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VISITA PASTORALE ALLA PARROCCHIA ROMANA DI SAN STANISLAO

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II

Domenica, 16 giugno 1991

 

Sia lodato Gesù Cristo.

Oggi, domenica, solennità della vostra parrocchia, deve essere consacrata la vostra chiesa, ma la consacrazione della chiesa si riferisce a questa consacrazione delle chiese vive. Noi siamo diventati tutti attraverso il Battesimo le Chiese vive di Dio che abita in noi, che riceve nei nostri cuori la più profonda venerazione attraverso questa unione con Gesù Cristo che si realizza in ciascuno di noi per la prima volta nel Battesimo.

Così c’è un legame tra la chiesa che viene consacrata e i battezzati. Ma c’è anche un legame tra la chiesa e i cresimati o cresimandi, qui sono soprattutto i ragazzi che dopo il Battesimo, dopo la Prima Comunione si preparano alla Cresima.

Allora la chiesa come luogo consacrato serve a testimoniare Gesù Cristo. Noi, cresimandi e poi cresimati, dobbiamo essere anche testimoni. Gesù ha detto ai suoi Apostoli: sarete miei testimoni. E questo ha detto agli Apostoli per primi, ma ha chiamato tutti noi ad essere suoi testimoni e questo Sacramento specifico a cui si preparano i giovani della parrocchia serve a darci la forza, la stessa forza che avevano gli Apostoli, battezzati nello Spirito Santo, nel testimoniare di Gesù Cristo della sua Risurrezione, del suo Vangelo.

Così fra la festività della chiesa e la festività dei nostri cuori, dei battezzati, dei consacrati, dei cresimati c’è un legame profondo. Questo legame profondo certamente si esprime soprattutto nell’Eucaristia, il primo Sacramento a cui il battesimo ci prepara, a partecipare all’Eucaristia, e poi l’Eucaristia a cui partecipiamo come bambini e poi come adulti fino agli ultimi anni della nostra vita cristiana, il battesimo ci prepara ad essere testimoni, non solamente dobbiamo ricevere Cristo nell’intimità del nostro cuore, ma nello stesso Cristo dobbiamo dare anche testimonianza davanti al mondo.

Così la festività, la solennità di questa chiesa, di questa costruzione nuova dedicata a San Stanislao Vescovo e Martire, Patrono della Polonia, allora fra questa chiesa e noi c’è un legame profondo, un legame sacramentale, un legame di significato e di vita. Nel nome di questo legame profondo io saluto tutti i presenti, tutti i parrocchiani, saluto insieme ai giovani e ai bambini i loro genitori, i loro educatori i catechisti e tutti gli altri.

Saluto anche quelli che sono ospiti della vostra parrocchia. Vedo qui vicino gli zingari, questa ospitalità cristiana che si offre ai nostri fratelli e sorelle zingari è anche un segno del nostro cristianesimo, del nostro amore con cui si riconoscono i veri discepoli di Cristo.

Allora è una grande gioia per me essere qui in questa zona di Roma, in questa vostra parrocchia, e consacrare, dedicare a Dio la vostra chiesa parrocchiale intitolata a San Stanislao di cui dopo nove secoli io sono stato successore a Cracovia, e nell’anno del IX secolo del suo martirio sono diventato Successore di Pietro a Roma. Così la mia vita, come Vescovo soprattutto, è scritta dai due Santi, un polacco e l’altro non direi italiano, ma universale, da San Stanislao a San Pietro.

Che il Signore vi benedica tutti, specialmente i bambini e i giovani che si preparano alla Prima Comunione e si preparano poi alla Cresima, i genitori, educatori, catechisti, i vostri sacerdoti carissimi, i Vescovi nostri e i collaboratori, Monsignor Ruini che tra poco diventerà, come Vicario di Roma, Cardinale; Monsignor Mani che è il Vescovo Ausiliare di Roma responsabile per questo settore della grande città di Roma. E poi il nostro ospite di Sicilia, il Vescovo di Patti, che ci ha offerto la collaborazione con i suoi sacerdoti.

Grazie.

Ai gruppi e alle associazioni parrocchiali

È molto suggestivo il rito che abbiamo celebrato oggi, rito della dedicazione della nuova chiesa o della consacrazione. Ma questo rito ci dice a noi tutti che siamo - come ci spiega l’Apostolo - chiamati a portare, ad offrire i sacrifici spirituali e così Cristo ha radicato in ciascuno di noi il suo unico sacerdozio.

Noi siamo partecipi di questo sacerdozio offrendo questi sacrifici spirituali, così la nostra vita diventa la partecipazione nella missione di Cristo, nella sua missione profetica, sacerdotale e anche regale.

Ringrazio tutti i presenti, la signora ha presentato la comunità parrocchiale attraverso le diverse persone, i diversi gruppi. Sono anche diversi doni, diversi carismi, e questi carismi sono molte volte anche la sofferenza, sono i dolori, ma tutti si riassumono in questa parola: sacrifici spirituali.

