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VIAGGIO APOSTOLICO IN POLONIA

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
PER LA SOLENNE CERIMONIA DI CHIUSURA
DEL III SINODO DIOCESANO

Cattedrale dedicata alla Vergine Maria Assunta (Kielce)
 Lunedì , 3 giugno 1991

 

1. Chiesa di Kielce, presente qui nella Basilica Cattedrale per mezzo del suo Pastore e dei suoi Vescovi Ausiliari, per mezzo di molti numerosi rappresentanti del Presbyterium locale e tramite i numerosi rappresentanti della moltitudine di quasi un milione di fedeli laici. Desidero prima esprimere la mia gioia di essere oggi qui, con voi.

Compiendo il servizio di metropolita della Chiesa di Cracovia, alcune volte venivo a Kielce. All’inizio di quel servizio, nell’agosto del 1963, presi parte al funerale del Vescovo Czeslaw Kaczmarek, la cui figura continua a indurre alla riflessione. Presentandomi oggi nella cattedrale di Kielce, con grande soddisfazione ricevo la notizia che Mons. Czeslaw Kaczmarek, una volta ingiustamente e senza fondamento condannato da una condanna ingiusta, è stato ora, nella Polonia libera, pienamente riabilitato. Le autorità competenti hanno stabilito che la condanna era del tutto priva di fondamenti.

Il 19 ottobre del 1975 presiedetti le celebrazioni del Giubileo d’oro del sacerdozio dell’Ordinario di allora della diocesi di Kielce, Mons. Giovanni Jaroszewicz, di cui sempre ammiravo l’atteggiamento di inflessibilità e lo zelo pastorale. Anche a lui non fu risparmiata la sofferenza nelle diverse tappe della vita sacerdotale. Era un periodo difficile per la Chiesa in Polonia.

Il Vescovo di Kielce ebbe la sua parte nelle prove permesse da Dio all’Episcopato Polacco, e, in modo particolare, al Primate del Millennio e a Monsignor Kaczmarek. Ricordo bene il mio soggiorno a Kielce a motivo del Giubileo del 250° del Seminario Diocesano (17-18 aprile 1978).

Ero allora a Kielce come successore del Vescovo Costantino Szaniawski, che chiamò all’esistenza questo Seminario, anche se a quel tempo non esisteva ancora la Diocesi di Kielce.

2. Però il mio odierno incontro con la Chiesa di Kielce qui, nella Basilica Cattedrale, possiede carattere particolare a causa della chiusura del Sinodo Pastorale. Rivolgo parole di ringraziamento al vostro Pastore, il caro Mons. Stanislao, che si è assunto l’iniziativa di convocare e di svolgere questo Sinodo, che deve diventare una risposta di fede viva al nuovo soffio della grazia dello Spirito Santo, attuatosi nei nostri tempi grazie al Concilio Vaticano II.

Sono lieto che il Sinodo di Kielce abbia abbracciato non soltanto i lavori delle Commissioni istituite dal Pastore della Diocesi, ma abbia anche intrapreso la pastorale sinodale, il che costituisce un momento importante che coinvolge un’intera Comunità nella vita di una Chiesa particolare. Ciò si è espresso in diverse forme, tra le altre, tramite l’attività pastorale intrapresa nell’ambito dei singoli anni sinodali, per realizzare in questo modo programmi molto concreti. È stato, dunque, l’anno della fede, l’anno della famiglia e l’anno dell’Eucaristia.

Nell’ambito della pastorale sinodale, una maggiore attenzione è stata dedicata alle famiglie con numerosa prole, all’istituzione del matrimonio e alla questione della protezione della vita dei bambini non-nati. Approfittando dell’occasione, desidero dire a tutte le famiglie, specialmente alle famiglie che si assumono il gravoso compito dell’educazione dei figli, che il Papa le ricorda in modo particolare e le benedice di cuore. Dall’azione pastorale sono stati abbracciati anche i malati e i sofferenti. La loro situazione a volte è molto spiacevole, dolorosa, a volte addirittura umiliante e per questo necessitano di un particolare amore da parte della Chiesa. Mi siete cari non solo a motivo di quell’amore che tutti ci dobbiamo reciprocamente, ma anche per il motivo che voi, in un grado maggiore degli altri, partecipate al mistero della croce e della salvezza.

