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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II AI
PARTECIPANTI ALLA RIUNIONE DEL COMITATO ESECUTIVO MONDIALE DELL'UNIAPAC
Sabato, 9 marzo 1991
Signor Presidente, Cari amici,
1. Mentre è in corso quest’anno particolarmente
consacrato alla Dottrina Sociale della Chiesa, la vostra Unione internazionale
cristiana dei Dirigenti d’Impresa (l’Uniapac) compie un pellegrinaggio di lavoro
e riflessione a Roma. In quest’occasione, avete desiderato incontrare il Vescovo
di Roma per rinnovare al suo cospetto i vostri impegni personali di dirigenti
cristiani delle vostre imprese e riaffermare l’identità cristiana del vostro
movimento. Apprezzo il vostro operato e vi ringrazio per i sentimenti di
attaccamento alla Chiesa che ha espresso il vostro Presidente a nome di tutti
voi. Siate dunque benvenuti in questa casa!
2. La vostra commemorazione del
grande punto di partenza moderno della dottrina sociale della Chiesa che è
l’enciclica Rerum novarum è consistita nel consacrare queste giornate ad una
riflessione esigente sui diversi aspetti della “responsabilità economica e
sociale del dirigente d’impresa cristiano in un mondo in cambiamento ed in via
di globalizzazione”. Mi è gradito sottolineare l’interesse che questa maniera di
onorare l’insegnamento rinnovatore di Leone XIII presenta: lo fate trovando il
tempo di venire a meditare, da tutti i continenti, a partire dal Vangelo sul
senso della storia che vivete e sulla portata dell’azione e delle molteplici
forme della solidarietà umana in cui siete coinvolti.
Una delle guide del vostro
lavoro è il volume preparato dal vostro gruppo francese che raccoglie
riflessioni e documenti ecclesiastici che hanno scandito cent’anni di pensiero
sociale intorno all’impresa. Potete in questo modo ricostruire il cammino
percorso da Rerum novarum e meglio orientarvi nei vostri compiti attuali.
3. Voi non cercate le cose facili nel portare una visione cristiana sulle vostre
funzioni di dirigenti d’impresa. Dovete conciliare delle esigenze che molti
stimerebbero quasi contraddittorie: quelle che nascono dalle regole e dagli
obblighi della vita economica, dure e persino implacabili, quelle che derivano
dallo sviluppo tecnologico sempre più costoso ed evolutivo e, dall’altra parte,
quelle proclamate dalla coscienza umana e cristiana, quelle delle regole morali
essenziali per la nostra dignità di creature fatte ad immagine stessa di Dio. Vi
trovate nel punto di convergenza di molteplici serie di leggi, naturali,
tecniche, civili e infine morali ed evangeliche.
Non mi addentrerò qui nell’analisi. Desidero semplicemente incoraggiarvi nella
vostra ricerca comune che vi aiuterà a rispondere meglio a quel che posso
definire la vostra vocazione. Dovete cercare di agire con la migliore competenza
professionale, di sviluppare i migliori rapporti fra tutti i membri del
personale delle vostre imprese, con gli utenti della vostra produzione o dei
vostri servizi, con i diversi agenti sociali e con le autorità responsabili del
bene comune, tutto questo senza allontanarvi mai dall’obbiettivo primario che è
l’edificazione di una società giusta in cui l’insieme delle persone possa
espandersi in un vero equilibrio sociale. E vorrei notare che l’impresa
costituisce uno dei corpi intermediari chiamati a consentire a tutti coloro che
partecipano alla sua attività non soltanto di guadagnare la loro vita e quella
della propria famiglia, ma di sviluppare una gran parte delle loro capacità.
