Questo vostro collega,
questo vostro fratello maggiore, ha parlato del Sinodo e voi, bambini in età
prescolastica e scolastica sapete che cosa è il Sinodo? Quello di Roma deve
essere anche un Sinodo dei bambini, anche loro devono partecipare attivamente a
questo Sinodo che vive la Chiesa romana. Avremo quindi un nuovo compito, quello
di inaugurare il Sinodo dei bambini.
Qui c’è una parrocchia non tanto numerosa.
A questo incontro partecipano tutti i giovani, anche i più giovani fino a due
mesi di vita. Ciò è bello perché siete la parrocchia della Sacra Famiglia e
anche qui si vede che formate una famiglia in cui ci sono i genitori, gli
adulti, i giovani e i bambini. Diverse generazioni vivono insieme e si
arricchiscono insieme. I genitori educano i bambini, i giovani, ma anche loro
ricevono da questi giovani e da questi bambini qualche cosa.
Il vostro collega
ha usato anche un’espressione interessante che molte volte si ripete nella
cultura attuale: “qualità della vita”. È molto importante come si interpreta la
qualità della vita. L’espressione può dirsi anche evangelica benché nei suoi
contenuti correnti abbia acquisito una concezione laica. Per valutare la qualità
della vita -e quanto dico è rivolto soprattutto ai giovani adulti - c’è un
criterio che traiamo anche dal pensiero moderno, ma soprattutto dal Concilio
Vaticano II, dai testi conciliari. C’è una differenza tra “essere” e “avere”. La
qualità della vita non può essere misurata solamente con il desiderio di
“avere”. La qualità della vita, la qualità superiore, è più partecipe
dell’“essere”. Chi comprende questo è più maturo, più persona, vorrei dire,
cristianamente parlando, più simile a Cristo, più figlio di Dio, più uomo o più
donna e, allo stesso tempo, più vicino all’immagine di Dio, che è il progetto
fondamentale del nostro essere.
Lascio questo pensiero per i giovani. Il vostro
oratore ha detto che ci sarebbero molte e molte cose di cui parlare, ma forse
per il momento basta questo per riflettere. Vi lascio questa riflessione che
cercherete di sviluppare tra di voi, con i vostri sacerdoti. Anche loro sono
della Sacra Famiglia.
Al Consiglio pastorale
Anch’io
voglio ringraziarvi per queste parole che erano concise, ma piene di contenuto,
anche affettivo. Vi ringrazio soprattutto per la vostra partecipazione all’opera
di apostolato. Ogni parrocchia viene dagli Apostoli, non nel senso diretto, ma
attraverso la successione apostolica, essendo costituita dai Vescovi e, qui a
Roma, dal Vescovo di Roma. Sono quindi costituite nella linea della missione
apostolica che deve abbracciare tutta la comunità.
Tutta la Chiesa è apostolica
e ogni parrocchia di questa Chiesa ha il suo sigillo apostolico. Ma avere un
carattere apostolico significa anche esercitare l’apostolato. Questo apostolato
è certamente l’impegno, l’opera dei sacerdoti, delle persone consacrate, dei
religiosi e delle religiose, ma, largamente, anche dei laici. È una verità
perenne della Chiesa, sulla Chiesa, dell’ecclesiologia della Chiesa. È una
verità che si è fatta attuale attraverso l’insegnamento, il Magistero del
Concilio Vaticano II.
Dopo il Vaticano II sono emerse queste strutture che, in
qualche modo esistevano anche prima, ma che ora sono più caratterizzate dal
Magistero del Vaticano II, da una maggiore consapevolezza apostolica.
Io vi
ringrazio per questo Consiglio che esiste in questa vostra parrocchia che è
piccola ma che sicuramente crescerà. Il fatto che sia piccola, con un piccolo
numero di parrocchiani, non significa che abbia meno problemi e difficoltà.
