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VIAGGIO APOSTOLICO IN POLONIA
DISCORSO DI GIOVANNI
PAOLO II DURANTE LA VISITA ALLA PROCATTEDRALE INTITOLATA AL BEATO JAKUB
STRZEMIĘ
Procattedrale di Lubaczów
- Domenica,
2 giugno 1991
Venerati e cari fratelli e sorelle! Arcivescovo Mariano - erede del
retaggio apostolico del beato Giacomo Strzemie!
1. Con grande commozione mi presento, in questa sera domenicale di giugno, alla
soglia della Pro-cattedrale di Lubaczów! Questa commozione proviene anche da
motivi personali - e permettetemi di dare prima espressione a questi.
Per la prima volta sono stato qui il 15 settembre del 1958 partecipando al
giubileo d’argento dell’ordinazione episcopale dell’Arcivescovo Eugenio
Baziak di santa memoria - metropolita di Leopoli. Negli ultimi mesi della
seconda guerra mondiale l’Arcivescovo assunse la successione della Chiesa
metropolitana a Leopoli dopo il suo defunto Predecessore l’Arcivescovo Boleslao
Twardowski.
Assunse una successione quanto mai difficile, converrebbe dire: drammatica. Sì.
La Divina Provvidenza ha inscritto il suo servizio episcopale in un grande
dramma storico. Non è stato un dramma ciò che avvenne in seguito alle
decisioni di Yalta? Non fu un dramma per il Pastore essere costretto a lasciare
l’antica sede dei metropoliti latini, la venerata cattedrale di Leopoli e tanti
magnifici templi di quella Città e dell’intera Archidiocesi?
Ricordo, che quando festeggiavamo a Lubaczów il venticinquesimo della sua
ordinazione episcopale, l’Arcivescovo unì tutto il tuo itinerarium episcopale al
mistero liturgico del giorno: il 15 settembre - la festa della Beata Madre di
Dio, Addolorata, di Maria in piedi sotto la croce del suo Figlio. Festa
anche del Vescovo, a cui toccò stare ai piedi della croce della sua Chiesa.
Io stesso contrassi un enorme debito nei riguardi del Metropolita di Leopoli.
Mi era stato dato, due settimane dopo quell’incontro nella Pro-cattedrale di
Lubaczów, ricevere dalle sue mani l’ordinazione episcopale nella cattedrale di
Wawel, per aiutare, come vescovo, l’Arcivescovo Eugenio con il servizio
pastorale sino alla sua morte avvenuta nel giugno del 1962.
2. Questa rievocazione ci ordina ad andare verso gli inizi stessi del
cristianesimo e della Chiesa in queste terre, che conformemente alla
tradizione storica siamo abituati a chiamare Grody Czerwienskie.
Un altro nome è la Terra di Halicz (Galic) dalla città di Halicz (Galic), che,
prima ancora di Leopoli - era qui un centro in senso politico e storico.
Quando il re Casimiro il Grande istituiva su queste terre il vescovato latino,
il quale più tardi fu trasferito da Galic a Leopoli, già esisteva qui il
vescovado di rito bizantino-slavo unito alla metropoli di Kiev. Così
dunque sin dall’inizio ci troviamo sul territorio dell’incontro di due
tradizioni cristiane e di due culture: bizantina, legata con la Rus’ e
quella latina, legata con la Polonia, ancor prima dei Piast, successivamente
degli Jagelloni. Ciò che in seguito si sviluppò in una Repubblica
plurinazionale, ha il suo punto di riferimento proprio nella Metropoli di
Leopoli, analogamente, come retaggio storico dei Piast ebbe il suo punto di
riferimento nella Metropoli di Gniezno.
3. È difficile non sopravvalutare l’importanza di quel “secondo inizio” nella
storia - sia dal punto di vista politico nazionale-sociale, che quello
ecclesiale. Qui ebbe inizio la stesura di un grande capitolo della storia dei
nostri popoli, e anche della storia del cristianesimo, che - specialmente
dopo il Battesimo della Lituania - si è radicato solidamente in questi popoli.
