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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI SUPERIORI GENERALI CHE
OPERANO IN AMERICA LATINA

Giovedì, 10 gennaio 1991

 

Eminenza,
Carissimi fratelli e sorelle
,

Sono particolarmente lieto di potermi oggi incontrare con Lei e con una qualificata rappresentanza di Superiori e Superiore Maggiori di Congregazioni Religiose che hanno molti membri dediti al lavoro apostolico in America Latina.

Nello spirito di questo affetto per la Chiesa che accomuna volontà e sentimenti, sento il dovere, come successore del Capo del Collegio apostolico a cui Gesù ha affidato l’unità e la guida del suo gregge, di mettervi a parte dei sentimenti di gioia e di qualche preoccupazione circa la presenza e l’attività dei Religiosi in quel continente.

In primo luogo, la vostra presenza, come responsabili di famiglie religiose molto diffuse in America Latina, mi fa rivivere momenti toccanti e indimenticabili, vissuti negli incontri con le vostre comunità in occasione dei miei viaggi apostolici. In voi vedo oggi i rappresentanti di numerose schiere di uomini e donne che, nella fedeltà al carisma della propria Congregazione, si sono consacrati a Cristo e hanno, poi, anche contribuito grandemente all’opera dell’evangelizzazione dell’America Latina. Essi sono diventati così pionieri di una nuova civiltà originata dalla parola del Signore e dal sacrificio della Croce, e nella quale la legge suprema è quella dell’amore. Essi hanno contribuito efficacemente a seminare il germe, poi cresciuto in albero rigoglioso, delle Chiese particolari che oggi si presentano dinanzi a noi nella loro giovanile vitalità.

In voi io vedo e saluto oggi le decine di migliaia di Religiosi e Religiose che, dopo aver lasciato terreni, casa, padre, madre, fratelli e sorelle, con generoso impegno ed abnegazione annunciano con la parola e con la loro vita la Buona Novella del Regno di Dio, strumenti che traducono in opere l’amore di Dio e la sollecitudine della Chiesa verso l’uomo latinoamericano, come ho scritto a tutti i Religiosi e Religiose dell’America Latina nella Lettera apostolica del 29 giugno scorso (Ioannis Pauli PP. II, Epistula Apostolica «Los caminos del Evangelio», 3, die 29 iun. 1990: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, XIII/1 [1990] 1704-1705). Ho ben presente il loro lavoro umile e nascosto, al servizio di una umanità povera, spesso dimenticata ed abbandonata. È questa una presenza benedetta, preziosa agli occhi del Signore. Essi, fedeli e validi collaboratori delle Chiese particolari, seguono gli orientamenti dei loro Pastori, cui compete come successori degli Apostoli di governare la porzione del popolo di Dio loro affidata, sia in modo diretto sia in forma congiunta (desidero ricordare ora in particolare le Assemblee Episcopali di Medellín e di Puebla) e si sforzano di tradurre in gesti concreti e in azione pastorale l’amore preferenziale che la Chiesa, seguendo l’insegnamento del Maestro Divino, nutre verso i più poveri e i più bisognosi.

In questo incontro che ci presenta nuovi orizzonti per la vita della Chiesa in America Latina e offre al mio animo motivi di vero conforto, non posso non rendervi partecipi della mia viva preoccupazione per alcuni aspetti meno rassicuranti, che incidono profondamente nella vita dei Religiosi e causano negative ripercussioni anche in seno a tutta la comunità ecclesiale. Ai legittimi responsabili del governo delle Chiese particolari tutto il gregge deve docilità e fedeltà come insegna la fede cattolica, ma è soprattutto dovere dei Religiosi di circondare i Pastori “con spirito filiale di riverenza e di affetto”, come leggiamo nel Decreto conciliare Perfectae caritatis (Perfectae caritatisn. 6). Ivi pure vi è il pressante appello ai Religiosi: “Sempre più intensamente vivano e sentano con la Chiesa e si mettano a completo servizio della sua missione” (Perfectae caritatis, 6).

