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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI PARTECIPANTI ALLA PLENARIA DELLA
CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE

Lunedì, 6 maggio 1991

 

1. Con particolare gioia vi saluto tutti, carissimi Membri della Plenaria della Congregazione per la Dottrina della Fede, che vi accingete ad iniziare i lavori. Rivolgo un affettuoso pensiero al vostro Prefetto, il Cardinale Joseph Ratzinger, e lo ringrazio per le cordiali espressioni che mi ha indirizzato anche a nome di tutti voi.

Sono lieto di potervi incontrare e colgo questa propizia occasione per esprimervi la mia gratitudine e il mio apprezzamento per il servizio che rendete alla Chiesa. Il vostro è un prezioso ed indispensabile aiuto al mio ministero petrino e all’azione apostolica della Santa Sede. Fedele al perenne ammaestramento del Signore, la Congregazione per la Dottrina della Fede intende, infatti, contribuire a portare agli uomini e alle donne del nostro tempo quella luce interiore e quella integrale salvezza, che scaturiscono dal Vangelo e alle quali essi sempre aspirano.

2. Il costante dialogo che conducete con i teologi di tutto il mondo vi permette di essere sensibili ed attenti alle molteplici necessità della Chiesa, per le quali si attende dalla Sede di Pietro una parola autorevole e chiarificatrice. Ed è proprio in questa luce che si possono meglio comprendere gli interventi del vostro Dicastero come, ad esempio, la riflessione relativa ai diversi orientamenti della teologia della liberazione, e le due significative Istruzioni che ne hanno precisato alcuni criteri interpretativi fondamentali ed irrinunciabili per qualsiasi elaborazione teologica.

Una teologia della liberazione che voglia veramente rispondere all’esigenza di evangelizzare tanta parte dell’umanità in drammatiche condizioni di oppressione e di povertà potrà farlo in modo più adeguato se terrà conto di tali generali orientamenti.

D’altra parte si deve anche valutare che la riflessione di alcuni teologi, che condividono queste preoccupazioni, ha preso oggi una particolare direzione, che non è senza problemi.

Scrivevo recentemente nella Lettera Enciclica Redemptoris missio: “Oggi si parla molto del Regno, ma non sempre in consonanza con il sentire ecclesiale. Ci sono, infatti, concezioni della salvezza e della missione che si possono chiamare “antropocentriche” nel senso riduttivo del termine, in quanto sono incentrate sui bisogni terreni dell’uomo. In questa visione il Regno tende a diventare una realtà del tutto umana e secolarizzata, in cui ciò che conta sono i programmi e le lotte per la liberazione socio-economica, politica e anche culturale, ma in un orizzonte chiuso al trascendente. Senza negare che anche a questo livello ci siano valori da promuovere, tuttavia tale concezione rimane nei confini di un regno dell’uomo decurtato delle sue autentiche profonde dimensioni, e si traduce facilmente in una delle ideologie di progresso puramente terreno” (Ioanis Pauli PP. II, Redemptoris missio, 17). Il compito della Chiesa procede, pertanto, in due direzioni: da una parte, mira a fare emergere i cosiddetti “valori del Regno”, come la pace, la giustizia, la libertà, la fraternità; dall’altra, tende a favorire il dialogo tra i popoli, le culture, le regioni “affinché in un vicendevole arricchimento aiutino il mondo a rinnovarsi ed a camminare sempre più verso il Regno. Accanto ad aspetti positivi, queste concezioni ne rilevano spesso di negativi  . . .” (Ivi).

3. Ciò stimola ed incoraggia la vostra Congregazione ad analizzare in modo organico, ed innanzitutto dal punto di vista dei fondamenti cristologici, il problema del rapporto fra Cristianesimo e altre Religioni. L’Enciclica Redemptoris missio ha tracciato coraggiose linee maestre che possono sostenere ed illuminare ogni ricerca in questo campo. La salvezza viene da Cristo e il dialogo non dispensa dalla evangelizzazione. “Il dialogo deve essere condotto ed attuato con la convinzione che la Chiesa è la via ordinaria di salvezza e che solo essa possiede la pienezza dei mezzi di salvezza” (Ivi, 55).

