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VIAGGIO APOSTOLICO IN POLONIA

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI FEDELI DI RITO BIZANTINO-UCRAINO

Chiesa del Sacro Cuore di Przemyśl - Domenica, 2 giugno 1991

 

Cari fratelli e sorelle!

Sono molto felice per questo incontro con i fedeli di rito bizantino-ucraino. Vi do un cordiale benvenuto e vi saluto.

1. “Mille anni fa Iddio onnipotente, Sovrano dell’universo e Signore della storia di tutti i popoli, abbracciò col suo amore infinito il Popolo della Rus’ di Kiev e lo condusse alla luce del Vangelo del suo Figlio Gesù Cristo, Salvatore del mondo. Dalle rive del Giordano, dopo quasi dieci secoli, l’opera di salvezza per la potenza dello Spirito Santo giunse alla regione bagnata dalle acque del fiume Dniepr, dove il Signore scelse come suoi servitori Olga e Vladimiro, per donare al loro popolo la grazia del santo Battesimo. Da allora, attraverso i secoli, le Chiese sorte dal Battesimo avvenuto a Kiev cantano l’inno di riconoscenza in onore della Santissima Trinità” (Ioannis Pauli PP. II, Magnum baptismi donum, 1).

2. Le parole citate provengono dal messaggio pontificio Magnum baptismi donum, rivolto a tutti i membri della comunità cattolica di rito greco-cattolico, che oggi porta il nome di rito bizantino-ucraino, - i quali come i loro fratelli ortodossi - vedono nel Battesimo di San Vladimiro del 988 l’inizio della loro fede e della loro Chiesa.

Voi, qui riuniti, appartenete alla stessa comunità.

Nove anni prima della data del Millennio del Battesimo, mi rivolsi al Cardinale Giuseppe Slipyj con una missiva che aprì una novena di anni, con la quale l’intera comunità del vostro rito doveva prepararsi alla solennità del Millennio del Battesimo. La Chiesa in Polonia si preparò con una simile novena al suo Millennio nel 966. Secondo il pensiero del Cardinale Slipyj la vostra Comunità, sia in mezzo alle persecuzioni in Ucraina, sia in tutta l’emigrazione in diversi continenti, doveva anche per nove anni, prepararsi spiritualmente al Millennio del Battesimo di Kiev, nel 1988. Il corso successivo degli eventi autorizza a supporre che quella fu una provvidenziale novena di anni. Il Millennio del Battesimo della Rus’ diede inizio alla libertà religiosa in modo particolare per il vostro rito, che poté uscire dalle catacombe, iniziando nuovamente l’attività a sé propria.

3. La solenne liturgia per il Millennio del Battesimo della Rus’ che mi fu dato di presiedere nella basilica di San Pietro, in Roma, divenne quasi un annunzio di queste trasformazioni. E anche se nella vostra terra patria la Chiesa cattolica di rito bizantino-ucraino non poteva ancora esprimere pubblicamente la sua gioia in occasione del millennio - tuttavia rimane nel ricordo degli Ucraini e dei Polacchi la cerimonia, che ebbe luogo a Jasna Gora, nel settembre 1988.

Nella storia delle persecuzioni della Chiesa di rito bizantino-ucraino sulle terre governate dai comunisti, la vostra situazione in Polonia era un po’ differente. È vero che il vostro rito non era riconosciuto ufficialmente dalle autorità statali, di conseguenza non poteva avere un proprio vescovo, poteva però esistere apertamente, usufruendo a volte dell’ospitalità, della protezione della Chiesa di rito latino. Fu quella una situazione lontana da quella desiderata e giustamente dovutale, tuttavia essa era migliore di quella dell’Ucraina. Proprio per questo la Chiesa greco-cattolica, che nel 1988 non poté celebrare la solennità del Millennio del Battesimo della Rus’ nella propria patria, la celebrò a Jasna Gora, in Polonia.

Nel telegramma, da me inviato allora a Jasna Gora ai miei Fratelli e Sorelle greco-cattolici che celebravano il Millennio del Battesimo della loro Patria, scrissi: “Invocando l’intercessione della Madre di Dio, affido al suo Cuore materno i figli e le figlie spirituali di San Vladimiro in Polonia, all’Ucraina e in tutto il mondo, e prego perché nel millennio futuro godano della grazia di una nuova fioritura”.

Così scrissi nel settembre 1988. Perfino nei sogni più audaci era difficile prevedere che ancora alla fine del secondo millennio la Chiesa greco-cattolica avrebbe riacquistato la propria libertà e il diritto alla vita e allo sviluppo. Siano grazie al Dio Altissimo per questo miracolo della sua potenza e misericordia!

