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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI PARTECIPANTI AL CONVEGNO NAZIONALE
COOPERATORI ORGANIZZATO DALLA CEI

Aula Paolo VI - Sabato, 2 marzo 1991

 

Carissimi fratelli e sorelle!

1. Sono lieto di porgere il mio affettuoso saluto a tutti voi, che avete tenuto in questi giorni il Convegno nazionale dal tema: “A cento anni dalla Rerum Novarum. La cooperazione: una risposta di solidarietà alle sfide del futuro”. Quest’incontro, cui hanno preso parte numerosi e qualificati rappresentanti delle strutture solidaristiche cattoliche, vi ha permesso di approfondire le ragioni spirituali e culturali del vostro impegno solidale.

Esprimo la mia gratitudine a Monsignor Santo Quadri, Presidente della Commissione Episcopale per i problemi sociali e del lavoro, ed a quanti, insieme con lui, si preoccupano di attuare il programma di iniziative predisposto dalla CEI per il centenario dell’Enciclica del mio predecessore, Leone XIII, giustamente definita la “Magna Charta” dell’operosità sociale cristiana di inizio secolo (cf. Pio XII, Radiomessaggio, 1 giugno 1941) e che continua ad essere un riferimento di rilevante importanza per l’azione dei cristiani.

Saluto i Presuli presenti, saluto ognuno di voi e vorrei far pervenire, attraverso di voi, il mio riconoscente pensiero alle molteplici realtà sociali delle quali siete viva espressione.

2. La Rerum Novarum, documento coraggioso e lungimirante, invita a mettere al centro dell’attenzione i valori a cui l’uomo aspira: la pace, la giustizia, la solidarietà. Tale sentita esigenza è ancor più forte ai nostri giorni, mentre si sperimenta con preoccupazione quanto sia difficile costruire una comunità che rifiuti la violenza e l’egoismo. Si avverte il bisogno di superare l’alienazione e l’emarginazione, ridurre le povertà vecchie e nuove, lottare contro la disoccupazione e la sperequazione economica, vanificare il ricorso a strumenti di morte e alla logica della guerra.

Progetti, questi, di progresso e di pace che vanno coltivati specialmente a livello locale, là dove appaiono più evidenti le problematiche concrete.

In tale prospettiva si collocano anche gli interventi delle cooperative da voi create, che propongono un’economia sociale finalizzata alla difesa e alla promozione della persona.

Come affermavo alcuni anni fa, incontrandomi a Faenza con il mondo della cooperazione, “si può dire che la novità dell’esperienza cooperativa risiede nel suo tentativo di sintesi fra la dimensione individuale e quella comunitaria. In questo senso è un’espressione concreta della complementarità, che la dottrina sociale della Chiesa ha sempre tentato di promuovere, fra le persone e la società; è la sintesi fra la tutela dei diritti del singolo e la promozione del bene comune” (Insegnamenti di Giovanni Paolo II, IX/1 [1986] 1339ss.).

3. La Chiesa guarda attentamente e con simpatia al vostro lavoro, specialmente in considerazione dell’evoluzione sociale ed economica che l’Europa e l’umanità intera stanno attraversando.

Bisognerà, però, che i principi ai quali vi ispirate, e cioè la partecipazione, la corresponsabilità, la democrazia, non si risolvano in astratte affermazioni, ma siano tradotti praticamente nelle molteplici vostre attività. E queste, se intendono restare fedeli al Magistero della Chiesa, non possono avere come fine solo l’accrescimento del “capitale” o del profitto individuale, ma debbono ricercare, al di sopra di tutto, il bene comune.

Così, in proposito, scrivevo nella Laborem Exercens: “Si deve prima di tutto ricordare un principio sempre insegnato dalla Chiesa. Questo è il principio della priorità del lavoro nei confronti del capitale. Questo principio riguarda direttamente il processo stesso di produzione, in rapporto al quale il lavoro è sempre causa efficiente primaria, mentre il capitale, essendo l’insieme di mezzi di produzione, rimane solo uno strumento o la causa strumentale” (Ioannis Pauli PP. II, Laborem Exercens, 12).

Riaffermare il primato dell’uomo e quindi del lavoro sul capitale conferisce al fatto cooperativo e all’impresa di cooperazione un significato ricco di nuove e creative possibilità.

4. Desidero, pertanto, incoraggiarvi a proseguire nel cammino che avete iniziato: tendete sempre a costruire, attraverso ogni iniziativa, un tessuto economico e sociale aperto alla solidarietà.

Le attività si arricchiranno, allora, di un fruttuoso dinamismo che si allargherà al territorio nel quale operate e tornerà a vantaggio specialmente di quanti soffrono e si trovano in condizioni precarie. Sarete, così, in grado di offrire un sostegno fattivo a coloro che ne hanno bisogno e aiuterete la società a crescere nella fiducia e nella responsabile cooperazione.

La Madre del Signore e San Giuseppe, silenzioso custode del Redentore, vi aiutino in questa quotidiana missione al servizio della giustizia e della carità.

Dio vi protegga sempre e in suo nome io vi benedico.

 

© Copyright 1991 - Libreria Editrice Vaticana

 

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