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VISITA PASTORALE A MANTOVA

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI RAPPRESENTANTI DEL MONDO DEL LAVORO
DELLA PROVINCIA MANTOVANA

Piazzale dello stabilimento Bellini (Mantova) - Domenica, 23 giugno 1991

 

Cari amici!

1. Sono lieto di rivolgere un cordiale saluto a tutti voi, che rappresentate le molteplici realtà sociali e imprenditoriali mantovane. Saluto attraverso di voi le varie categorie di lavoratori e i loro sindacati, le Associazioni cristiane che operano nel mondo del lavoro e la Consulta diocesana per la pastorale sociale e lavorativa. Rivolgo un deferente pensiero alle Pubbliche Autorità e ai rappresentanti delle Istituzioni amministrative e politiche, le quali non hanno voluto mancare a quest’appuntamento, che ha luogo proprio nella zona industriale della vostra Città. Ringrazio, poi, quanti, poc’anzi, prendendo la parola si sono fatti interpreti dei vostri comuni sentimenti e mi hanno informato circa i progetti e le difficoltà che il mondo del lavoro incontra qui a Mantova.

È per me una grande gioia incontrarvi in occasione di questa mia visita pastorale alla Chiesa mantovana, nel IV centenario della morte di San Luigi Gonzaga, vostro esemplare concittadino nonché celeste Patrono.

Mi preme di sottolineare subito che esiste un rapporto diretto tra il presente significativo incontro e la solenne commemorazione di questo giovane santo, vostro conterraneo. Egli, vissuto quattro secoli fa, potrebbe sembrare, a prima vista, distante dalle vostre odierne quotidiane preoccupazioni, come pure dalle realtà sociali che qui si trovano rappresentate. Eppure non è così. Originario di una delle famiglie nobiliari che formavano la storica e possente stirpe dei Gonzaga, non è, infatti, Luigi un testimone validissimo delle vere priorità che un uomo e una donna devono riconoscere per restare fedeli alla propria vocazione umana e cristiana?

Egli, in quanto primogenito ed erede del marchesato, avrebbe potuto seguire la tradizione del suo casato. Scelse, invece, di entrare nella Compagnia di Gesù; rinunciò a tutto, mostrando in modo eloquente che le autentiche ricchezze e i beni che valgono sul serio sono ben altro che gli onori e i privilegi mondani. Il vero bene consiste nel servire Dio e i fratelli, nell’operare per il conseguimento della vita eterna. Per questo Luigi preferì la povertà alla ricchezza, la castità ai piaceri terreni, l’obbedienza umile e semplice al potere sugli altri. Morì, ricordiamolo ancora una volta, vittima della peste, che aveva contratto servendo gli ammalati in un ospedale di Roma.

Nella sua vita e nella sua morte Egli ci appare, così, come l’incarnazione fedele della parola del Vangelo: “Che giova all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde la propria anima?” (Mc 8, 36).

2. Il vostro impegno, cari Amici, è di produrre ricchezze per accrescere il benessere della comunità, alla quale appartenete.

Nell’attuare questo vostro compito, sappiate ispirarvi all’esempio di San Luigi, traendo dalla sua esperienza alcuni fondamentali criteri etici, che si rivelano indispensabili per il retto dinamismo della vita economica.

Indubbiamente il profitto è uno degli scopi principali di ogni attività economica: “La Chiesa ne riconosce la giusta funzione  . . .”, ho scritto nell’Enciclica Centesimus annus. “Quando un’azienda produce profitto, ciò significa che i fattori produttivi sono stati adeguatamente impiegati e i corrispettivi bisogni umani debitamente soddisfatti. Tuttavia, il profitto non è l’unico indice delle condizioni dell’azienda” (Giovanni Paolo II, Centesimus annus, 35).

