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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI PARTECIPANTI AL CONSIGLIO INTERNAZIONALE
DELLA «WORLD CONFERENCE ON RELIGION AND PEACE»

Sala del Concistoro - Giovedì, 4 luglio 1991

 

Loro Eminenze,
Cari amici
,

Con grande gioia saluto questa delegazione di rappresentanti altamente qualificati delle religioni del mondo e i membri del Consiglio internazionale della “World Conference on Religion and Peace”. Desidero assicurarvi che seguo da vicino le attività della Conferenza a favore della cooperazione e del dialogo interreligioso. Sono felice di notare che all’interno della vostra organizzazione ci sono anche molti cattolici che apportano un contributo positivo all’opera di crescente comprensione tra i credenti di tutte le religioni.

Durante i vostri incontri di pochi giorni passati a Rovereto voi avete discusso il tema dell’educazione alla pace. Ora a Roma siete impegnati in uno scambio di idee su come creare condizioni di pace nel Medio Oriente, e continuerete i vostri dibattiti ad Assisi. Prego che il particolare significato di quella città, segnata dallo spirito di San Francesco - che durante tutta la sua vita fu ambasciatore di pace - sia per voi fonte di ispirazione e di incoraggiamento. Ricordo la Giornata Mondiale di Preghiera per la Pace ad Assisi nel 1986, durante la quale abbiamo riflettuto sull’armonia desiderata da Dio Creatore, sul desiderio e la speranza degli uomini di una pace duratura, e sull’amore che i popoli del mondo devono imparare ad avere gli uni per gli altri, e che ha il suo fondamento certo nella volontà di Dio e nei suoi doni.

È mia grande speranza che le religioni del mondo si impegneranno sempre più in un dialogo di comprensione e di pace sulla base dei molti valori che esse condividono. Come ho scritto nel Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace di quest’anno: “Sia la collaborazione che il dialogo interreligioso, quando avvengono con fiducia, deferenza e sincerità, rappresentano un contributo alla pace . . . Questa comune ricerca (delle risposte ai problemi del mondo), alla luce della legge della coscienza e dei precetti della propria religione, confrontandosi anche con le cause delle presenti ingiustizie sociali e delle guerre, getterà una solida base per la collaborazione nella ricerca delle soluzioni necessarie” (Ioannis Pauli PP. II, Nuntius ob diem ad pacem fovendam dicatum pro a. D. 1991, VII, die 8 dec. 1990: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, XIII, 2 (1990) 1567 s.)

Il recente conflitto in Medio Oriente ha mostrato chiaramente che il sentiero di guerra non risolve nessun problema. Piuttosto accresce l’odio, la violenza e la sofferenza. Ciò che risolverà i problemi che assalgono l’umanità oggi è il sentiero di pace, un modo di camminare insieme e di affrontare le crisi umane in uno spirito di dialogo e di solidarietà. Il sentiero di pace non è un sentiero facile. Richiede coraggio, pazienza e determinazione, e deve essere costruito, come voi ben sapete, su un’autentica educazione alla pace.

L’educazione alla pace e soprattutto educazione nella verità della persona umana, creata da Dio che ci ha creati tutti fratelli e sorelle nell’unica famiglia umana. Senza un autentico rispetto per la vita, per la dignità e per i diritti fondamentali di ogni individuo, non ci sarà nessuna pace. Tutte le religioni sono quindi chiamate ad “offrire l’unanime testimonianza delle comuni convinzioni circa la dignità dell’uomo” (Giovanni Paolo II, Centesimus annus, 60). L’educazione alla pace richiede l’insegnamento e l’apprendimento di modi non violenti di trattare le tensioni e di salvaguardare la giustizia nelle relazioni umane. Essi sono il dialogo, il negoziato, la cooperazione e la solidarietà.

Come credenti, la nostra prima convinzione circa la pace è che essa è un dono di Dio, per il quale dobbiamo pregare con cuore puro e con umile speranza. Coloro che pregano dal profondo del loro cuore per la pace non possono non impegnarsi nella realizzazione di questa pace per tutti i popoli.

Per i cristiani, la pace è un’eredità consegnata a noi da Gesù Cristo. Ogni volta che ci riuniamo in adorazione, ricordiamo le sue parole: “Vi lascio la pace, vi do la mia pace” (Gv 14, 27). Sappiamo che le nostre azioni sono giudicate sulla base della sua promessa: “Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio” (Mt 5, 9). Sappiamo anche che l’opera di instaurazione della vera pace e al centro del nostro impegno religioso.

Che Dio assista e sostenga i vostri sforzi. Da parte mia, invoco le abbondanti benedizioni di Dio su ognuno di voi e sulle vostre famiglie. O Dio, rendici segni e strumenti della tua pace!

 

© Copyright 1991 - Libreria Editrice Vaticana

 

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