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VISITA PASTORALE A CAMERINO - S. SEVERINO E A FABRIANO
- MATELICA (MARCHE)
DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II AI
GIOVANI DI CAMERINO
Lunedì, 18 marzo 1991
Avete cantato la Vergine Maria, che è simbolo del silenzio, silenzio profondo,
silenzio contemplativo. Possiamo dire che accanto al suo silenzio vi è anche il
silenzio di Giuseppe. Noi abbiamo poche parole di Maria nel Vangelo, e non
conosciamo nessuna parola di Giuseppe. Anche nella rivelazione di cui si legge
nel Vangelo di Matteo - lo abbiamo letto questa sera - non c’è nessuna parola di
lui. Solamente ascolto. Ecco dunque un altro silenzio, profondo, contemplativo:
quello di Giuseppe, uomo giusto, uomo semplice, lavoratore, carpentiere.
Certamente, una grande lezione, una grande chiamata di Dio, una difficile
chiamata. C’è veramente da riflettere su chi poteva essere questo Sposo di Maria,
lo Sposo umano della Madre di Dio: una chiamata straordinaria.
È bene che Giuseppe non parli nel Vangelo, ma che si lasci indovinare, che lasci
contemplare la sua chiamata, la sua missione, la sua personalità di uomo giusto,
che Dio ha scelto per affidargli il mistero della Redenzione: “Redemptoris
custos”, e anche “Redemptionis custos”. Dico questo per introdurci meglio nella
vostra veglia di preghiera che anticipa la giornata di San Giuseppe, in questa
Città e in questa Chiesa.
Certamente, se è un mistero umano-divino essere sposo della Madre di Dio, c’è
anche un mistero umano-divino nell’essere sposa di Giuseppe. Sposa dello Spirito
Santo, sì, ma, nello stesso tempo, sposa di Giuseppe. Questi sono temi per
l’approfondimento nella preghiera, ma anche per la nostra contemplazione. Questi
temi sono ricchi, benché risultino così poveri di parole, così semplici, così
insufficienti; ma, dietro questa insufficienza dell’espressione, si scopre una
profondità straordinaria. Essere così vicini al mistero dell’Incarnazione, a Dio
Figlio di Dio, fattosi Uomo, vivere con Lui dalla prima notte della sua nascita
a Betlemme, vivere con Lui tutti questi momenti difficili e pericolosi, e poi
vivere con Lui tutto il periodo della sua vita nascosta a Nazaret, fedele mentre
cresce, mentre cresce spiritualmente, e mentre si rivela sempre più . . . Una
rivelazione speciale era questa di Gerusalemme: Gesù dodicenne, la sua risposta
a Maria e a Giuseppe . . . Questa vita, apparentemente povera ma ricchissima
spiritualmente, ci fa pensare e ci porta a cercare in noi quelle dimensioni che
possano essere paragonabili alle dimensioni di una donna, di una Vergine di
Nazaret, Maria, e di un uomo di Nazaret, Giuseppe. E possono essere
paragonabili. Ciò che è semplice e anche molto bello è anche molto difficile.
Tra tutti i santi, forse, Maria e Giuseppe sono quelli che rimanendo sempre i
più semplici, sono i più difficili da imitarsi; così la loro vita è unica nella
sua semplicità, nella sua dimensione apparentemente ordinaria, senza cose
straordinarie. Una vita così anonima che è quasi inimitabile, ma che è invece da
ammirare, da contemplare, da approfondire. Ma imitare è un’altra cosa: è
arricchirsi con quello che c’è in queste personalità bibliche così vicine al
mistero dell’Incarnazione, della Redenzione. Arricchirsi con ciò è un’altra
cosa, e questo si deve fare.
Vi auguro in questa serata, alla vigilia di San Giuseppe, di cercare questo
“compito”, di cercare questo incontro spirituale con Maria e con Giuseppe, molte
volte nella vita. Io lo cerco ogni giorno.
© Copyright 1991 - Libreria Editrice
Vaticana
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