Si applica qui, nel contesto della realtà lavorativa odierna, quanto il Signore ci insegna nel brano evangelico poc’anzi citato e di cui San Luigi ci ha lasciato una chiara testimonianza. La vita degli uomini, la loro anima e il loro corpo, sono beni più preziosi di ogni forma di accumulazione di ricchezza. A che serve allora ammassare beni materiali in quantità sempre maggiore, se l’azienda stessa, che è una “comunità di persone”, rischia di perdere la propria anima, la propria vera identità?

3. Ad un livello più profondo, la scelta radicale di San Luigi non ci invita forse a fermarci un istante, nel frenetico accavallarsi delle nostre attività, per cercare di capire meglio il valore dell’interiorità? Si tratta, nel caso vostro, di riappropriarsi dell’irrinunciabile dimensione umana sia dell’imprenditoria, nelle sue molteplici forme, sia del lavoro dipendente nelle sue svariate espressioni.

L’esistenza dell’uomo non può esaurirsi nelle attività materiali e lavorative, siano pure interessanti ed appassionanti. Esse sono necessarie per il sostentamento personale e familiare e per lo sviluppo delle capacità ed attitudini personali in vista del benessere comune. Tuttavia, se tutto ciò è necessario, e quindi in sé buono, quale senso veramente umano potrebbe avere la vita di un uomo o di una donna se la loro identità personale e familiare, culturale e religiosa, fosse, per così dire, divorata dalla tirannide delle esigenze economiche?

È vero che l’analisi e la fondazione marxista dell’alienazione si sono dimostrate false; ma “l’alienazione, con la perdita del senso autentico dell’esistenza, è un fatto reale anche nelle società occidentali” (Ivi, 41).

L’attenzione alle priorità trascendenti dell’essere umano, che traspare nelle scelte di San Luigi, sia a voi di insegnamento e di stimolo per difendervi dal rischio di cadere vittime di altri tipi di alienazione, che, anche dopo il crollo di certe ideologie, rappresentano pur sempre una costante minaccia per l’umanità del nostro tempo.

4. La preoccupazione per l’etica nel mondo degli affari, oggi da molti fortemente avvertita, potrebbe essere probabilmente un segno di questo profondo bisogno di interiorità. L’uomo e la donna, consapevoli della loro dignità, non possono accettare un’attività economica fine a se stessa, che si mostri insensibile allo sfruttamento dei più poveri e alle gravi minacce ecologiche provenienti dall’inquinamento atmosferico e dall’impoverimento dei beni ambientali.

Il ricupero di una “interiorità” degna di questo nome non può, inoltre, non implicare la dimensione religiosa. La fede nel mistero divino, rivelatosi in Gesù Cristo e comunicato a noi nello Spirito Santo, fornisce al credente la salda e permanente motivazione per le sue scelte etiche, anche in campo economico. Egli, infatti, commisura tutto a Dio, quale ultimo termine di riferimento. La vita di San Luigi Gonzaga è stata al riguardo un esempio eloquente; egli ha sempre operato ponendo Dio al primo posto, ha cercato la sua volontà e ha servito il suo amore in ogni terrena vicenda.

5. Cari Amici, questo incontro con voi mi ha offerto l’opportunità di conoscere e apprezzare l’intera realtà imprenditoriale e lavorativa di questa vostra Terra, dove, accanto all’agricoltura, sono venute sviluppandosi in numero crescente aziende artigianali e piccole e grandi industrie. Fiorisce il commercio, cresce lo sviluppo del reddito lordo e si diffonde il benessere in ogni fascia sociale. So che lavorate uniti, con quella tenacia e inventiva che vi contraddistinguono.

Mi complimento con voi per questa unità nella diversità, la quale, sono certo, è la conseguenza di una vostra scelta matura, ormai istituzionalizzata, che si esprime nell’Assemblea Unitaria del mondo del lavoro mantovano.

So che siete arrivati ad un tale traguardo attraverso il generale convincimento che il bene particolare, il bene cioè di ciascun ambito della vita economica, si realizza meglio se tutte le componenti sociali operano in vista del bene comune.