Non mancano ostacoli sul vostro cammino. La nostra epoca sembra moltiplicarli a
suo modo. Nel mondo, le disparità di trattamento dei lavoratori sono più
evidenti di prima, da una regione all’altra, da un campo all’altro, e questo
pesa sulle stesse condizioni della produzione e del mercato. Ci si trova dinanzi
a certe attività, lucrative, ma che bisogna risanare o cui bisogna rinunciare:
penso a tutto quanto attenta alla vita dell’uomo e alla natura, dalle
degradazioni dell’ambiente, fino allo sviluppo delle armi di concezione inaudita
o al commercio, anch’esso portatore di morte, della droga; penso alle deviazioni
e agli eccessi di numerose forme di manipolazione finanziaria. Per preservare la
moralità dell’attività economica, avete bisogno di un lucido pensiero e della
coraggiosa volontà di restare fedeli alle esigenze chiarificatrici della Parola
di Dio e dell’insegnamento della Chiesa. So che il vostro movimento lavora in
questo senso e vi esorto a rinnovare incessantemente la vostra adesione a Cristo
nella fede, a vivere alla sua sequela l’amore per l’uomo e a porlo in pratica
effettivamente in tutte le vostre attività.
4. Voi stessi sottolineate che, cent’anni dopo le “cose nuove” che avevano provocato la riflessione di Leone
XIII, la nostra epoca è, a sua volta, ricca di “cose nuove”, di mutazioni
politiche e sociali, economiche e tecniche.
Una notevole porzione del mondo si
libera dagli obblighi ideologici di un collettivismo che aveva gravemente
ostacolato popoli interi, ridotto la loro creatività, impedito il loro sano
sviluppo sociale ed economico. Avete misurato l’importanza di questi
cambiamenti. Sapete, grazie alle vostre proprie competenze, che il passaggio a
nuove forme di economia di mercato non può compiersi, nell’Europa centrale in
particolare, senza la costosa ricostruzione di intere economie, con un prezzo
umano talvolta ai limiti della sopportazione.
Non avete tardato a prendere
l’iniziativa di incontrare i vostri omologhi dei paesi che devono affrontare
questi mutamenti, e non avete tardato a condividere con loro i frutti delle
vostre esperienze, a offrir loro un appoggio perché si organizzino e si aiutino
mutuamente nell’ambito della riflessione cristiana sulla vita economica, in una
valutazione chiara delle implicazioni poste dall’accostarsi dei loro paesi a
forme d’impresa e a sistemi di scambio tanto nuovi per essi. A questo riguardo,
spero che gli importanti incontri che avete avuto con loro a Praga lo scorso
ottobre abbiano fruttuosi sviluppi.
Quest’allusione ad una nuova situazione che
riguarda più direttamente l’Europa non mi fa dimenticare le altre regioni del
mondo. L’Uniapac pone tutta una parte della sua attività in un quadro regionale
o continentale. Questo corrisponde, mi pare, a dei bisogni reali che ho potuto
constatare spesso durante i miei viaggi. Nello stesso momento in cui si parla
della mondializzazione dell’economia, non si potranno affrontare le sue esigenze
né diminuire le sue manchevolezze e le sue ingiustizie, senza aprire dei
dialoghi nella fiducia tra controparti che pratichino una costruttiva
solidarietà nella loro regione propria. I cristiani devono lavorare seriamente,
tra di loro e con tutte le loro controparti, affinché un giorno si possa
superare questa partizione del mondo che pone gli uni in un primo, altri in un
secondo, un terzo e persino un quarto mondo! Possiamo accettare forse che le
denominazioni di “Nord” e “Sud” significhino che si possano godere, di più e
meglio, dei beni della terra qui, e che se ne sia privati là? Al vostro livello,
non smettete di reagire a queste divisioni indegne della famiglia umana,
estranee alla volontà del Creatore e che, lo sappiamo bene, costituiscono
altrettanti ostacoli alla pace sociale e internazionale.
Formulo i miei voti
migliori per voi stessi, per l’azione dei vostri amici dell’Uniapac, affinché vi
sia dato di affrontare le vostre responsabilità nello spirito di servizio che vi
chiede Cristo, Salvatore di tutti gli uomini. Che Dio vi accordi il sostegno
delle sue benedizioni!
© Copyright 1991 - Libreria Editrice
Vaticana
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