Non si può neanche dimenticare, che nell’arco di molti secoli questa storia era
segnata dall’intesa, dall’alleanza e dall’unione, dalla cooperazione e dal
creare insieme - mantenendo tutta la specificità di questi pur differenziati
membri della grande Repubblica.
Il comune patrimonio di tutti - nonostante le strutture feudali dello stato e
della società - era lo spirito di tolleranza e di libertà interiore. In
un’epoca in cui nell’Occidente le tensioni religiose unite al periodo della
Riforma, provocano conflitti di lunga durata in quest’organismo plurinazionale e
pluriconfessionale, sono rimaste in vigore le parole dell’ultimo degli Jagelloni:
“non sono il padrone delle vostre coscienze”.
Anche nel ventesimo secolo bisogna avere davanti agli occhi tutto questo, anche
in prospetti va del terzo millennio dopo Cristo.
Qui si tratta, infatti, di valori, che devono perdurare nella vita di
ogni nazione dell’antica Repubblica - anche ora, che queste (oltre il confine
orientale della Polonia di oggi) tendono alla ricostruzione delle proprie
autonomie e sovranità. Non possiamo dimenticare, che questi valori e principi
erano una volta creati in comune. Per ognuno dei nostri popoli essi
costituiscono patrimonio e proprietà allo stesso tempo nazionale proprio e
tuttavia comune.
Qui, in questo luogo, bisogna in modo particolare pregare il Signore della
storia, per intercessione dei Santi Patroni della Polonia, della Lituania e
della Rus’, affinché il bene che unisce, sempre si dimostri più forte di tutto
quello che, nel corso della storia, e specialmente negli ultimi tempi, divergeva
e divideva, - a volte sino allo spargimento di sangue. E che a tutto ciò - a
tutto il nostro oggi e al futuro - continuino a guardare gli occhi materni di
Maria dalla sua antica effigie nella cattedrale di Leopoli, dove il
re Giovanni Casimiro, dopo le esperienze del “diluvio” emetteva i suoi storici
voti nel 1656.
4. Sì. È enorme l’eloquenza di questa Pro-cattedrale di Lubaczów.
La sua importanza è stata ancora aumentata del fatto, che negli ultimi mesi
dello scorso anno sono stati deposti qui i resti mortali del Cardinale
Ladislao Rubin di santa memoria.
Questa è ancora un’altra dimensione del simbolo che questo tempio nasconde in
sé. Il Cardinale, deceduto a Roma dopo una lunga e penosa malattia, è tornato
nel luogo, da cui iniziò la sua peregrinazione durante la seconda guerra
mondiale. La iniziò come uno dei tanti connazionali deportati nell’interno
dell’Unione Sovietica, per partire, a sua volta, insieme con l’esercito di
Anders, per l’Occidente. La via della vocazione sacerdotale, iniziata a Leopoli,
maturò nel Libano, per preparare il futuro Vescovo dei Polacchi emigrati, e
successivamente primo Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi - e in
certo senso organizzatore di questa importante istituzione della Chiesa dopo il
Concilio Vaticano II.
Ecco un’altra dimensione del simbolo, che deve delinearsi qui. Ed è bene
che quell’Uomo - simbolo della Polonia combattente e sofferente, della Polonia
dispersa per il mondo, e allo stesso tempo, simbolo del contributo e della
partecipazione della Polonia all’opera del contemporaneo rinnovamento della
Chiesa e del cristianesimo - è bene che questo simbolo si sia legato con la
Pro-cattedrale di Lubaczów.
“Ricordiamo, Dio la tua misericordia / dentro il tuo tempio. / Come il
tuo nome, o Dio, / così la tua lode si estende / ai confini della terra; / è
piena di giustizia la tua destra. / Circondate Sion giratele intorno, / contate
le sue torri . . . / per narrare alla generazione futura: / Questo è il
Signore, nostro Dio in eterno, sempre” (Sal 48, 10-11.13-15).
Amen.
© Copyright 1991 - Libreria
Editrice Vaticana
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