Com’è noto, il bene comune non consiste nella semplice somma o aggregazione dei vari beni parziali, né nel sacrificare il bene di una parte in favore del bene di un’altra, anche se questa è più potente e dotata di maggiori risorse. Il bene comune, per essere veramente comune, dev’essere in rapporto diretto con l’intera società e, di conseguenza, con quanto ciascuna delle parti sociali può pretendere secondo giustizia, senza pregiudizio di analoghi diritti ed esigenze delle altre. Come insegnava già Giovanni XXIII nell’Enciclica Pacem in terris, il bene comune consiste nel rispetto e nella promozione dei diritti di tutti, persone e gruppi intermedi, e nell’osservanza dei rispettivi doveri.

Ora la vostra unità nella diversità, in quanto operatori e cooperatori economici di vario tipo e grado, sembra riflettere proprio una simile concezione.

Ciascun vostro gruppo e ciascuna vostra associazione mantiene, infatti, la sua specifica identità nonché la sua piena autonomia di decisioni, ben consapevole che questa costituisce la necessaria condizione a che una tale unità nella diversità funzioni adeguatamente, anche in caso di eventuali controversie e conflitti.

È per questo che mi permetto di invitarvi ad approfondire la vostra peculiare esperienza alla luce della Dottrina sociale della Chiesa, di cui ho qui ricordato brevemente alcuni tratti. Questa vostra tipica esperienza potrebbe opportunamente servire, oltre che a voi, anche ad altri vostri colleghi e compagni in altre parti d’Italia e del mondo.

6. Cari Amici mantovani! Il Signore vi ha concesso una visibile prosperità. Fra voi non esistono, o almeno non hanno la stessa incidenza talune problematiche sociali che si registrano altrove. Sappiate attribuire tutto ciò più alla bontà del Signore e all’intercessione del vostro Santo patrono che ai vostri meriti; e così ringraziate l’Autore di “ogni buon regalo e di ogni dono perfetto” (cf. Gc 1, 17).

Quale migliore rendimento di grazie che rendere gli altri partecipi dei doni che vi sono stati elargiti? Aprite, perciò, i vostri cuori all’ampiezza del mondo e fate dell’esercizio della solidarietà con i vicini e con i lontani il vostro vero sacrificio di lode, come San Paolo diceva ai cristiani di Filippi. Che anche per voi, uomini e donne dell’imprenditoria e del lavoro di Mantova, la solidarietà sia “un profumo di soave odore, un sacrificio accetto e gradito a Dio” (Fil 4, 18).

La Madonna, che voi venerate qui a Mantova sotto il titolo di Vergine e Regina delle Grazie, i vostri Santi patroni e, in particolare, San Luigi Gonzaga, vi aiutino sempre a cercare, al di là di ogni materiale successo, i beni spirituali imperituri. Vi aiutino a cercare Cristo, sorgente di ogni autentico progresso umano.

Vi accompagno anch’io in questo vostro impegno con la mia benedizione.

Tralasciando il testo preparato, il Santo Padre si rivolge ai presenti con queste parole:

Carissimi fratelli e sorelle,

sono molto grato per questo incontro e la mia gratitudine è tanto maggiore quando sento, anche sotto questa tenda, il calore in cui vi trovate direttamente senza tenda. Sono venuto qui per celebrare il quarto centenario della morte di un giovane santo, San Luigi Gonzaga, che qui è nato ed è una gloria della vostra Chiesa e anche della vostra popolazione. Mi domando quante cose da quell’epoca, da quattro secoli fa, siano cambiate. Certamente non esistevano questi locali, queste costruzioni industriali, queste fabbriche; questo non esisteva. Ma certamente esisteva il “problema sociale”. Esisteva anche la dottrina sociale della Chiesa, naturalmente in un altro contesto; questa esisteva dai tempi di Gesù Cristo, degli Apostoli e poi si è molto sviluppata nei tempi dei grandi Dottori, ma soprattutto, dei grandi Padri della Chiesa perché il problema sociale, il problema della giustizia ed ingiustizia sociale, i problemi della convivenza sociale, della famiglia, della società, dei popoli, della pace e della guerra esistono sempre. Allora questi problemi sempre erano un punto di riferimento per il Vangelo, per l’evangelizzazione, per la teologia. Certamente esisteva allora la dottrina sociale della Chiesa ma in un’altra formulazione, che non riguarda la sostanza.

