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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II AI MEMBRI
DEL «BUREAU ESECUTIVO» DELLA CONFEDERAZIONE
MONDIALE DEL LAVORO
Lunedì, 18 marzo 1991
Cari amici,
1. Sono felice di accogliere voi che rappresentate numerosi
lavoratori cristiani, in tutto il mondo. E ringrazio il vostro Presidente per le
sue parole che rendono bene le generose preoccupazioni della vostra
confederazione. La vostra presenza qui, in quest’anno in cui celebriamo il
centenario della promulgazione dell’enciclica Rerum novarum, dedicata alla
“questione operaia”, non può non rammentarci questo documento dell’insegnamento
sociale della Chiesa e l’influenza che esso ha avuto fino ai nostri giorni.
E,
invero, voi ne siete la testimonianza viva, come lavoratori cattolici impegnati,
pienamente coscienti delle vostre responsabilità nei confronti dei colleghi di
lavoro e della stessa Chiesa. Infatti, rappresentate un insieme di
organizzazioni che desiderano affermarsi in quanto cristiane. In questo, voi
siete gli eredi dell’insegnamento della Rerum Novarum e del suo illustre
autore che, come ben sapete, affermava l’importanza e la necessità di sindacati
che associassero i lavoratori cristiani e difendeva, per questi sindacati, il
diritto all’esistenza e alla libertà.
Nel corso di questo breve incontro, alla vigilia della festa di san Giuseppe,
modello per gli artigiani e per i lavoratori, desidero ricordare due cose che mi
sembrano importanti per la realizzazione della vostra vocazione di lavoratori
cristiani riuniti in una organizzazione come la vostra.
2. In primo luogo, siate sempre più consci della
vostra dignità. Essere lavoratore è già motivo di vanto, poiché attraverso il
vostro lavoro, qualunque esso sia, rendete più agevole e più felice la vita
degli uomini e delle donne nella società, consacrando a ciò la vostra energia e
le vostre competenze. Di più, essere un lavoratore cristiano vi pone sulla via
dell’imitazione di Gesù Cristo che ha scelto liberamente di essere Egli stesso
operaio (cf. Mc 6, 3). Rendete, in questo modo, la vostra vita e la vostra
condizione un’offerta gradita al Signore. La vocazione alla santità non è
qualcosa di aggiunto o di marginale in rapporto alla vostra condizione di
lavoratori cristiani, ne rivela bensì tutto il senso. Non abbiate quindi paura
di manifestare la vostra professione di fede cristiana, individualmente o come
membri di una confederazione che porta anch’essa il nome che vi qualifica.
3. In
secondo luogo, come avete ricordato, ho voluto proclamare quest’anno, centenario
dell’enciclica di Leone XIII, Anno della Dottrina sociale della Chiesa. Ora,
questo attiene direttamente alla vostra vocazione di sindacalisti cristiani. In
quanto tali, voi siete i testimoni e, per così dire, i portatori di questa
dottrina, ancora molto spesso ignorata o mal compresa.
In questi tempi difficili
e confusi sotto molti aspetti, la vostra missione è quella di proclamare e
soprattutto incarnare la dottrina sociale nell’esercizio stesso della vostra
vita di lavoratori, di membri e di responsabili delle vostre organizzazioni. Si
tratta, certamente, di conoscere bene questa dottrina, di farla conoscere agli
altri, ai giovani soprattutto. Ma bisogna, innanzitutto, porla in pratica nel
dialogo con i vostri colleghi di lavoro, con i dirigenti d’impresa, con i
responsabili di altre organizzazioni sindacali non specificatamente cristiane.
La dottrina sociale della Chiesa, infatti, è destinata ad essere vissuta ed
applicata nella vita concreta degli uomini e delle donne, in tutte le dimensioni
della vita nella società e con tutte le responsabilità ch’essa comporta, a
partire dalla propria famiglia, fino alla vita della nazione e della comunità
internazionale.
Prego il Signore che renda voi e la vostra confederazione, più
ancora che innanzi, focolari di irradiazione della dottrina sociale, in quest’anno
che è ad essa consacrato. E vi benedico di cuore, così come benedico le vostre
famiglie e tutti i membri della vostra organizzazione.
© Copyright 1991 - Libreria Editrice
Vaticana
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