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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AL TERMINE DELLA «VIA CRUCIS» AL COLOSSEO

Venerdì Santo, 29 marzo 1991

 

Dalla lettera agli Ebrei: “Il sangue di Cristo, che con uno Spirito eterno offrì se stesso senza macchia a Dio, purificherà la nostra coscienza dalle opere morte, per servire il Dio vivente” (Eb 9, 14).

1. Dall’Enciclica sullo Spirito Santo Dominum et vivificantem: “Le parole della Lettera agli Ebrei ci spiegano ora in quale modo Cristo “offrì se stesso senza macchia a Dio”, e come ciò fece “con uno Spirito eterno”. Nel sacrificio del Figlio dell’uomo lo Spirito Santo è presente ed agisce così come agiva nel suo concepimento, nella sua venuta al mondo, nella sua vita nascosta e nel suo ministero pubblico” (Dominum et vivificantem, 40).

Le stesse parole dimostrano, inoltre, “come l’umanità, sottomessa al peccato nei discendenti del primo Adamo, in Gesù Cristo è diventata perfettamente sottomessa a Dio ed a lui unita e, nello stesso tempo, piena di misericordia verso gli uomini” (Ivi). Cristo stesso nella sua umanità si è aperto senza alcun limite all’azione dello Spirito Paraclito che fa scaturire dalla sofferenza l’amore che salva.

2. “Il Figlio di Dio Gesù Cristo, come uomo, nell’ardente preghiera della sua passione, permise allo Spirito Santo, che già aveva penetrato fino in fondo la sua umanità, di trasformarla in un sacrificio perfetto mediante l’atto della sua morte, come vittima di amore sulla Croce. Da solo egli fece questa oblazione . . . Nella sua umanità era degno di divenire un tale sacrificio, poiché egli solo era “senza macchia”. Ma l’offrì “con uno Spirito eterno” . . . Lo Spirito Santo agì in modo speciale in questa assoluta autodonazione del Figlio dell’uomo, per trasformare la sofferenza in amore redentivo” (Ivi).

“Per analogia si può dire che lo Spirito Santo è “il fuoco dal cielo”, che opera nel profondo del mistero della Croce . . . discende, in un certo senso, nel cuore stesso del sacrificio che viene offerto sulla Croce . . . egli consuma questo sacrificio col fuoco dell’amore, che unisce il Figlio col Padre nella comunione trinitaria” (Ivi, 41).

3. Cari fratelli e sorelle, pellegrini del Venerdì Santo che partecipate alla “Via Crucis” nel Colosseo romano, fedeli di Roma e del mondo, presenti in questo luogo o uniti a noi grazie alla radio e alla televisione!

Qui si conclude la celebrazione del Giorno della morte di Cristo; giorno in cui si fa presente, in modo tutto particolare, la redenzione del mondo. Sulla Croce è sconfitto il potere del male ed in ogni uomo sofferente, perseguitato, stanco e sfiduciato la speranza rinasce.

Silenzioso e abbandonato, il Crocifisso consuma nell’amore il sacrificio della salvezza per noi. Dal suo sangue sgorga la vita; nel mistero della Passione trionfa la misericordia dell’Altissimo.

Croce della nostra salvezza,
tu porti appeso il Signore del mondo!
Benedetto sia Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo . . . nel quale abbiamo la redenzione mediante il suo sangue, la remissione dei peccati” (Ef 1, 3-7).

Dopo la risurrezione, compiuti i giorni della Pasqua, il Risorto entra a porte chiuse nel Cenacolo e mostra agli Apostoli i segni della crocifissione; soffia su di loro e dice:

Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi” (Gv 20, 22-23).

“Il sangue di Cristo, il quale con uno Spirito eterno offrì se stesso senza macchia a Dio” (Eb 9, 14), purificherà nella potenza di tale Spirito le nostre coscienze sino alla fine del mondo.

Gloria a Te, Parola di Dio!
Gloria a Te, Cristo immolato per noi!
Il tuo amore ha redento il mondo
e sempre lo salva!
Amen!

 

© Copyright 1991 - Libreria Editrice Vaticana

 

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