Quanto desidererei con tutto il cuore, Fratelli e Sorelle, che quelle celebrazioni, a Jasna Gora, della Chiesa greco-cattolica si dimostrassero profetiche sotto un aspetto ancora: che Dio si degnasse di accettarle come un simbolico sigillo di riconciliazione e di vera fratellanza degli Ucraini e dei Polacchi. Entrambi i nostri popoli hanno provato tanta amarezza e tanti tormenti, nel corso degli ultimi decenni. Che questa prova serva come una purificazione, che renda più facile guardare con distacco i vecchi conflitti, le vecchie pretese e la reciproca sfiducia e, che, prima di tutto, faciliti il reciproco perdono di antichi torti. Oggi letteralmente tutto - e prima di tutto la comune fede in Gesù Cristo - invoca la riconciliazione, la fratellanza e il reciproco rispetto; esorta a cercare ciò che unisce. Riaccendere i vecchi nazionalismi e avversioni sarebbe agire contro l’identità cristiana; sarebbe un anacronismo urtante, indegno dei due popoli.

O quanto desidero che si amino reciprocamente i cattolici di entrambi i riti! Stamattina ho compiuto l’atto di beatificazione di Jozef Sebastian Pelczar, vescovo di rito latino della diocesi di Przemysl. Il vostro Vescovo, Jan Martyniak, durante il suo recente ingresso ha ricordato la sapiente e fraterna lettera, che il vescovo Jozef Sebastian Pelczar subito all’inizio del suo servizio pastorale indirizzò al vescovo di rito greco-cattolico della diocesi di Przemysl, Konstanty Czechowicz. “Desidero di cuore - scriveva il beato Jozef Sebastian - che come una volta il Cardinale Olesnicki dette il benvenuto, nella cattedrale di Cracovia, al metropolita (di Kiev) Isidoro . . . e l’abbracciò come un fratello, così anche oggi non soltanto i Pastori, ma anche i loro greggi si scambino il bacio della pace e dell’amore”.

4. Ci siamo riuniti oggi, Fratelli e Sorelle, per ringraziare Dio perché la Chiesa in Ucraina è potuta uscire dalle catacombe. Penso di non poter trovare parole migliori, per esprimere la nostra lode a Dio e il ringraziamento, di quelle pronunziate dalla Madre di Dio alla visita ad Elisabetta nella casa di Zaccaria.

“L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore” - esclama la Madre Santissima, ed oggi ripete la stessa esclamazione la santa Chiesa greco-cattolica, riunita qui, a Przemysl, intorno al Successore di Pietro.

“Perché ha guardato l’umiltà della sua serva” (Lc 1, 46-48).

Davvero fu grande l’umiliazione provata dalla Chiesa bizantino-ucraina nelle sue terre native nei 45 anni di persecuzioni. Tutti i suoi vescovi, senza alcuna eccezione, si trovarono nelle prigioni. Centinaia di sacerdoti e migliaia di fedeli più zelanti furono arrestati e condannati nei lager e ad essere maltrattati per tutta la vita. A questa Chiesa furono tolti tutti gli edifici sacri, i seminari e le pubblicazioni, furono annientate tutte le strutture ecclesiali. Le fu tolto persino il diritto ad un proprio nome. Il nome di questa Chiesa appariva in pubblico soltanto quando veniva calunniata. E bisogna che lodiamo Dio perché questa Chiesa - in tutte le sue componenti - nella sua umiliazione si comportò, come una vera Serva del Signore.

Neppure un vescovo di questa Chiesa rinnegò la propria fede e abbandonò l’unità con la Roccia di Pietro - nonostante che i persecutori si adoperassero molto per questo. Nelle persecuzioni questa Chiesa donò centinaia e migliaia di martiri. Di molti di essi conosciamo il nome ma i nomi di tanti altri sono conosciuti solo da Dio. Dio misericordioso ha permesso alla Chiesa di rito bizantino-ucraino di conservare - persino nelle persecuzioni - entrambe le sue caratteristiche, che decidono della sua identità ecclesiale: la piena fedeltà alla tradizione orientale del cristianesimo e la piena unione con la Sede apostolica.

Quanto autenticamente suonano le parole dette dal mio Fratello nell’episcopato, il Cardinale Myroslav Lubachivsky, un anno fa in Vaticano, durante l’incontro di tutti i Vescovi della vostra Chiesa: “La nostra unione con la Sede apostolica non può essere usata come pretesto per discreditare e fraintendere la nostra Chiesa. Siamo una parte inseparabile della Chiesa universale, siamo la Chiesa della tradizione di Kiev in unione con la Roccia di Pietro, con la quale tutte le Chiese Ortodosse erano in unione nei primi mille anni del cristianesimo” (“L’Osservatore Romano”, 25-26 giugno 1990).

5. Ed ecco il Signore “ha guardato l’umiltà della sua serva . . . grandi cose ha fatto l’Onnipotente... Ha innalzato gli umili, ha ricolmato di beni gli affamati . . . ricordandosi della sua misericordia” (cf. Lc 1, 48-54). Una straordinaria somiglianza alla Madre di Dio deve essere nella vostra Comunità, Fratelli e Sorelle, se queste parole - riguardanti infatti Maria - sono vere anche in riferimento a voi. Tale somiglianza scavò i lineamenti sul volto del rito bizantino-ucraino per mezzo della croce, che così numerosi Pastori e fedeli dovettero portare in mezzo alle persecuzioni.

