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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI DIRIGENTI DEI LABORATORI
MEDICO-CHIRURGICI «SURGIKOS»

Venerdì, 18 gennaio 1991

 

Signor Direttore generale,
signore, signori
,

È con gioia e con spirito sincero che oggi vi ricevo e vi accolgo in questa casa dove, in larga misura, i vostri timori si uniscono alle inquietudini della Chiesa.

La vostra professione consiste nel formare chirurghi e le loro équipes che operano nell’ambiente ospedaliero per il miglior sfruttamento possibile dei prodotti realizzati presso i vostri gabinetti, i Laboratori Surgikos -Francia. Vi dedicate anche ad una attività che si rivela scientifica e pratica allo stesso tempo, tutto per il bene dei malati e con l’aiuto della comunità medica.

Rendo omaggio alla vostra competenza e al vostro spirito di sacrificio, perché lo mettete al servizio delle vostre sorelle e dei vostri fratelli sofferenti indipendentemente dalla loro patria, razza o ideologia. Ai vostri occhi, ogni essere umano è degno di ricevere la dovuta attenzione ed è questo vostro atteggiamento che ci permette di parlare di punti di vista in comune fra noi.

Il vostro vivo interesse per la vita corporea è giustificato dalla misteriosa dignità propria della donna e dell’uomo, entrambi dimora dello Spirito Santo. Essi sono chiamati a vivere nell’intimità del Signore che li ha creati e riscattati col sangue di Cristo.

È proprio questa persona, degna di rispetto e di stima, che rimette il proprio corpo sofferente alle cure del personale sanitario, avendo piena fiducia nella qualità delle vostre apparecchiature mediche. La vostra professione comporta un’espressione reale della carità e della compassione. Tutto ciò è lodevole, e io vi invito a sfruttare tutta la vostra scienza e ad affidarvi alla vostra generosità d’animo e delicatezza di sentimenti. Vi incoraggio ad attribuire un carattere profondamente umano ai vostri incontri di lavoro, sia col personale ospedaliero che con i malati stessi, il tutto sorvolando il piano puramente tecnico ed ispirandovi al vivo senso dell’uomo, frutto dell’amore evangelico.

Cristo ha detto: “Ero malato e mi avete visitato” (Mt 25, 36). Che le parole del Salvatore degli uomini siano per voi uno stimolo a favorire i vostri rapporti. Che lo stesso avvenga udendo le parole che seguono: “In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 25, 40).

Vi ringrazio della vostra visita e vi esprimo la mia viva e cordiale gratitudine per i prodotti medico-chirurgici di cui voi, generosamente, mi fate dono. Assicuratevi della loro giusta applicazione! I viaggi che ho fatto attraverso il mondo mi hanno dato spesso occasione di costatare personalmente la miseria che colpisce i malati e l’indigenza dei numerosi centri di cura. Spero vivamente che la Chiesa possa ulteriormente accrescere il proprio contributo in questo senso.

Che il Cristo, che soffre nella carne di ogni essere umano malato, vi sostenga in tutte le vostre iniziative professionali! Invoco l’aiuto di Dio su di voi, sui vostri colleghi e sulle vostre famiglie e dal profondo del mio cuore vi do la mia benedizione apostolica.

 

© Copyright 1991 - Libreria Editrice Vaticana

 

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