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VISITA PASTORALE ALLA PARROCCHIA DI SAN MAURIZIO MARTIRE AD ACILIA

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II

Domenica, 17 marzo 1991

 

Abbiamo sentito un bel discorso, bello e breve. Si dice che le donne usano parlare a lungo, invece qui è avvenuta un’altra cosa. Ha parlato poco, ha detto poche parole, allora anch’io devo dire poche parole o piuttosto devo parlare un po’ più a lungo. Sono entrato qui nella vostra chiesa, la Santa Messa la celebreremo fuori, e che cosa vedo qui? Vedo qui tre cose insieme. Vedo la famiglia, vedo la scuola e vedo la Chiesa. Perché ciascuno di voi appartiene a queste tre realtà: la famiglia per prima, ma la famiglia è già un po’ la Chiesa perché nella famiglia noi siamo stati battezzati, introdotti nella Chiesa, poi nella famiglia noi impariamo a pregare seguendo i nostri genitori. La famiglia è la scuola della preghiera quindi la famiglia è anche la Chiesa. Ma la famiglia è anche la scuola perché i primi insegnamenti li riceviamo nella famiglia e poi, ottenuti questi primi insegnamenti, andiamo a scuola perché la famiglia ha bisogno di essere aiutata per la nostra formazione, per la nostra educazione. In tanti campi non possono essere i nostri genitori specialisti per tutte le materie, devono portare i loro figli a scuola dove ci sono più insegnanti, maestri, professori per educarci, insegnarci queste diverse materie.

Il mondo è molto ricco e per conoscere il mondo si deve imparare questa realtà attraverso le diverse specializzazioni, le diverse materie umanistiche, la matematica, la fisica. Nella famiglia non ci sono esami. Nella scuola ci sono esami e questo qualche volta non piace tanto ai bambini, ai ragazzi. Preferiscono non avere esami. Ma gli esami sono necessari, sia a scuola che nella famiglia. E anche nella Chiesa. Esami diversi.

Parlerei soltanto dell’esame che si fa nella Chiesa. Sì, anche nella catechesi si fa un esame orale per dimostrare se siamo preparati, se possiamo esprimere i concetti della nostra fede, ma l’esame che si fa nella Chiesa è soprattutto un esame interiore che si fa dentro alla nostra coscienza: i nostri comportamenti, anche della nostra fede. L’esame maggiore è la nostra partecipazione ai sacramenti, soprattutto al Sacramento della Confessione.

Il Sacramento dell’Eucaristia è però un esame superiore, superiore a tutti perché nell’Eucaristia, nella Comunione, dobbiamo trovarci davanti ad Uno che ci ama e che ci conosce. Ci conosce amando e che ama conoscendo. Allora questo esame dell’Eucaristia è sempre l’esame supremo. Diverso da quello che si fa nella scuola o anche nell’università; qui ci sono i vostri colleghi più adulti che sono catechisti e li ringrazio per l’aiuto che danno alla parrocchia. Ma, soprattutto, Gesù ci scruta nella nostra coscienza, nel nostro comportamento e ci conosce amando e ci ama conoscendoci.

Voglio augurare a tutti voi di rimanere in contatto sempre più profondo con Gesù, Figlio di Dio che si è fatto uomo. È un momento molto opportuno perché, come sapete, adesso la Chiesa vive il suo periodo quaresimale, si prepara alla Pasqua di Cristo che vuol dire la sua Passione, la sua Croce, la sua Risurrezione. Tutto questo è un mistero più sublime, mistero più profondo. Noi siamo salvati, redenti attraverso questo mistero, ma anche davanti a questo mistero di Gesù crocifisso e risorto dobbiamo valutare e giudicare i nostri comportamenti e la nostra vita. Perché Gesù ha dato un significato, un valore ultimo alla vita umana, all’essere uomo.

Questo vi auguro ed è anche il mio più profondo desiderio. Per questo sto sempre pregando, perché voi sappiate mantenere il contatto vivo, sempre più profondo, sempre più autentico, sincero con Gesù. Lui è amico, è un amico fedele, invisibile ma fedele.

