poi, tra i parrocchiani,
primi ad accogliermi sono stati i bambini, i più giovani. Io li ringrazio di
cuore. Mi hanno salutato non solo con le parole ma anche con i segni
significativi. Certo la colomba è un segno molto significativo. È un segno
biblico. Sappiamo bene che la colomba, durante il battesimo di Gesù nel
Giordano, ha simboleggiato la presenza dello Spirito Santo.
Accanto alla colomba
mi hanno offerto anche un pallone da calcio. Questo non è tanto un simbolo
biblico. Ma se vogliamo leggere la Sacra Scrittura, specialmente le Lettere di
San Paolo un po’ più attentamente, lo troveremo. San Paolo parlava di coloro che
corrono nello stadio, non parlava dei calciatori, ma parlava comunque degli
sportivi. Ciò è molto significativo, perché l’Apostolo voleva dire che la nostra
vita cristiana è anche una corsa verso uno scopo, verso una meta. Questa meta è
sempre superiore a noi, perché è Dio stesso.
I bambini hanno poi lasciato andare
i loro palloncini verso il cielo e così il simbolo è stato chiaro.
Tutto quello
che volevano dire con le parole, lo hanno detto anche attraverso i simboli, con
i regali, con i doni offerti al Papa.
Quando ho visto i palloncini salire verso
il cielo, ho pensato subito alla parola liturgica “sursum corda”, in alto i
nostri cuori. Io vorrei augurare alla vostra comunità, dedicata alla Santissima
Trinità, guidata dai Padri Stimmatini, questo “sursum corda”, vorrei augurare di
non dimenticare di vivere con questa trascendenza, con questo atteggiamento
spirituale, di superare tutto quello che è solo transitorio, solo materiale,
solo terreno. Vi auguro di vivere con l’apertura verso Dio, Uno e Trino, verso
la Santissima Trinità. Questo è il frutto del nostro battesimo. Siamo stati
battezzati nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, nel nome della
Santissima Trinità.
Così, già dall’inizio, è inserita nel nostro animo, questa
apertura verso Dio trinitario, perché Lui è la nostra meta, Lui è la felicità e
la finalità ultima alla quale dobbiamo attingere.
Cercate questa strada tutti insieme nella vostra comunità, aiutatevi
reciprocamente, collaborate con i vostri sacerdoti. Avete lo spirito del
Battesimo, lo spirito degli Apostoli, il vero spirito cristiano che deve
permeare tutta questa comunità, questo ambiente, le case, i negozi, gli uffici,
tutto quello che è umano e necessario, ma che è terreno. Noi non siamo qui per
sempre. Per sempre saremo nella Santissima Trinità.
Al Gruppo “Caritas”
Grazie per questo incontro, per queste parole
introduttive e per il dono molto significativo. “Ubi caritas et amor, Deus ibi
est”. Queste parole contengono una verità fondamentale e fondante per la Chiesa,
perché la Chiesa è di Dio, esiste per far presente Dio e non ci si riesce senza
carità.
Il vostro primo parroco mi ha presentato questo ingegnere dicendo che ha
fatto le fondamenta di questa chiesa. Ringraziamo tutti il costruttore della
vostra chiesa parrocchiale, il costruttore della struttura visibile.
Le
fondamenta invisibili, invece, sono sempre nella carità. “Ubi caritas et amor,
Deus ibi est”, la Chiesa è dove è la carità. Così tutte le persone presenti, le
signore soprattutto, sono quelle che costruiscono la Chiesa, non come struttura
visibile, ma come opera divina, anzi, come qualcosa che deve trascendere la
terra, perché solo la carità non muore. Così ci ha detto San Paolo. La
dimensione dell’eternità si trova nella carità. Così si spiega anche
definitivamente perché dov’è carità e amore lì c’è Dio. Perché Dio è l’eterno,
ciò che non passa, che è sempre. La carità ci fa vivere in Dio. Qui, sulla
terra, fa vivere Dio tra noi, nella nostra realtà terrena, umana, ecclesiale.
Al
Consiglio Pastorale
Grazie per le parole
rivoltemi e per l’invocazione alla pace nell’ora attuale. La Chiesa come
sappiamo e professiamo, è apostolica, vuol dire fondata sugli Apostoli. Questo
fondamento non è solo un passato, un inizio, esso appartiene sempre alla natura
stessa della Chiesa che è sempre apostolica sebbene i dodici Apostoli siano
scomparsi quasi due millenni fa.
La Chiesa è rimasta apostolica e così rimane in
tutte le sue dimensioni, come Chiesa universale, come Chiesa particolare,
diocesana, come le diverse porzioni di questa Chiesa particolare: le parrocchie.
Ogni Chiesa è apostolica. Anche la parrocchia ha la sua identità apostolica.