4. Inoltre, da diverso tempo, è oggetto di attenzione da parte di tutta la Chiesa la questione ermeneutica. Basti ricordare l’importante documento pubblicato di recente dalla Commissione Teologica Internazionale su “L’interpretazione dei dogmi”. Esso è anche frutto di una riflessione approfondita condotta negli anni passati da codesto Dicastero. Si tratta ora di procedere ad uno studio più articolato che prenda in considerazione i diversi aspetti della questione in rapporto soprattutto alla relazione tra fede e filosofia, ed in rapporto all’interpretazione della Bibbia, interpretazione che mai può essere autentica se non in un chiaro contesto ecclesiale. Una simile considerazione rimanda immediatamente ad altre problematiche ecclesiologiche connesse anche con l’impegno ecumenico. A nessuno sfugge come tutto ciò necessiti di un prudente approfondimento dottrinale e di non poche indispensabili chiarificazioni. Mentre, pertanto, vi incoraggio a proseguire nella valutazione di così attuali tematiche, intendo assicurarvi che il vostro sforzo, faticoso e talora arduo, ritornerà certamente a beneficio dell’intero popolo di Dio. Riuscirà anche a vantaggio della diffusione del Vangelo e della nuova evangelizzazione che impegna tutta la Chiesa.

Per quanto poi concerne la teologia morale so bene a quale mole di lavoro sia sottoposta la vostra Congregazione negli ultimi due anni. Sollecitata da diverse parti del mondo essa ha avuto la possibilità di offrire risposte illuminanti ed indicazioni sicure su temi etico-morali non di rado assai complessi e delicati. Ancora una volta è il caso di sottolinearlo, il servizio che voi rendete è quanto mai necessario ed apprezzato.

5. Intendo ora accennare brevemente all’“Istruzione sulla vocazione ecclesiale del teologo”, che la vostra Congregazione ha pubblicato lo scorso anno e che rappresenta uno strumento dottrinale di grande utilità e di evidente attualità nella delicata situazione che i credenti oggi si trovano a vivere. È nota infatti l’importanza che la teologia riveste per la vita e la missione della Chiesa. Trattando del ruolo del teologo nella comunità dei credenti il predetto documento ne mette in evidenza i rapporti con le varie componenti ecclesiali ed in particolare con il Magistero. Tale testo, che sottolinea il significato e la delicatezza della missione del teologo, si preoccupa di rendere sempre più proficua l’intesa che deve esistere fra teologia e Magistero. Sono persuaso che questa Istruzione, invitando i Pastori a sviluppare con i teologi relazioni di mutua fiducia e collaborazione, contribuirà notevolmente a rendere tutti sempre più umili ascoltatori della Parola e fedeli servitori del popolo cristiano. A partire dalle indicazioni di fondo già enucleate sulla natura ecclesiale della fede si potrà allargare con profitto l’ambito della riflessione. È quanto la vostra Congregazione si è già impegnata a fare, ad esempio, con gli incontri con i Presidenti delle Commissioni Dottrinali del mondo e con la recente Lettera ai Presidenti delle Conferenze Episcopali riguardante le Commissioni Dottrinali.

6. Il vostro lavoro non è certamente facile e richiede costante dedizione. Proseguite con perseveranza e fiducia, carissimi fratelli, nella missione alla quale il Signore vi ha chiamati. Vi sostenga la Madre del Redentore, la Virgo Fidelis che, in questo mese a Lei dedicato, sentiamo particolarmente vicina alla nostra vita. Vi ottenga Maria le grazie necessarie per portare a compimento ogni giorno il vostro servizio alla Chiesa. Vi sia di incoraggiamento anche la mia affettuosa benedizione.

 

© Copyright 1991 - Libreria Editrice Vaticana

 

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