La grande Enciclica Rerum novarum segna veramente il momento delle “res novae” della situazione nuova, e questa situazione nuova della società umana, specialmente la società occidentale ma non solamente questa, continua e noi siamo nel centesimo anno, ecco il titolo Centesimus annus, di quella novità che è di nuovo “nuova”. Tutto questo nella forma attuale, nella forma del nostro secolo – quello che passa e anche quello che incomincia – non esisteva nei tempi di Luigi Gonzaga. Esistevano i problemi sociali, esistevano anche le ingiustizie sociali. Ma che cosa esisteva certamente e che cosa è attuale? Esisteva la priorità dell’amore e in questo punto possiamo dire che San Luigi Gonzaga, pur essendo un santo di quattro secoli fa, è anche un santo della nostra epoca perché certamente la carità, l’amore, l’amore di Dio, l’amore del prossimo, la disponibilità a dare la propria vita per i fratelli, come lui ha dimostrato con la sua breve vita, tutto questo era attuale quattro secoli fa, dieci secoli fa, venti secoli fa, è attuale oggi e sarà attuale domani. È un Santo che non è “fuori data”, non è fuori contesto di questo nostro incontro. I contesti sono diversi materialmente ma il contesto essenziale, spirituale è lo stesso: è un eroe, una figura eroica della virtù cristiana della carità, che è pronto ad offrire se stesso per gli altri, e lui, un figlio della famiglia aristocratica anzi regnante in questa zona dell’Italia, in questa Mantova, lui è stato pronto come Cristo a diventare povero, a diventare umile servo dei più bisognosi, dei malati durante la peste in Roma. È stato pronto a diventare servo, servitore dei sofferenti nella carità. Ha così manifestato la sua carità quattro secoli fa, e dopo quattro secoli questo è attuale come allora, come sempre.

E così è anche attuale tutto quello che fa il nucleo proprio della dottrina sociale della Chiesa e del Vangelo. Quello che Paolo VI ha chiamato “civiltà dell’amore”. Certamente il Santo Gonzaga, vostro conterraneo, è stato un protagonista della civiltà dell’amore nella sua epoca, e la nostra epoca in circostanze diverse ha anche bisogno di altri protagonisti, direi di altri “lavoratori” in questo grande progetto e attività dell’amore.

Io devo ringraziarvi per l’accoglienza, per le presentazioni che ho potuto ascoltare. A me sembra che qualche cosa di questa civiltà dell’amore venga realizzata nel vostro ambiente lavorativo tra imprenditori, lavoratori, lavoratrici; non possiamo dire che questo sia già perfetto ma è uno sforzo, è direi, un orientamento; forse in questo orientamento si realizza anche un germe di questo grande protagonista della civiltà dell’amore, quale è stato il vostro conterraneo Luigi Gonzaga, un aristocratico; noi oggi siamo abbastanza lontani da tale classe sociale; anche il Papa è di provenienza, diciamo, umile. Il Vangelo ha creato per tutte le epoche un progetto che non cambia, nel quale i veri “aristocratici” non sono né quelli della origine e del “sangue”, né quelli dell’“avere”, ma soprattutto quelli della virtù e della carità. Ecco l’aristocrazia evangelica: tutti i santi sono “aristocratici”, sono i grandi spiriti aristocratici di Cristo e fra questi certamente si trova il nostro carissimo Luigi Gonzaga.

Grazie per questo incontro. Voglio offrirvi una benedizione conclusiva con la preghiera.

Che Dio benedica le vostre famiglie e tutti quelli che appartengono alla vostra Comunità. Grazie!

 

© Copyright 1991 - Libreria Editrice Vaticana

 

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