Io
dico tutto questo soprattutto per spiegare i diversi impegni che mi sono stati
presentati con le persone. Sono diverse forme di apostolato, tra queste forme
c’è per esempio la catechesi, ma c’è anche la sollecitudine per gli affari
economici della parrocchia. Tra queste forme c’è l’assistenza, nelle sue diverse
forme, ma c’è anche lo sport. Si vede come il concetto stesso dell’apostolato è
largo e quante sono le attività, i problemi, le realtà umane che possono
scoprirsi come appartenenti all’apostolato. È vero che gli Apostoli erano dodici
e talvolta sono caratterizzati semplicemente con questa cifra, “i Dodici”.
Questo vuol dire che, anche se naturalmente vale ciascuno di loro, Pietro,
Andrea, Giovanni, Paolo, essi valgono nell’insieme. Quando sono insieme già
costituiscono un Consiglio. Ciò si comprende dall’inizio, negli Atti degli
Apostoli. Si vede in diversi momenti, come già prima della Pentecoste,
nell’elezione del dodicesimo, Mattia.
Ma il momento chiave degli Atti degli
Apostoli che esprime questa collegialità, questo insieme dei dodici e della
Chiesa attraverso di loro, è il cosiddetto Concilio Gerosolimitano, intorno
all’anno 50, all’inizio, quando la Chiesa cominciava a diffondersi, non solo tra
il popolo israelitico, ma anche fuori, tra i pagani.
Il problema era come
costruire questa chiesa che si inseriva nelle comunità pagane, nelle isole e
nelle città, specialmente attraverso l’apostolato di Paolo. Per l’apostolato
della Chiesa è molto importante il Consiglio. Gli atti supremi di questi
Consigli che sempre contano per l’apostolato della Chiesa, sono i Concili
ecumenici, come lo è stato il Vaticano II.
Ma per lo stesso scopo sono
importanti anche altri Consigli, per esempio i Sinodi, come il Sinodo di Roma,
ma anche i Consigli parrocchiali. Io penso che la Chiesa, dopo il Concilio
Vaticano II, è entrata nel binario più conforme al suo carattere apostolico,
proprio con questi Consigli. Essi esprimono l’insieme della Chiesa, della Chiesa
parrocchiale, come in questa parrocchia della Santissima Trinità, ma allo stesso
tempo, essi fanno ciò che è specifico dell’apostolato, degli Apostoli. Sono
consapevoli responsabili per la missione.
I Consigli pastorali, come il vostro
consiglio, vogliono significare che la Chiesa non vuole essere un’assemblea
passiva, ma vuole essere attiva, inviata, vuole vivere la sua missione, come
l’ha vissuta dall’inizio. Gesù ha inviato gli Apostoli. Lo stesso termine
“apostolico” vuol dire “inviato”.
Vi ringrazio per questo incontro e per tutto
quello con cui contribuite allo sviluppo della parrocchia della Santissima
Trinità, per la vostra partecipazione, per la vostra collaborazione con il
parroco e con i suoi collaboratori e vi auguro di approfondire sempre di più
questa sua identità apostolica, identità basata sull’apostolato, l’apostolato
dei Dodici e, in ultima analisi, basata sull’apostolato dell’unico Apostolo che
era Gesù, unico Apostolo di Dio, il Figlio inviato dal Padre.
Agli anziani
Grazie per questo incontro con gli anziani. Ma cosa vuol dire
anziani? Se si tratta della cosiddetta Terza Età, anch’io già vi appartengo
statisticamente. Ma cosa vuol dire anziano? Anziano vuol dire, e questo è più
importante, esperienza, frutto di maturità. Molte volte anziano significa anche
solitudine, abbandonato dai più giovani, dalle coppie che vanno oltre per
formare altrove la loro famiglia. Anziano vuol dire anche un’altra gioventù.
Diventare anziano, non dico invecchiare, vuol dire anche ringiovanire, tornare
alla giovinezza. Come capire altrimenti le parole di Cristo “se non diventerete
come i bambini”? Sono parole dette alle persone mature, anzi alle persone
anziane, a quelle di 102 anni. Auguro a tutti i presenti, vi auguro di cuore, di
diventare come i bambini, perché è loro il Regno dei Cieli.
Ai giovani
Grazie per questo incontro. Prima vi ho sentito nella
chiesa, ho sentito il coro che eseguiva canti e guidava l’assemblea durante la
celebrazione eucaristica. Vi ringrazio per questo e mi congratulo con voi,
ricordando con Sant’Agostino che chi canta prega due volte. E ciò vuol dire che
se noi abbiamo pregato per una Messa è come se voi aveste pregato per due Messe
grazie al vostro canto.
Sono contento di vedervi tutti insieme in questa
parrocchia. Sì, può sembrare che la parrocchia, la diocesi, la Chiesa siano
strutture. Ma, vedete, quello che più intimamente è umano non può non essere
anche strutturato.