Mi siete cari perché la vostra sofferenza vi conferisce una dignità meritevole di un particolare affetto. È stato bene che il Sinodo della Diocesi di Kielce si sia occupato anche dei bambini e della gioventù. Ho qui in mente le “olimpiadi” sulla conoscenza della vita della Chiesa locale.

3. II Sinodo che sta per concludersi è l’inizio di un grande sforzo comune dell’intera Diocesi. La Chiesa di Kielce si pone, dunque, davanti ad una nuova tappa di lavoro, determinata dal documento finale del Sinodo, contenente le indicazioni e le motivazioni degli atteggiamenti cristiani e l’esortazione alla loro attuazione. Occorre mettere in pratica, con tutto l’impegno interiore, le decisioni del Sinodo; occorre anche continuare la pastorale sinodale iniziata. Questo Sinodo costituisce una tappa molto importante nell’orientamento di una nuova evangelizzazione per i nostri tempi. Conosciamo i nuovi problemi che si sono presentati davanti alla Chiesa oggi. Con questo Sinodo, con il suo documento finale e le indicazioni e, prima di tutto, con i suoi frutti, tutta la Comunità della Chiesa di Kielce entrerà nel Terzo Millennio del Cristianesimo. Perciò è così importante che in esso si incontrino “il vecchio e il nuovo”.

Il peso dell’attuazione di questo Sinodo poggia su tutti coloro che, mediante il Battesimo, sono inseriti in modo particolare nel mistero di Cristo. Diversamente sui laici, diversamente sui sacerdoti o le famiglie religiose, però poggia su tutti. Insieme con il vostro Pastore e i suoi Vescovi Ausiliari dovete diventare non solo delle guide, ma, al tempo stesso, veri esempi per il proprio ovile (cf. 1 Pt 5, 3), con lo sguardo fisso in Cristo, Buon Pastore. È stato lui a scegliervi tra il popolo, affinché, colmi di Spirito Santo, siate zelanti pastori delle comunità dei fedeli a voi affidate.

Sono lieto che in questa parte finale del Sinodo di Kielce partecipi veramente un grande numero di fedeli laici. Ho saputo che questi, durante tutto il periodo del Sinodo, vi parteciparono attivamente, sia mediante il lavoro dei gruppi sinodali parrocchiali, sia tramite la partecipazione alle sessioni plenarie, dove sovente prendevano la parola.

Speriamo che questo sia un annuncio di maggiore avvicinamento delle vostre comunità parrocchiali all’ideale della communio cristiana, di una tale comunità, nella quale nessuno è passivo destinatario dei doni, perché tutti cercano anche di dare qualcosa di sé; una comunità della quale tutti i membri si sentono responsabili. Certamente i consigli pastorali del vostro Sinodo contribuiranno alla formazione di questo nuovo modello di essere membri della comunità parrocchiale.

4. Per rendere memorabile la visita del Papa nella Chiesa di Kielce e della conclusione del Sinodo Pastorale, la comunità diocesana ha donato una croce, eretta accanto all’altare da campo, intorno al quale si raduneranno i pellegrini che vengono qui per venerare la Madonna delle Grazie, la cui immagine questo pomeriggio verrà da me incoronata. L’erezione di questa croce ci ricorda che siamo stati redenti con il prezioso Sangue del Figlio di Dio. Ma anche il rapporto diretto con la Chiesa di Kielce, la cui capitale è situata nel cuore della regione della Santa Croce. Con vera gioia benedirò tra poco questa Croce.

Con il segno della Croce iniziate il vostro cammino per la realizzazione del Sinodo. Per la fatica che vi attende, benedico tutti di cuore.

 

© Copyright 1991 - Libreria Editrice Vaticana

 

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