Vi auguro di incontrare e di vivere questa amicizia con Gesù tutta la vita. Amicizia è il nome supremo dell’esame. Trovare un amico fedele, essere fedele nell’amicizia. Questo è sempre l’esame superiore di tutti. Allora torniamo di nuovo ai tre ambienti. Vorrei che portiate il mio saluto nel vostro ambiente scolastico, nella scuola, ai vostri coetanei, ai vostri insegnanti e maestri. Voglio anche che portiate questo mio augurio e benedizione alle vostre famiglie. Ditelo ai vostri genitori, ai vostri fratelli e sorelle che abbiamo parlato di loro, abbiamo pregato per loro, per tutta la parrocchia che è sempre famiglia delle famiglie. Così nella nostra preghiera eucaristica saranno introdotte intenzionalmente, spiritualmente tutte le famiglie di questa famiglia che è la vostra parrocchia. Voglio concludere con una benedizione per vivere bene in questi tre ambienti: famiglia, scuola, parrocchia-Chiesa.

Al consiglio pastorale

Grazie per questa presentazione, grazie per l’accoglienza e la presenza di tutti i membri del Consiglio Pastorale. Da quanto ho capito la struttura di questo Consiglio è dinamica, non è solamente Consiglio nel senso intellettuale, ma potrei dire Consiglio animatore. Fa l’animazione nelle diverse zone in cui è diviso il territorio della vostra parrocchia, ma lo fa anche al centro, nella parrocchia, che è sempre animata da questi doni, dalla necessità, dai bisogni, dai desideri, dalle proposte. Penso che è un concetto molto adeguato anche per il lavoro del Consiglio nel senso stretto della parola. Per fare consiglio, per decidere, si deve anche conoscere la realtà.

Ci sono anche alcune opere che servono alla comunità, specialmente alle persone più bisognose della comunità parrocchiale. Penso che la vostra parrocchia è ancora in ricerca delle sue proprie strutture, della sua propria dimensione perché tutto è qui ancora molto nuovo. Ma è anche entusiasmante questa novità, questo spirito di ricerca, di improvvisazione. Vi ringrazio, carissimi fratelli e sorelle, per il vostro impegno, per aver dato una mano al vostro parroco nel creare questa comunità e nel farla crescere e maturare nello spirito di Cristo, nello spirito della Chiesa di Roma che ha una caratteristica e una responsabilità speciale per essere stata fondata dagli Apostoli Pietro e Paolo. Allora una nuova parte di questa eredità della Chiesa di Roma appartiene anche alla vostra parrocchia dedicata ad un altro martire, San Maurizio, e dedicata a tutte le persone vive, aperta a queste persone perché la Chiesa si fa sempre comunità arrivando alle persone, facendo entrare le persone. Così si realizza anche la parola espressa nella mia prima Enciclica: l’uomo è la via della Chiesa. Ringraziandovi voglio anche augurare tutto il bene per voi, per la vostra parrocchia, per le vostre famiglie, per gli ambienti di lavoro, per tutto questo anche nella prospettiva delle celebrazioni della solennità pasquale che vivremo tra poco.

Ai gruppi caritativi

Nella chiesa, il Papa incontra poi i componenti di diversi gruppi parrocchiali. È il parroco a presentare le loro attività. Giovanni Paolo II risponde con queste parole. Si vede che il Papa è anche utile! Le sue visite sono utili, ho già costatato più volte nelle diverse dimensioni, nelle parrocchie, ma anche nelle città, nelle diocesi visitate in Italia e anche negli altri Paesi, mi dicono sempre che quando il Papa arriva devono pulire, devono sistemare, devono preparare. Il Papa serve anche un po’ all’ordine pubblico, serve al progresso civile. Almeno ha questa utilità!