Vi auguro, carissimi, che questa nuova chiesa appena consacrata e dedicata a Dio, Trino e Uno, e a Gesù Cristo suo Figlio Unico nostro Redentore, questa chiesa sia per voi un richiamo continuo per fare della vostra vita questo spirituale sacrificio perché così noi chiamandoci cristiani siamo veramente inseriti nel mistero di Cristo. Essere cristiano vuol dire pienamente questo: inserito nel mistero di Cristo. Lo auguro a tutti i presenti e a tutti i parrocchiani, ad ogni persona e a tutta la comunità, specialmente ad ogni famiglia.

E vi offro una benedizione conclusiva. Grazie.

Ai giovani

Ho sentito che molte volte si pensa e si dice così: ecco c’è ancora la Cresima e il dopo-Cresima poi siamo liberi, non abbiamo più nessun impegno, nessun dovere di fare la catechesi, di frequentare ancora i gruppi della catechesi nella parrocchia. Io lo dico per escludere questo modo di pensare in ciascuno di voi. La Cresima è un nuovo inizio. Il primo inizio della vita cristiana è il Battesimo ma nelle nostre tradizioni, nei nostri costumi questo accade quando ciascuno di noi è ancora piccolissimo e non può essere consapevole della grandezza di questo mistero a cui partecipa. Poi diventa un po’ più consapevole nel momento della Prima Comunione.

Secondo le tradizioni delle Chiese specialmente orientali quei sacramenti dell’iniziazione cristiana vanno insieme, ma da noi in diversi Paesi, anche in Polonia, da dove vengo e dove ho fatto un’altra pratica pastorale come sacerdote e come Vescovo, allora si vede l’opportunità di spostare la Cresima ad un’età un po’ più matura, questo per dare la possibilità a ciascuno dei cresimandi e dei cresimati che c’è un nuovo inizio con cui dobbiamo incominciare ad essere testimoni. Se prima ciascuno di noi era battezzato, era cristiano, poteva anche partecipare all’Eucaristia, ricevere la Santissima Comunione, ma con la Cresima dobbiamo renderci più consapevoli che la piena vocazione cristiana è di essere testimoni. Gesù ha così educato i suoi Apostoli e alla fine quando erano già maturi e soprattutto quando era matura la sua opera di salvezza ha detto loro: voi sarete miei testimoni. E questa è quasi l’ultima parola che ha consegnato loro prima della discesa dello Spirito Santo perché loro non erano ancora maturi, pronti interiormente a essere testimoni. Ma sono diventati veramente testimoni nella giornata di Pentecoste.

È un cambiamento stupendo quando si vedono le stesse persone, si vede lo stesso Pietro prima, e ancora dopo la Risurrezione e quando si vede e si ascolta lo stesso Pietro la mattina di Pentecoste. Una nuova persona. Questo è un po’ un modello di cosa vuol dire essere testimoni di Gesù. Allora auguro a tutti i giovani, a tutti i cresimandi che siano sempre più consapevoli di questa vera vocazione di ciascuno di voi.

Con questa consapevolezza di essere testimoni viene insieme la consapevolezza della vocazione. Sono diverse vocazioni, vocazioni professionali, ciascuno di voi avrà una sua vocazione professionale, poi c’è una vocazione che direi esistenziale dove si decide circa la strada dell’esistenza personale, allora il matrimonio; ma nella stessa linea si pongono anche le vocazioni alla consacrazione a Dio; allora il sacerdozio, la vita religiosa. Queste cose vanno insieme, la consapevolezza di essere testimoni e poi la maturazione professionale.

Io vi faccio solamente un accenno e cercate poi nella vostra comunità giovanile in questa parrocchia di approfondire queste parole. Sono molto lieto di aver potuto oggi visitare la parrocchia di San Stanislao al quale sono succeduto dopo nove secoli dalla sua morte e che mi ha preparato ad essere Successore di Pietro.

A quanti hanno reso possibile la costruzione della chiesa parrocchiale

Voglio ringraziare per la sua generosità il nostro compianto marchese Gerini per tutto questo bene immenso che ha fatto alla Chiesa di Roma in diversi ambienti: in questa chiesa, nel Seminario Romano e poi nelle parrocchie prima di questa, in queste parrocchie qui immediate. Voglio ancora aggiungere a tutti quelli che hanno collaborato alla costruzione di questa chiesa che collaborando all’edificazione dell’edificio hanno collaborato ad un’edificazione spirituale, come abbiamo anche meditato durante la Celebrazione nella chiesa durante la Celebrazione eucaristica. Dovete sempre mantenere viva questa consapevolezza di un legame profondo che esiste tra tutto quello che si fa per la edificazione nel senso materiale e per la edificazione spirituale. Se io mi ricordo il nostro grande e compianto marchese Gerini, lui era molto permeato, travagliato da questa consapevolezza. Voleva dare tutto per l’edificazione della Chiesa in senso profondo della parola, profondissimo, così amava Gesù Cristo e la sua opera salvifica. Che Dio vi benedica.

Il saluto al termine della visita

Grazie per questa vostra ospitalità e accoglienza. Soprattutto mi congratulo con voi per la nuova chiesa dedicata a San Stanislao a cui sono molto legato dalla mia gioventù. Allora tanto più preziosa è stata questa visita dal punto di vista personale. Auguro a tutti che San Stanislao sia un buon protettore delle famiglie, delle persone e di tutta la vostra comunità parrocchiale. Vi benedica Dio Onnipotente. Grazie.

 

© Copyright 1991 - Libreria Editrice Vaticana

 

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