Una croce portata nello spirito di Cristo è sempre fonte di vita. Già durante l’incontro romano, nominato poc’anzi, con tutti i Vescovi del vostro rito, resi testimonianza alla mia convinzione, che la vostra riacquistata libertà è spuntata dal sacrificio di tanti martiri e di altri testimoni della fede, che hanno sofferto per Cristo e per la loro unione con la Sede apostolica. “Essi sono - ripeterò le parole dette allora - presenti spiritualmente in mezzo a noi. Crediamo che il loro sacrificio e la loro preghiera ci hanno ottenuto la grazia di questo momento, di questo nuovo inizio” (“L’Osservatore Romano”, ed. polonica, n. 7-8, 25 giugno 1990).

Fratelli e sorelle, avete sperimentato la grande misericordia di Dio! Insieme a voi lodo Colui la cui “misericordia di generazione in generazione si stende su quelli che lo temono” (Lc 1, 50). Il Cristo vittorioso ha fatto sì che la vostra afflizione si sta cambiando in gioia (cf. Gv 16, 20).

Alla vostra gioia si uniscono anche i vostri fratelli nella fede, i cattolici di rito latino.

6. Incontrandoci in spirito di ringraziamento qui, a Przemysl, desideriamo collegarci con tutti i vostri Fratelli e Sorelle nella comunità della Chiesa,

- entro i confini della Polonia - e in Ucraina - con gli emigrati - e particolarmente con il Cardinale Lubachivsky, con tutti gli Arcivescovi, i Vescovi, i Sacerdoti, gli Istituti religiosi maschili e femminili, con tutti i Seminari.

Con tutto il Popolo di Dio dell’Ucraina e della diaspora.

7. La letizia dell’incontro odierno, cari Fratelli e Sorelle, è anche la gioia dei Successori di San Pietro. Molte volte ne diedero espressione i miei Predecessori, ed anch’io stesso, che l’eroica fedeltà dei confessori e dei martiri del vostro rito costituisce per noi un sacro impegno. Il pastore deve essere fedele al proprio gregge, quando questo lo segue tra le difficoltà, e le prove e le persecuzioni.

Dunque questa è la gioia di quella “comunione”, nella quale si manifesta il mistero della Chiesa, avente la sua profondissima fonte nella Divina Trinità.

Tale comunione non ci chiude in sé. Aprendoci, con tutto il cuore, verso tutti i confessori di Cristo, segnati dalla Grazia del Battesimo - ci apriamo in modo speciale verso le Chiese Sorelle Ortodosse del cristiano Oriente. Spero che, aperti alle ragioni storiche, che con le loro radici vanno alla Chiesa ancora non divisa, e alle ragioni morali dell’esistenza della vostra Chiesa, si uniscano anche nella nostra gioia.

Spero anche che saprete così godere della vostra libertà, che questo non intorbidirà e non turberà la pace ecumenica così preziosa con la Chiesa Ortodossa. Insieme a loro preghiamo per quell’unità per la quale Cristo pregò il Padre il giorno prima della sua passione (cf. Gv 17, 12.21).

Che le parole di questa preghiera sacerdotale del cenacolo giungano al loro compimento, mentre l’umanità intera si avvicina all’inizio del terzo millennio dopo Cristo.

8. Durante la visita Elisabetta disse a Maria: “È beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore” (Lc 1, 45).

Attinga la vostra fede l’ispirazione della fede della Madre di Dio.

Che anche su di noi si compia l’invocazione di Cristo per l’unità che ha la sua fonte nel Padre e nel Figlio e nello Spirito Santo. “Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato” (Gv 17, 21).

Cari fratelli e sorelle, l’arcivescovo Ignacy Tokarczuk, pastore di rito latino della diocesi di Przemysl, preoccupato per la soluzione del problema riguardante la cattedrale del vostro rito, nello spirito degli accordi firmati nel febbraio di quest’anno consegna nelle mie mani questa chiesa dedicata al Sacro Cuore di Gesù. Eccellenza, è con grande gioia e gratitudine che accetto questo dono della tua diocesi e di tutta la Chiesa di rito latino. La riconsegna in eterna proprietà a voi, cari fratelli e sorelle di rito greco-cattolico chiamato bizantino-ucraino, al posto della chiesa che secondo gli accordi doveva essere costruita. Istituisco oggi questa chiesa cattedrale della diocesi e del vescovo del vostro rito.

Desidererei molto che questo tempio, in cui fino a poco tempo fa riposavano i resti del vescovo Józef Sebastian oggi beato, grande apostolo della conciliazione e armonica collaborazione fra i due riti, sia una sfida per tutte le generazioni a costruire insieme, indipendentemente dal rito a cui si appartiene. La Chiesa una, santa, universale e apostolica.

Cuore di Gesù, paziente e ricco di misericordia, fonte di vita e santità, benedici questa amata città, alla quale la storia non ha risparmiato esperienze dolorose, ma anche magnifici segni di fratellanza e cristiana solidarietà. Cuore di Gesù, fonte di ogni consolazione, Ti affido la continuazione del pellegrinaggio su questa terra, in fede, carità e speranza, delle prossime generazioni.

Gloria a Gesù Cristo!

 

© Copyright 1991 - Libreria Editrice Vaticana

 

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