Questi problemi e queste difficoltà devono essere affrontati nello spirito della
comunità e della comunione, insieme, dai Pastori, dai sacerdoti e dai laici.
Questo è molto prezioso, perché si crea una forza più grande. Se il sacerdote
fosse solo, non potrebbe avere questa forza apostolica, ma, quando si trova
circondato dalle sue sorelle e dai suoi fratelli laici, possiede una forza più
grande e soprattutto vede tutti i problemi più dettagliatamente.
Io, in questa
visita, voglio augurarvi una visita continua dello Spirito Santo, specialmente
dello Spirito che si esprime nel dono del Consiglio.
Alle religiose
La vostra è una parrocchia
relativamente piccola, ma con tante persone consacrate. Grazie a Dio, la vostra
parrocchia della Sacra Famiglia è caratterizzata dalla presenza delle persone
consacrate, da questa testimonianza evangelica che la vostra missione religiosa
porta con sé. È un buon segno. È auspicabile che anche nelle famiglie di oggi
crescano le vocazioni alla vita consacrata, specialmente tra le figlie e le
ragazze. Questo manca nel mondo occidentale e ciò ci preoccupa. Tanto di più
vorrei sottolineare la vostra numerosa presenza in questa parrocchia.
Ci sono
diverse congregazioni e diverse denominazioni. Non è facile ricordarle tutte.
Alcuni dicono che solamente lo Spirito Santo conosce i nomi di tutte le Famiglie
religiose, specialmente di quelle femminili. Ma su tutte si impone quella di Sant’Anna. Non lo dico per sminuire l’importanza delle altre, ma lo dico per la
coincidenza felice, perché sapete bene che Sant’Anna apparteneva alla Sacra
Famiglia, come nonna di Gesù. Tutte voi, benché siate giovani sorelle, vi
trovate nella dimensione propria della parrocchia della Sacra Famiglia.
Mi piace
soprattutto che qui sia presente la Famiglia religiosa al completo. Anche questo
è importante per la famiglia odierna. Prima, nelle famiglie, vivevano tutte le
generazioni, dai bisnonni fino ai nipotini. Oggi le famiglie sono molte volte
limitate. I nonni non sono più presenti. Per loro si cerca un altro posto a
parte. È questo un sintomo della civiltà moderna che è meno umana, meno
familiare.
Vi auguro, carissime sorelle tutte, e non solo a quelle di Sant’Anna,
di offrire non solamente la vostra consacrazione alla Sacra Famiglia, ma anche
di trarre da lei ispirazione per l’apostolato della famiglia, per portare avanti
questo divino progetto evangelico della vita familiare di cui la Sacra Famiglia
è sempre il modello più perfetto. Esprimerete così la vostra consacrazione a
Gesù, la vostra donazione completa ed esclusiva a lui, pregando per le famiglie,
aiutandole e cercando di fare intenzionalmente e spiritualmente tutto quello che
si può fare per migliorare lo spirito della famiglia, nel mondo odierno. Questa
è la vera prova del progresso umano che non si misura solo dal punto di vista
tecnico o economico, non solamente nell’ordine dei beni materiali, ma
nell’ordine della persona.
Dopo aver impartito la benedizione apostolica,
Giovanni Paolo II aggiunge alcune parole:
Pregheremo insieme per la pace in
Medio Oriente e nel mondo. Per questo devo tornare a Piazza San Pietro dove ci
attendono i fedeli per la preghiera dell’“Angelus Domini”.
Dopo essersi
brevemente intrattenuto con i sacerdoti della comunità parrocchiale, Giovanni
Paolo II si congeda dai numerosi fedeli che lo attendono all’esterno della
chiesa.
Vi ringrazio per la vostra ospitalità e per la vostra accoglienza
calorosa. Che la Sacra Famiglia benedica ogni famiglia della vostra parrocchia.
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Copyright 1991 - Libreria Editrice Vaticana