Ma questo è un aspetto che ci fa un po’ ridere ed essere gioiosi, ma d’altra parte ci dice tanto della nostra vocazione perché noi dobbiamo essere per gli altri anche in questo senso di cui abbiamo parlato. Dobbiamo essere per gli altri. Questo ci ha insegnato Gesù. Vivere per gli altri come Lui ha vissuto per il Padre nella sua eternità, nella divinità e questo è così marcato, così presente, nelle parole del Vangelo e soprattutto del Vangelo di Giovanni. Così marcato, così visibile che Lui è veramente Verbo del Padre e vive tutto dal Padre e per il Padre. Nello stesso tempo Gesù ci ha insegnato a vivere per gli altri, per i fratelli e ha assunto tutti noi come fratelli, non solamente i suoi contemporanei, coloro che gli erano vicini, i suoi Apostoli, i Discepoli, ma tutti noi, tutta l’umanità in ogni generazione. E questo è il mistero della Chiesa: Cristo non solamente è con noi -“io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo” -, ma Cristo è sempre per noi, è il segno sacramentale di questo suo essere per noi e con noi.

È una cosa stupenda se si pensa davanti al Tabernacolo: è sempre là, sempre là per aspettarci, per aprirci, per essere ricevuto, per ricevere noi. È una profondità, una ricchezza grande questa che ci dà la nostra fede. Vi auguro di vivere questa ricchezza di Cristo di cui parla, con un altro linguaggio rispetto a Giovanni, anche S. Paolo. Cerchiamo di comprendere, di appropriarci di tutto questo per offrirlo agli altri come fate in questi gruppi di catechesi, e anche attraverso la mensa comune e con la carità. Lo si può fare anche attraverso un semplice colloquio. Sì, un colloquio umano può essere qualcosa di insignificante, ma può essere un grande atto di carità, pieno di carità, pieno di doni.

Ai gruppi giovanili

Siamo a buon punto. Penso che San Paolo ha cominciato nello stesso punto quando scriveva ai cristiani del suo tempo, ai convertiti, alle comunità che doveva fondare in diversi posti del mondo, che erano degli atleti. Cominciate con l’atletica, con la gara. Certamente è un fenomeno fisico ma con una possibile interpretazione spirituale perché la persona umana è unità. Unità del corpo e dello spirito, del fisico e del psichico. Così San Paolo incominciava con questa esperienza agonistica dei suoi ascoltatori, dei suoi -possiamo dire -parrocchiani di San Maurizio. E poi attraverso questa esperienza agonistica San Paolo mostrava un’altra esperienza, anche agonistica, ma superiore in quanto si tratta degli alti valori, degli alti contenuti, delle mete soprannaturali. Così avvicinava a Cristo, mostrava Cristo attraverso l’esperienza agonistica.

Penso che ci troviamo a questo punto con la vostra parrocchia, un punto promettente. Si vede non solamente in queste esperienze sportive ma anche con l’esperienza e lo sforzo educativo e auto-educativo dei giovani che hanno già ricevuto la Cresima. La Cresima è molto simile, appartiene all’esperienza agonistica, ci prepariamo tutti ad essere testimoni di Cristo. Questa esperienza agonistica e esperienza cristiana si esprime nella testimonianza che non è solamente una cosa intellettuale, ma è una cosa esistenziale.

Auguro ai ragazzi che dopo la Cresima cerchino di approfondire il sacramento che hanno già ricevuto, di approfondire le sue conseguenze, auguro di capire e di realizzare questa testimonianza nel senso esistenziale. Si dà testimonianza a Cristo con le parole, con la professione della fede, ma anche con tutto il nostro comportamento, con la nostra esistenza cristiana, anche senza parola. Si può testimoniare, si può fare un apostolato stupendo, si può anche far crescere gli altri, convertire gli altri.

La vostra parrocchia è giovane e così dev’essere portata avanti dai giovani. Ho visto prima anche le persone anziane che cercano di aiutare gli altri. Anche loro devono essere giovani in questa parrocchia giovane. Ma voi giovani siete al posto giusto.

 

© Copyright 1991 - Libreria Editrice Vaticana

 

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