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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI VESCOVI DELLA CONFERENZA EPISCOPALE
DELLE MARCHE IN VISITA «AD LIMINA APOSTOLORUM»

Sabato, 6 luglio 1991

 

Venerati Confratelli
della Conferenza Episcopale Marchigiana!

1. Vi saluto tutti affettuosamente con le parole di San Pietro, il primo Papa: “Grazia e pace sia concessa a voi in abbondanza, nella conoscenza di Dio e di Gesù Cristo Signore Nostro”, avendo anche voi “ricevuto in sorte con noi la stessa preziosa fede per la giustizia del nostro Dio e salvatore Gesù Cristo” (2 Pt 1, 1-2).

Venuti a Roma per la visita quinquennale “ad limina”, sia mediante le relazioni che avete presentato sia durante i colloqui personali che avete avuto con me, avete potuto esporre con sufficiente ampiezza le vostre ansie e preoccupazioni pastorali.

La Regione Marche, con una popolazione di quasi un milione e mezzo di abitanti, divisa in quattro province e in dodici diocesi con in più la Prelatura di Loreto, nella sua estensione che va dal centro-est della Penisola fino alla zona costiera lungo l’Adriatico, presenta particolari caratteristiche sociali e religiose. Negli ultimi decenni, infatti, c’è stato un costante trasferimento di popolazione dall’entroterra verso la costa, che risulta perciò la zona più abitata. Si è così passati da una secolare e prevalente economia agricola ad una diffusa economia artigianale e imprenditoriale, con un notevole sviluppo anche turistico.

2. Questa nuova situazione socio-culturale ha favorito una trasformazione del costume di vita, con forte incidenza sulla pratica cristiana: mentre nell’entroterra permane una sana tradizione religiosa, nella parte costiera si va diffondendo, purtroppo, una preoccupante indifferenza in materia di fede, che si manifesta, in particolare, nella diminuzione delle vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata, nella crisi dell’istituto familiare e nel calo delle nascite, in certe forme di malcostume, nella presenza di sette religiose e pseudo-religiose.

Tutto questo giustamente vi allarma, perché “lo Spirito Santo vi ha posti come Vescovi a pascere la Chiesa di Dio, che egli si è acquistata con il suo sangue” (At 20, 28). Dobbiamo, infatti, “pascere il gregge”, che Dio ci ha affidato, sorvegliandolo non per forza, ma volentieri, secondo Dio (cf. 1 Pt 5, 2).

3. Cari fratelli nell’episcopato! So bene che questo preciso dovere pastorale e, al suo fondamento, l’amore di Cristo vi spingono ad un apostolato intenso e illuminato, rispondente a queste nuove emergenze ed esigenze. Io mi sento vicino a voi, sono con voi, prima di tutto, per ringraziarvi, a nome della Chiesa, per il lavoro che svolgete con tanto zelo e poi, soprattutto, per esortarvi alla fede, anche nel senso della fiducia e della confidenza!

In mezzo alle difficoltà, che esistono nella società moderna in generale e si riscontrano nelle varie regioni, tra tante ideologie avverse alla Verità rivelata da Cristo e al Magistero della Chiesa, ci sono pur sempre motivi di speranza, connessi appunto con l’impegno pastorale in atto. È, ad esempio, consolante nelle vostre diocesi e nelle vostre parrocchie la presenza di gruppi giovanili e di vari Movimenti attivi e fervorosi, specialmente dell’Azione Cattolica; notevole è anche l’incidenza del Volontariato cattolico; è in crescita il senso della solidarietà verso i bisognosi, gli ammalati, i disabili, specie ad opera delle Caritas diocesane; è profondamente sentita la devozione alla Madonna, con particolare affluenza al Santuario di Loreto; il laicato cristiano qualificato avverte l’urgenza dell’animazione della vita sociale, culturale e politica.

4. Indubbiamente, anche nella vostra Regione c’è una grande realtà di bene, che deve essere conosciuta, valutata, estesa, incrementata con santa energia ed intrepido fervore. Come ci ricorda il divino Maestro, nel campo della storia e, quindi, nei territori delle diocesi e parrocchie e nell’ambito delle famiglie, esiste purtroppo anche la zizzania, che cerca di svilupparsi, soffocando il buon grano. L’errore e il male tendono sempre ad insinuarsi, perché la libertà può essere usata in modo negativo; ma il nostro impegno deve essere quello, innanzitutto, di essere personalmente “buon grano” e, poi, di seminare il “buon grano” della verità, della vera sapienza, dell’autentica moralità, fondata sul Decalogo e sul Vangelo, del senso della preghiera e dell’adorazione, dell’impegno nella testimonianza e nella carità.