Anche ciò che è spirituale può essere anche in un certo senso
materializzato, grazie alla nostra natura umana; noi non siamo spiriti puri, noi
non sappiamo come vivono gli spiriti puri. Sappiamo un po’ dalla Rivelazione
come vive quello Spirito più perfetto che è Dio, e sappiamo, sempre dalla
Rivelazione, che lui vive appunto nella comunione. Unità vuol dire comunione;
Uno e Trino; una comunione di più persone che tutte sono lo stesso Dio, più
persone che costituiscono l’Unica Persona.
Tornando al nostro livello umano
tutto ciò che è spirituale nell’uomo è, nello stesso tempo, materiale,
materializzato, incarnato. Anzi il mistero grande, centrale della nostra fede è
l’Incarnazione del Dio Figlio, del Dio Verbo incarnato. Ogni uomo è in qualche
misura Verbo incarnato, spirito incarnato, ha cioè una sua dimensione, la sua
realtà spirituale che trascende la sua materia; ma ha anche la sua dimensione
materiale che è determinata da una struttura visibile per entrare in contatto,
in relazione spirituale con gli altri.
E così la parrocchia serve alla comunione, alla comunione delle persone; la
parrocchia, la Chiesa, anticipa la Comunione dei Santi. La Chiesa non è altro
che l’anticipazione della Comunione dei Santi.
Io vi auguro di approfondire sempre più il mistero della Chiesa. Quel mistero
cioè, in cui siete presenti, anzi voi siete questa Chiesa, voi siete questa
Chiesa, non siete solamente presenti: voi, con il vostro essere, con la vostra
esistenza umana e cristiana siete questa Chiesa.
Vi auguro di
approfondire più la realtà di questa Chiesa nelle sue diverse dimensioni, di
vivere questa Chiesa e di amarla sempre più. E lo faccio con una finalità
speciale perché nella Chiesa è presente Gesù Cristo. È poco dire che è presente:
la Chiesa è Lui e Lui è la Chiesa. Diceva San Paolo che la Chiesa è il Corpo di
Cristo. Vuol dire che la Chiesa è Cristo e Cristo è la Chiesa. In questa Chiesa,
Cristo è per ciascuno di noi, è quello che ci rivela con il Padre questo mistero
più sublime e più spirituale che è Dio, che è unità, che è comunione: Padre,
Figlio e Spirito Santo. Ma nello stesso tempo quel Verbo Incarnato, Cristo, ci
rivela, a ciascuno di noi, l’uomo; non solo ci rivela Dio, ma ci rivela anche
l’uomo, la persona umana, ci dice cosa vuol dire essere una persona umana, un
altro spirito incarnato.
Per questo vi auguro di progredire sempre, di maturare sempre nella conoscenza
di Cristo perché attraverso questa conoscenza di Cristo voi potete conoscervi
meglio, anzi potete apprezzarvi, potete sapere quale è il vostro lavoro, cosa
valete. L’uomo è un essere molto fragile. Molte volte perde la consapevolezza
del suo valore, di quanto vale. Molte volte si lascia vincere dalla depressione;
molte volte si vota all’autodistruzione perché non vede gli orizzonti della
vita, del suo essere, della sua personalità, della sua umanità.
Io vi auguro, e questo è il mio desiderio più ardente, che ciascuno di voi,
giovani di Roma, possa fare la conoscenza di Cristo e attraverso Cristo la
conoscenza di se stesso. Questa conoscenza non è teoretica: sì, è anche
teoretica, cioè è anche una conoscenza che si deve esprimere attraverso
concetti, riflessioni, studi, parole, scritti, con i canti e con il Vangelo. Ma
è soprattutto una conoscenza che si esprime attraverso la testimonianza.
Cristo vi vuole testimoni. “Sarete i miei testimoni”. In un momento decisivo
della vita giovanile viene il sacramento della Cresima: questo sacramento ha
come parola d’ordine la testimonianza. “Sarete i miei testimoni”: questo è il
momento in cui Cristo dice a ciascuno di noi, già battezzati, già nutriti del
suo Corpo eucaristico, “Devi essere il mio testimone. E con questa testimonianza
di me sarai anche tu maturo”, perché le due cose vanno insieme. Cresima, dunque,
testimonianza e maturità: le cose vanno insieme. Io vi auguro questo. Questo è
il momento della vostra vita, il momento proprio, il “kairós” divino della
vostra esistenza umana. Siete o nel clima di preparazione della cresima o nel
momento che la segue immediatamente: questo è il momento della vostra vita.
Cercate di riflettere su questa realtà. Cristo dice “Sarete miei testimoni”:
Cristo vuole che ciascuno di voi sia suo testimone, attraverso questo vuole
anche te stesso, nella tua maturità spirituale e corporale, nella tua maturità
umana e cristiana, nella tua maturità civica, nella tua maturità vocazionale.
Vocazionale perché è vero che ci sono le vocazioni religiose nella Chiesa, e
sono molto importanti e fondamentali, ma ciascuno ha una sua specifica
vocazione. Testimonianza e vocazione cristiana ecco le riflessioni che volevo
condividere con voi.
©
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