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VIAGGIO APOSTOLICO IN PORTOGALLO
(10-13 MAGGIO 1991)

CERIMONIA DI CONGEDO

DISCORSO DEL SANTO PADRE GIOVANNI PAOLO II

Aeroporto militare di Lisbona
Lunedì, 13 maggio 1991

 

Eccellentissimo Signor Presidente della Repubblica,
Illustrissimo Signor Primo Ministro,
Eminentissimo Signor Cardinale Patriarca di Lisbona,
Signori Vescovi,
Amati fratelli e sorelle
,

1. Al termine della mia permanenza in Portogallo, desidero ringraziare tutti per l’affetto con cui mi avete accolto. In questi giorni ho potuto conoscere il dinamismo spirituale delle vostre comunità, ho apprezzato il calore umano e cristiano della vostra accoglienza, ho verificato l’impegno delle autorità nei confronti del popolo sulla via del progresso solidale e umano, ho potuto conoscere nuovi aspetti della vostra geografia e della vostra storia. Quanto vi stimo! Voglio bene a tutti voi che avete aperto il cuore per ricevere il Papa!

Con la mia parola, la mia presenza e la mia preghiera ho voluto confermarvi nella fede, illustrando gli insegnamenti che ci vengono dal Vangelo, predicando la dottrina cristiana, con tutte le sue conseguenze per la vita di ognuno e dell’intera società. Ho voluto confermarvi nella speranza, la vera speranza che ci viene da Gesù Cristo; non cercatela all’interno di vite o progetti che lo lascino da parte, poiché, pur sembrando grandiosi, sono pieni di morte e di amara delusione. Credete nella vita! Credete in Dio! Cercatelo con tutte le vostre forze. Cristo Redentore dell’uomo cammina con voi: regolate i vostri passi con i suoi per costruire, come suoi alleati, un mondo dal volto umano, una società fondata sul rispetto di Dio e del prossimo.

2. Proprio questo ho chiesto, per il Portogallo e per il mondo intero, ai piedi di Nostra Signora di Fatima, nell’indimenticabile pellegrinaggio di oggi al suo Santuario, da cui si irradiano verso tutti i continenti gli splendori della grazia, gli appelli e i moniti profetici della Madre di Dio e degli uomini.

È quello che ho sentito da poco passando per le Azzorre e per Madeira, frammenti di Portogallo dove la devozione a Fatima si è radicata e rapidamente diffusa, essendo particolarmente propizio l’ambiente mariano che è loro proprio fin dall’epoca in cui le isole dell’Atlantico furono toccate dal primo soffio cristiano: ad esempio, l’arcipelago delle Azzorre è entrato nella storia sotto la protezione di Nostra Signora, come dimostra ancora oggi il nome della prima isola - “Santa Maria” - scoperta esattamente in occasione della festa di “Santa Maria de agosto”, come veniva chiamato allora il giorno 15 di questo mese. Per non parlare dell’azione benedetta di Fatima su tutte le regioni portoghesi del continente, le prime ad aver avuto la gioia di conoscere le strade che portano le moltitudini alla privilegiata Cova da Iria.

Fatima è sempre nuova per chi ripercorre la salita alla Serra de Aire e cerca di penetrare, sempre più profondamente, nei misteri del Messaggio di Nostra Signora, “Colei tutta vestita di bianco”, nelle Apparizioni del 1917 ai tre pastorelli, che furono oggetto e portavoce della sua materna benevolenza. Proclamiamo la nostra gratitudine per il dono di Gesù Cristo che l’umanità di questo secolo ha ritrovato ormai quasi alla soglia del terzo Millennio! Crediamo che la sollecitudine vigorosa di Maria ci ha permesso di raggiungerlo e si è manifestata lì con questo disegno. Come ha detto il vostro compianto cardinale Cerejeira, “non è stata la Chiesa ad imporre Fatima, ma Fatima ad imporsi alla Chiesa”. Si è imposta alla Chiesa e agli uomini di buona volontà che, al di là dei meravigliosi progressi della scienza moderna, aderiscono ai grandi valori dello Spirito, al di fuori dei quali non esiste una spiegazione ai supremi problemi della vita.

3. Quando, nel messaggio del 31 ottobre del 1942, Papa Pio XII, di gloriosa memoria, consacrò il mondo al Cuore di Maria, Regina della Pace, non tralasciò di segnalare l’eroica impresa del Portogallo, come popolo credente e missionario, che tracciò con la sua scienza nautica e l’“audacia cristiana”, nuove rotte oceaniche fino ai confini della terra, entrando così per sempre nella storia della civiltà.

Porto con me, tornando a Roma, il più vivo ricordo di ciò che il Portogallo ha fatto a beneficio della cristianità e della famiglia umana. Portogallo, Dio ti renda felice nel proseguimento delle tue imprese eroiche e cristiane!

4. Nel congedarmi, con sentimenti profondamente intensi, desidero dire a tutti: molte grazie! Esprimo la mia profonda gratitudine a quanti hanno reso possibile la organizzazione fin nei minimi dettagli e la realizzazione di questa visita pastorale! Desidero ringraziare, in particolare, per la cordialità dell’accoglienza rivoltami dall’illustre Presidente della Repubblica, che con molta cortesia mi ha accompagnato durante le varie tappe di questo viaggio, dal Signor Primo Ministro, dai restanti membri del Governo, dalle autorità civili e militari, che in ogni momento del mio viaggio mi hanno manifestato stima e cortesia. Rivolgo la mia fraterna riconoscenza a tutto il venerando Episcopato, che apprezzo molto per la sua fedeltà e dedizione pastorale. Un cordiale ringraziamento alla radio, alla televisione e ai mass media per la copertura offerta. Ringrazio infine, commosso, per le manifestazioni di affetto riservatemi dal buon popolo della terra di Santa Maria, con particolare riferimento agli abitanti delle Azzorre e di Madeira. Carissimi fratelli e sorelle del Portogallo, il Papa se ne va e vi porta nel suo cuore!

Su tutti i portoghesi di ogni condizione sociale, dai rappresentanti della cultura ai contadini, agli operai e operatori del terziario, dagli anziani agli ammalati negli ospedali e a casa e ai bambini delle scuole, dagli sposi nelle diverse tappe della vita, ai giovani che sognano la vita e l’amore, su tutti discenda la protezione del Cielo. Le vostre case e le vostre vite, radicate in Cristo, siano benedette dalla pace e dall’amore! Così formulo i miei auguri del grande amore che vi porto, in pegno del quale vi imparto la mia benedizione apostolica, nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Arrivederci.

 

© Copyright 1991 - Libreria Editrice Vaticana

 

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