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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI COMPONENTI DEL COMITATO PERMANENTE
DELLA COMMISSIONE «FEDE E COSTITUZIONE»

Sala del Concistoro - Lunedì, 24 giugno 1991

 

Cari amici,

Sono lieto che la vostra presenza a Roma mi dia la possibilità di accogliervi in Vaticano, e di salutare i membri e gli ospiti del Comitato Permanente della CommissioneFede e Costituzione”, guidato dal vostro Presidente la Dottoressa Mary Tanner, e dal Direttore il Dottor Gunther Gassman.

Il movimento Fede e Costituzione è stato un importante fattore nella fondazione del Consiglio Ecumenico delle Chiese, e da allora in poi, come commissione all’interno del Consiglio, Fede e Costituzione ha continuato a ricoprire un ruolo essenziale in tutto il movimento ecumenico. Il suo contributo particolare è stato mantenere davanti ai cristiani divisi il fine di ricercare l’unità visibile nell’unica Fede apostolica, una unità che avrà la sua più alta espressione ecclesiale nella Comunione Eucaristica. Nella visione cattolica dell’ecumenismo, il compito di raggiungere, con la grazia di Dio, la piena unità visibile dei cristiani deve essere sempre una priorità. Le relazioni favorevoli tra i cristiani, nonostante non esprimano ancora la piena comunione nella fede, nei sacramenti della fede, e nell’ordine, non sono mai abbastanza; non meno importanti perché la divisione continua a porre ostacoli sulla via della missione affidata da Cristo ai suoi discepoli.

Tutti noi siamo ben consci che il mondo sta attraversando un periodo di cambiamento radicale colmo di grandi opportunità per la famiglia umana ma anche di enormi difficoltà e pericoli. Le persone ovunque ricercano i valori su cui costruire le loro società e la loro vita. Esse hanno bisogno di sentire il messaggio della grazia salvifica di Dio rivelato “nel nome di Gesù Cristo il Nazareno” (At 3, 6). Hanno bisogno di sentire “la parola della riconciliazione” che è stata affidata a noi nel Vangelo (2 Cor 5, 19). Ma gli sforzi dei cristiani di rendere testimonianza al Signore sono spesso oscurati dalle nostre divisioni.

Non dobbiamo mai perdere la speranza. Le difficoltà lungo il sentiero della comprensione ecumenica non devono scoraggiarci. Piuttosto esse devono spingerci ad impegnare noi stessi e le nostre comunità ecclesiali con nuovo vigore nel compito imminente, perché è il Signore stesso che ci esorta a cercare l’unità per cui egli ha pregato affinché il mondo creda (cf. Gv 17, 21). Questa unità ruota in special modo attorno l’accordo sulla natura della Chiesa e della sua missione. Anche qui, Fede e Costituzione può continuare a ricoprire un importante ruolo favorendo gli studi teologici che illuminano il sentiero verso un maggior accordo nella Fede apostolica.

È mia speranza e preghiera che i vostri sforzi, soprattutto nel campo della ecclesiologia e in preparazione della prossima Conferenza Mondiale su Fede e Costituzione nel 1993, rafforzino l’interesse e la sollecitudine per gli aspetti teologici del dialogo tra i cristiani divisi. Che Dio benedica voi e i vostri cari.

 

© Copyright 1991 - Libreria Editrice Vaticana

 

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