Venerdì, 11 gennaio 1991
Signor Presidente,
Signore, Signori,
1. Sono felice di accogliervi in occasione del colloquio che vi vede riuniti a
Roma, dietro invito dell’Unione dei Giuristi cattolici italiani e sotto il
patrocinio dell’Unione internazionale dei Giuristi Cattolici, con la
partecipazione di numerose personalità della Curia romana.
Avete scelto per argomento un tema fondamentale: “Diritto naturale e diritti
dell’uomo all’alba del XXI secolo”. Sono lieto di vedere specialisti cattolici
altamente qualificati dedicare del tempo per chiarire insieme nozioni di
primaria importanza, che riguardano direttamente la concezione cristiana
dell’uomo e dei suoi diritti, oggi come ieri.
Nel quadro di un’udienza necessariamente breve, mi limiterò a qualche
osservazione ispirata dallo stesso programma dei vostri lavori. Si osserva
subito che avete unito in modo adeguato le vostre ricerche sul diritto naturale
come fondamento universale in tutti i campi del diritto con un esame dei valori
e dei principi che ispirano la regolamentazione secondo il diritto della vita
sociale a livello statale e di comunità internazionale.
2. Nella nostra epoca, è evidente per tutti che la “famiglia umana” soffre a
causa di numerose violazioni del diritto, di continui attentati alla dignità
della persona; di una ingiusta ripartizione delle risorse di ogni tipo, di
conflitti che dilania molti popoli. E allo stesso tempo, la coscienza di formare
una vasta comunità, fondata sull’uguale dignità delle persone, la sete di
giustizia e di pace per l’umanità intera, fanno progredire in modo limitato ma
reale verso una riconciliazione e un’unità che possiamo considerare accessibili
e non più come delle utopie.
In una parola, si tratta di costruire, e su delle solide basi un’unità
armoniosa. Si pensa subito al riconoscimento “universale” dei diritti dell’uomo.
Ma, per assicurarne la crescita è fondamentale che si metta in luce il diritto
naturale, che si potrebbe definire come la verità del diritto.
Il diritto naturale, lo sapete meglio di chiunque, non offre al legislatore
norme specifiche, poiché esse vanno perfezionate incessantemente. Esso non
pretende di costituire di per sé un codice di comportamento sociale eterno e
slegato da ogni rapporto con la storia. Ma esige che, nei diversi campi
dell’esistenza, sia garantita la libertà umana. Piuttosto che esercitare un
controllo sul diritto positivo, il diritto naturale tende a esprimersi
concretamente in esso e a vivificarlo. Ed è per questo che resta valido, anche
dove le più gravi violazioni colpiscono l’uomo, come testimoniano il coraggio e
la grandezza di tanti eroi che i peggiori tiranni non hanno mai potuto
schiacciare.
3. I drammi vissuti dalle ultime generazioni hanno comportato, per una sana
reazione, un maggiore riconoscimento dei diritti umani. Questi entrano nella
coscienza di ciascuno; sono meglio percepiti come universali, naturali,
inviolabili, insomma, come il bene comune dell’umanità. A questo proposito, il
compito dei giuristi di oggi non consiste solamente nel cooperare per la
promozione e la difesa di tali diritti, ma piuttosto nel renderne ragione in
modo convincente e nello stabilirne le basi. Spetta ai giuristi, soprattutto,
smascherare le tentazioni, che possono ancora manifestarsi, di non vedere nei
diritti dell’uomo che delle opzioni, senza altra garanzia che un consenso
filantropico abbastanza vago o una volontà politica aleatoria.
La riflessione sul diritto naturale si avvicina sempre più al suo fine quando
giunge a riconoscere nell’uomo la sua qualità di persona. Su questo punto, la
fede ci dà una luce decisiva, poiché ci insegna che l’uomo viene chiamato ed
elevato da Dio, suo Creatore, alla condizione di figlio. La Buona Novella
annunciata da Cristo significa la fine di una prigionia: i legami che incatenano
l’uomo nel suo rifiuto di amare e di comunicare sono spezzati. Attraverso l’atto
supremo dell’amore, che Dio ha compiuto nel suo Figlio, l’uomo è ristabilito
nella sua dignità e nella sua capacità di amare e di comunicare. Aperti a questa
importante prospettiva sul destino ultimo della persona umana, voi saprete
meglio riconoscere e definire, sul cammino, le linee generali che pone il
diritto.
4. Signore e Signori, è con questo spirito che vorrei
incoraggiarvi nel vostro lavoro di questi giorni come nelle vostre molteplici
attività giuridiche. Sarete guidati nelle vostre riflessioni dallo Spirito del
Dio di giustizia. “Giustizia e pace si baceranno”, dice il Salmista (Sal
85, 11). Al termine del secondo millennio auguro a voi, giuristi cattolici, di
aiutare la famiglia umana ad avvicinarsi a questo obbiettivo, diventando più
solidale e prendendo più viva coscienza della propria vocazione.
Di tutto cuore vi imparto la mia benedizione apostolica e prego il Signore di
proteggervi lungo il cammino con la grandezza della sua giustizia, la dolcezza
della sua misericordia e la forza del suo amore.
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Copyright 1991 - Libreria Editrice Vaticana