Domenica, 20 gennaio 1991
Sono già trascorsi 20 giorni dall’inizio dell’anno, ma questo anno è ancora
nuovo per cui voglio augurarvi un buon anno. E formulo questo augurio nonostante
la situazione che si è venuta a creare nell’ultima settimana con lo scoppio
della guerra in Medio Oriente. Speriamo che possa vincere la pace nonostante
tutti i pericoli che la guerra porta con sé.
Entrare in questa parrocchia vuol dire entrare in questa nuova chiesa che oggi
deve essere dedicata al Signore, alla Santissima Trinità. Questa nuova chiesa è
ancora una volta un segno della grande sollecitudine pastorale del Cardinale Ugo
Poletti, Vicario di Roma durante tanti anni e mio più vicino collaboratore.
Nello stesso tempo vorrei introdurre qui anche davanti a voi in questa
parrocchia il suo successore, Pro-Vicario di Roma, Monsignor Camillo Ruini,
augurando a lui un buon proseguimento nell’opera apostolica tanto importante
accanto al Vescovo di Roma.
Saluto Monsignor Boccaccio che è il vostro Vescovo di zona e saluto il vostro
parroco, il viceparroco e tutta la comunità cristiana, la comunità ecclesiale,
la comunità romana. Speriamo che a questi titoli risponderanno anche realtà
profondamente cristiane di una Chiesa rinnovata attraverso il Sinodo, attraverso
la nuova evangelizzazione che adesso tocca Roma, l’Italia e tutta l’Europa.
Abbiamo bisogno di una evangelizzazione nuova, di un approfondimento, di una
risposta più approfondita, più decisiva alla domanda: che cosa vuol dire essere
cristiani? Che cosa vuol dire essere cristiano nella storia del terzo millennio
del cristianesimo? Una risposta profonda, forte, convincente. Perciò faccio
questi auguri di buon anno anche nella prospettiva di una tale risposta, della
quale tutti abbiamo bisogno. E a tutti auguro di dare questa risposta che porta
la pace perché Cristo vuol dire pace; pace definitiva, pace fra Dio e l’uomo. E
se c’è la pace fra Dio e l’uomo allora le conseguenze sono la pace sulla terra,
la pace tra gli uomini, tra i popoli. Se manca questa pace principale, questa
riconciliazione tra l’uomo e Dio mancano anche tutte le dimensioni terrestri e
temporanee della pace. Ecco, auguro la pace a tutti.
Agli operai e tecnici della nuova costruzione
In una saletta a parte il Santo Padre incontra gli artefici della costruzione
della nuova chiesa. Non hanno potuto essere tutti presenti, dice il parroco
presentando al Santo Padre il gruppo, perché “rimasti imprigionati tra la
folla”.“Hanno tutti lavorato alacremente - prosegue don Matteo - soprattutto in
questi ultimi giorni per consentirci questa grande festa”.Il Santo Padre esprime
la sua gratitudine per gli sforzi compiuti con le seguenti parole Costruire la
chiesa è un compito non solamente materiale ma piuttosto spirituale perché la
Chiesa è una costruzione visibile che ci porta verso l’invisibilità di Dio.
Allora io vi auguro che questa opera che avete realizzato sia per voi anche
segnata con una grazia speciale di Dio, con una sua entrata speciale nella
vostra vita personale, familiare e anche professionale.
Al consiglio pastorale
È una giornata in cui il Consiglio Pastorale merita una congratulazione speciale
perché siamo entrati liturgicamente nella vostra chiesa parrocchiale. Allora mi
congratulo con voi e attraverso il Consiglio Pastorale mi congratulo con tutti i
parrocchiani perché è un’opera comune, uno sforzo comune e poi anche una casa
per il popolo di Dio. Naturalmente quello che abita questa casa in modo
invisibile, il suo abitatore principale è sempre Gesù, è sempre Dio Trinità.
Abita con noi perché è Emmanuele. Allora se mi congratulo con voi per il
compimento di questa costruzione, mi congratulo per motivo di Emmanuele e cioè
che adesso Dio attraverso questa costruzione può essere più visibilmente
Emmanuele, Dio con voi. Voglio estendere alle vostre famiglie, ai vostri
parrocchiani e concittadini di questo quartiere l’augurio di buon anno e la pace
al mondo. Si vede che il Consiglio Pastorale è un parlamento perché qualche
volta non ci sono solamente scambi di vedute ma anche qualche cosa di più. È un
vero parlamento che adesso si dimette e fa strada e spazio agli altri. Allora vi
ringrazio per questo periodo in cui avete compiuto il ministero del Consiglio
Pastorale. Offro una benedizione ad ogni persona, ad ogni famiglia e alla vostra
comunità.
Ai giovani
Quando io vedo gli scouts, penso subito alle tende: la loro vita da scouts la
passano sotto le tende e io conosco un po’ questa vita sotto le tende perché ho
passato tante vacanze sotto le tende. Sono i ricordi migliori perché si è più
vicini alla natura e anche più vicino al Creatore. Penso che questa è anche la
caratteristica del vostro cammino.
