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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II ALLA
DELEGAZIONE DI COSTANTINOPOLI INVIATA DA DIMITRIOS I
Solennità dei Santi Pietro e
Paolo - Sabato, 29 giugno 1991
Amati fratelli in Cristo,
“Ecco quanto è buono e quanto è soave che i fratelli vivano insieme” (Sal
133, 1).
Questo sentimento spontaneo espresso dal salmista risuona in me nel
momento di accogliere la delegazione dei degni rappresentanti inviata da Sua
Santità Dimitrios I. Vi domando di riferire a lui la mia fraterna affezione in
Cristo e di trasmettere i miei cordiali saluti ai membri del Santo Sinodo e a
tutti i fedeli del Patriarcato ecumenico.
Per me è veramente una grande gioia
augurarvi un caloroso benvenuto qui a Roma, in questo giorno in cui festeggiamo
i Santi martiri Pietro e Paolo. Ancora una volta siete venuti a partecipare a
questa celebrazione: questo dimostra che sta diventando per noi una cosa comune.
La vostra presenza tra noi testimonia visibilmente, agli occhi dei fedeli delle
nostre due Chiese, che dividiamo già una profonda comunione.
Inoltre, quest’anno,
il nostro incontro assume un significato particolare poiché si svolge
all’indomani del Concistoro, in cui sono stati creati 22 Cardinali. Essi sono i
miei collaboratori immediati. Alcuni di loro saranno chiamati a stare al vostro
fianco più da vicino, in virtù della carica pastorale che è stata loro
assegnata. Penso particolarmente a Sua Eminenza il Cardinale Edward Idris
Cassidy, Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei
cristiani, di cui voi avete potuto apprezzare l’azione instancabile nel corso di
questi ultimi 18 mesi. La sua nomina a Cardinale è, tra l’altro, il segno della
grande importanza che la Chiesa cattolica attribuisce alla causa dell’unità. Ma
è evidente che tutti i nuovi Cardinali, attraverso la fedeltà al desiderio
profondo di Cristo e a ciò che domanda la Chiesa, avranno a cuore di favorire
una riconciliazione e una fraternità crescente tra tutti i cristiani, e
principalmente, nelle circostanze attuali, con i loro fratelli ortodossi. La
disciplina recente della Chiesa cattolica indica chiaramente il nostro dovere:
“Appartiene in primo luogo al Collegio dei vescovi intero e alla Sede apostolica
incoraggiare e dirigere presso i cattolici il movimento ecumenico il cui scopo è
ristabilire l’unità tra tutti i cristiani, unità che la Chiesa è tenuta a
promuovere per la volontà di Cristo” (cf. Codice di diritto canonico, can. 755;
vedi ugualmente il Codice delle Chiese Orientali, can. 902).
La vostra presenza
mi porta anche a parlare del dialogo teologico che abbiamo iniziato da più di
dieci anni or sono. Sapete quanto la Chiesa ci tenga.
I risultati positivi già
raggiunti forniscono senza alcun dubbio una solida base per regolare i problemi
che risultano dalla nuova situazione in Europa centrale e orientale. Come ho
appena ricordato nella Lettera che ho mandato il 31 maggio a tutti i vescovi del
continente europeo, sono convinto che il dialogo resti “lo strumento più adatto
per affrontare uno scambio fraterno volto a risolvere il contenzioso in spirito
di giustizia, di carità e di perdono” (Giovanni Paolo II, Nuntius scipto
datus universis Europae episcopis missus, 2, die 31 maii 1991). La preghiera e il dialogo sono i soli
modi di agire che convengano tra cristiani, particolarmente nei periodi di
tensione. È tempo di mettere in opera l’esortazione dell’Apostolo Pietro, che
noi festeggiamo oggi: “E finalmente siate tutti concordi, partecipi delle gioie
e dei dolori degli altri, animati da affetto fraterno, misericordiosi, umili;
non rendete male per male, né ingiuria per ingiuria, ma, al contrario,
rispondete benedicendo; poiché a questo siete stati chiamati per avere in
eredità la benedizione” (1 Pt 3, 9).
Sono dunque profondamente convinto che con
l’aiuto dello Spirito Santo usciremo ancora più forti dalle prove di oggi e
maggiormente rafforzati nella nostra risoluzione di avanzare sulle strade che
conducono all’unità perfetta che Dio vuole per la sua Chiesa.
Nel Vangelo di San
Matteo, leggiamo che Gesù, camminando sulla sponda del lago di Galilea, ha
chiamato due pescatori, Pietro e suo fratello Andrea. Essi, lasciate subito le
loro reti, lo seguirono e divennero “pescatori di uomini” (Mt 4, 19). Questo
passaggio è diventato la felice immagine della strada che le Chiese di Roma e di
Costantinopoli - di cui i due fratelli sono i rispettivi santi patroni -
vogliono seguire insieme per “ammaestrare tutte le nazioni” (Mt 28, 19).
Questa è la nostra fervente preghiera: che il Signore ci permetta presto di
raggiungere questa unità tanto desiderata, per la sua gloria e per la salvezza
del mondo!
© Copyright 1991 - Libreria
Editrice Vaticana
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