Il Cristianesimo è difficile e, per essere vissuto con fedeltà e coerenza, esige non di rado l’eroismo. Oggi, senza alcun timore e con piena fiducia nella grazia divina, bisogna predicare e praticare l’eroismo! Oggi ad un mondo spesso dimentico e disattento bisogna apertamente dichiarare che sulla terra siamo come in esilio e aspiriamo alla vera felicità, quella eterna di Dio e con Dio! Come scriveva san Paolo ai Corinzi: “Finché abitiamo nel corpo siamo in esilio, lontano dal Signore; camminiamo nella fede e non ancora in visione... Perciò ci sforziamo di essere a Lui graditi. Tutti, infatti, dobbiamo comparire davanti al tribunale di Cristo, ciascuno per ricevere la ricompensa delle opere compiute finché era nel corpo, sia in bene che in male” (2 Cor 5, 6-10). Oggi, in particolare, bisogna aver fiducia nell’azione della grazia divina che, come il seme della parabola, opera nel segreto delle coscienze e si sviluppa e porta frutto; come e quando, non sappiamo! (cf. Mc 4, 26-29).

5. Ma, in concreto, che cosa potete realizzare nelle vostre singole Chiese? Dalla lettura delle relazioni, da voi preparate, e dall’esperienza, che mi deriva dal “ministero petrino” che si estende a tutta la Chiesa, ritengo di suggerire fraternamente queste tre direttive, che valgono non solo per voi, ma in genere per tutti i Pastori.

a) È necessario impegnarsi attivamente nella nuova evangelizzazione, di cui da tempo sottolineo l’assoluta urgenza per i cristiani del nostro tempo. Curate in modo metodico e capillare l’istruzione religiosa, il catechismo dei bambini e dei ragazzi, lo studio completo e formativo per i giovani e gli adulti. Ribadite quali sono gli immutabili fondamenti della fede: Dio, Gesù Cristo, lo Spirito vivificante e la Chiesa; solo Gesù Cristo è la verità, e solo nella grazia dello Spirito c’è la vera salvezza per il singolo e per la società.

Solo nella verità di Cristo si trova la libertà autentica: “Se rimanete fedeli alla mia parola... conoscerete la verità e la verità vi farà liberi” (Gv 8, 31-32), così si esprime il Maestro; e Paolo commenta: “Il Signore è lo Spirito e, dove c’è lo Spirito del Signore, c’è la libertà” (2 Cor 3, 17).

La società moderna, in cui si diffondono a volte false idee di libertà, rischia di cader vittima della confusione ideologica, del soggettivismo etico, della mentalità edonistica e permissiva, con tutte le conseguenze tristi e violente che la cronaca quotidiana riporta, angosciata e traumatizzata.

A questi mali bisogna reagire con fermezza, condannando il male e l’errore, anche perché troppo spesso gli innocenti ne restano coinvolti e travolti, ma soprattutto formando le coscienze cristiane, dando ferme convinzioni, eliminando ipotesi e teorie malsicure.

b) In secondo luogo, è necessario curare la formazione permanente del Clero e anche del laicato cattolico più generoso. Date le crescenti esigenze intellettuali della società moderna, con la vastità della cultura attuale e con l’emergere di tanti fenomeni spirituali e religiosi, diventa sempre più indispensabile l’impegno per una tale formazione, seguendo un metodo graduale e costruttivo, studiando bene i problemi che di continuo si affacciano e proponendo soluzioni sicure e convincenti. Occorre controllare ciò che si dice e ciò che si stampa, non certo per motivi inquisitoriali o repressivi, ma unicamente per formare alla verità, che sola dà luce, conforto, serenità, forza interiore, coraggio nell’impresa dell’evangelizzazione, della conversione e della santificazione delle anime. Conviene tener sempre presente quanto Gesù disse a Pilato: “Per questo sono nato e sono venuto al mondo: per rendere testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia parola” (Gv 18, 37).

c) Finalmente, è necessario superare il senso dell’individualismo e coltivare il coordinamento, per promuovere l’unità sia in campo sociale per il bene della Regione, sia in campo religioso per instaurare la vera comunione tra i credenti. Sempre nella storia della Chiesa, ma specialmente nella nostra epoca è necessario restare uniti nella lotta contro il male e l’errore. Nel dialogo, che vogliamo e dobbiamo mantenere vivo e aperto con gli uomini d’oggi, dobbiamo essere amorevoli e comprensivi: non serve la polemica o la condanna aspra e violenta; oggi, soprattutto, è necessario rivolgersi premurosamente al fratello con l’atteggiamento del buon Samaritano: in umile ascolto, con uno stile che, pur ammonendo, dimostra di amare e di capire, per poi aiutare e soccorrere a prezzo anche di sacrificio.

6. Carissimi Confratelli! Il Signore vi chiama ad un lavoro sempre più intenso e coraggioso! Invocate Maria Santissima! Pregatela e fatela pregare dai fedeli, a voi affidati!

E la Madonna di Loreto, da quel Santuario che è il cuore non tanto in senso geografico, quanto in senso religioso e spirituale della vostra bella Regione, protegga voi e le vostre diocesi e vi guidi ed assista nei vostri propositi pastorali!

E vi accompagni pure la mia benedizione, che vi imparto volentieri, estendendola con vivo affetto alle singole Comunità diocesane!

 

© Copyright 1991 - Libreria Editrice Vaticana

 

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