Purtroppo ci sono fondati motivi per affermare che non soltanto alcuni gruppi di Religiosi non sono solleciti nel ricercare e fomentare questa comunione ecclesiale, che il Signore ha voluto affidare alla guida degli Apostoli e dei loro successori, ma non di rado promuovono iniziative parallele, quando a volte non apertamente contrarie alle direttive del Magistero Ecclesiastico. Le Federazioni Nazionali dei Religiosi e delle Religiose e la stessa CLAR (Confederazione Latino Americana dei Religiosi) sono organismi molto utili per promuovere una più efficace collaborazione per il bene della Chiesa (Perfectae caritatis, 23). Però le direttive date per il loro retto funzionamento non sono state sempre accolte con generosa docilità. E ciò, ovviamente, è stata causa di preoccupazione e di dolore.

In un momento così significativo per la vita della Chiesa, mentre ci prepariamo a celebrare il V Centenario della evangelizzazione del Nuovo Mondo, mi sta particolarmente a cuore condividere con voi e, per mezzo vostro, con tutti i Religiosi impegnati nella costruzione del regno di Dio in America Latina, la sollecitudine per il bene della Chiesa in quel continente, a noi tutti caro. La comunione ecclesiale è un bene che va difeso e promosso da tutti, nel rispetto della missione propria di ogni membro del Corpo Mistico di Cristo. Rivolgo pertanto un vibrante appello perché tutte le Famiglie Religiose presenti in America Latina, in piena sintonia e filiale sottomissione ai Vescovi e al Papa, si impegnino “per la nuova evangelizzazione” di quel continente.

La Vergine di Nazaret ci insegni con i suoi esempi di umiltà e docilità a donarci senza alcuna riserva alla causa del suo Divin Figlio e della Sua Santa Chiesa!

Al termine del discorso, il Papa aggiunge le seguenti parole:

Sono molto grato per questa visita come anche per questa riunione di due giorni. Sapendo, soprattutto grazie ai Vescovi che vengono per le visite “ad limina”, delle difficoltà che incontrano e dato che, negli ultimi anni, erano soprattutto Vescovi dell’America Latina, si è pensato di cercare rimedi nel contesto della comunione ecclesiale e si è visto subito che il modo più opportuno era quello di coinvolgere in questa nostra preoccupazione i Superiori religiosi: in un certo senso tutti i Superiori religiosi, ma soprattutto quelli che sono più rappresentati in America Latina, cioè le comunità più presenti in quel continente. Ciò significa anche agire insieme, operare insieme, riflettere insieme e prevedere insieme i mezzi da adottare. Il problema è importante: si tratta, infatti, della “optio pro pauperibus”, dell’opzione preferenziale per i poveri.

Io penso che il Papa e tutti i Vescovi hanno lo stesso spirito e che, nello stesso spirito, si siano sempre pronunciati e anche comportati. Ma si tratta di mantenere, di rendere manifesta la buona volontà di noi tutti, di noi Pastori, e di fare di tutto per mantenere la coesione del corpo ecclesiale, per non staccarsi, per non creare un modo di agire parallelo.

Questo è un problema che ci preoccupa da tempo e che si può risolvere con la buona volontà, che certamente non manca, con la grazia di Dio, con l’opera dello Spirito Santo, e riferendosi anche alla stessa natura della vocazione religiosa, della vita consacrata. Spero che come in questi giorni, in cui i carissimi Superiori e le carissime Superiore Maggiori ci hanno assistito in questa riflessione comune, così anche in futuro potremo contare sulla vostra collaborazione, perché si tratta di una realtà nostra: “Res nostra agitur”, non ci sono diverse “res”, separate, ma è una “res” nostra, cioè il Vangelo, la Chiesa e la sua missione. Ciò vale soprattutto in questo momento così importante per l’America Latina che si avvicina al V centenario dell’evangelizzazione, un momento esaltante, ma anche difficile, perché sappiamo bene che questo centenario incontra critiche da parte di alcuni ambienti, i quali non vedono gli aspetti positivi ma solo quelli negativi. Speriamo che questo primo passo, che era necessario, risulti anche utile.

 

© Copyright 1991 - Libreria Editrice Vaticana

 

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