Sì, gli scouts fanno molti cammini, sono grandi camminatori, a piedi, qualche
volta sciando o navigando. Ma, come ci ha detto il vostro primo rappresentante,
si tratta qui di un cammino spirituale, di fede. Vi auguro che questi vostri
cammini nelle montagne, nella neve, sotto la pioggia e ovunque, siano anche
cammini nella fede, spirituali in cui si rivela più adeguatamente la nostra
umanità e personalità perché noi siamo creati ad immagine di Dio e dobbiamo
camminare verso Dio di cui siamo immagine. E quando camminiamo su questa strada
ci realizziamo anche come persone, come uomini e donne, come famiglie, come
comunità.
Auguro, all’inizio del nuovo anno, a ciascuno di voi, ai vostri gruppi scouts, e
agli altri gruppi giovanili di questa parrocchia di percorrere un cammino
profondo di pace, guidati da una guida invisibile che è lo Spirito Santo.
Appunto vi preparate alla Cresima. I Sacramenti tutti sono dello Spirito Santo,
come sono di Gesù Cristo, ma la Cresima è in modo speciale Sacramento dello
Spirito Santo.
Alle famiglie
Vorrei in questa circostanza odierna congratularmi non solamente con la vostra
comunità, ma con Sant’Igino che è stato anche lui un Papa ma probabilmente si
vestiva diversamente, non aveva queste chiese come le abbiamo oggi, queste
costruzioni moderne. Allora io voglio congratularmi con lui perché è uno dei
lontani predecessori di Giovanni Paolo II, ma poi anche perché era Vescovo di
Roma e noi ci troviamo in questa città e in questa Chiesa di Roma. Voglio
congratularmi specialmente in questa parrocchia che è dedicata alla sua memoria
e porta il suo nome, il suo titolo. Voglio congratularmi con lui per la
dedicazione della nuova chiesa che oggi abbiamo vissuto e celebrato, ma ancora
di più per quello che ho potuto vedere ed ascoltare brevemente adesso, per
questa costruzione della chiesa come realtà interpersonale, familiare, come una
dimensione domestica. Ecco, chiesa domestica.
Certamente Sant’Igino e i santi suoi contemporanei erano molto consapevoli di
questa dimensione della chiesa domestica che è la famiglia, è la grande famiglia
e qualche volta questa chiesa domestica diventava anche una chiesa di gruppo, di
comunità cristiana. La chiesa domestica, e io penso che qui siamo su questo
livello. La parrocchia deve essere autentica ed omogenea parte della Chiesa di
Cristo, deve scendere sul livello delle chiese domestiche. Si realizza nella
chiesa domestica, nella famiglia. E io ho potuto seguire un po’ la prova dell’autorealizzazione
della chiesa domestica attraverso la catechesi. Certamente la famiglia è la
prima catechista, la prima catechizzata e la prima catechizzante, e questo si fa
con grande successo non solamente della comunità cristiana, della parrocchia, ma
anche con grande successo della famiglia, della comunità delle persone. Abbiamo
sentito che ci vuole la comunione delle persone, ci vuole il dialogo. Sono
parole che il mondo odierno ripete tante volte, queste parole hanno fatto,
possiamo dire, una grande carriera nella filosofia e nel pensiero contemporaneo
ma anche nella pubblicistica e direi che hanno anche qualche successo, per
esempio, nei documenti del Concilio Vaticano II e in altri documenti del
Magistero della Chiesa. Ma non si tratta di parole, di concetti ma di realtà
molto grandi. Ciascuno di noi è una persona, i bambini, i genitori, i nonni,
questo neonato è una persona, il nascituro è persona. Allora tutti sono persone
e come persone non si realizzano se non attraverso un dono e per questo dono che
Dio ci ha dato uno strumento stupendo che è la parola, è la possibilità di
parlare, di fare dialogo, vuol dire anche dare un dono. Noi sappiamo qualche
volta se manca una parola, come abbiamo sentito qui in queste esperienze
riferite dai giovani, non si parla, manca un dono, non solamente per la parola,
manca un dono per la persona e se non si parla, se non si offrono in questo dono
reciproco non si possono realizzare, non solamente come persone.
Vorrei concludere citando questa definizione del Vaticano II che riassume la
tradizione dottrinale della topologia cristiana di tutti i secoli: l’uomo è
l’unica creatura che Dio ha voluto per se stesso, ma la stessa creatura
uomo-persona umana, non si realizza se non attraverso un dono imperfetto, un
dono a Dio ad avere persone, un dono della conversazione, del dialogo.
E poi questa forza educativa è anche la forza del catechismo perché catechesi è
educazione, non è solamente trasferimento di una scienza, di una teoria ma tutta
la catechesi è educazione, formazione delle persone, dei giovani da parte degli
adulti ma anche formazione di genitori da parte dei giovani. Siete educatori dei
vostri figli ma loro sono anche vostri educatori.
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Copyright 1991 - Libreria Editrice Vaticana