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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI DIRIGENTI DELLA CONFEDERAZIONE
FRANCESE DEI LAVORATORI CRISTIANI

Sala del Tronetto - Lunedì, 20 maggio 1991

 

Signor Presidente, cari amici,

Pellegrini a Roma in occasione del centenario dell’enciclica Rerum Novarum, sono felice di ritrovare in voi gli attivi continuatori dei primi sindacati cristiani del vostro Paese, contemporanei a Papa Leone XIII. Nel 1987, mi associai con un messaggio al centenario che avete celebrato a Versailles. Oggi, vi ringrazio di testimoniare, seguendo il Successore di Pietro, la vitalità della Confederazione francese dei Lavoratori cristiani, proprio nel momento in cui i cristiani seguono il Magistero con particolare attenzione per quanto riguarda la dottrina sociale che l’epoca moderna segue da un secolo.

Ho avuto occasione di sottolineare, nella mia recente enciclica, non solo il fatto che la riflessione di Leone XIII ha tenuto conto degli studi e delle realizzazioni dei diversi movimenti sociali cristiani del suo tempo, fra i quali si schierano i vostri precursori (Ioannis Pauli PP. II, Centesimus annus, 4), ma anche l’influenza decisiva che il Movimento operaio ha esercitato in seguito, al fine di ottenere l’attuazione delle riforme preconizzate dal Papa. D’altronde, oggi come ci si può scordare che il vostro sindacato, all’epoca della sua fondazione, ha esplicitamente fatto riferimento alla Rerum Novarum nei suoi statuti? Ma il centenario che noi celebriamo avrebbe scarso interesse se ci accontentassimo di volgere i nostri sguardi verso il passato. Un tale giubileo ci presenta l’occasione di fare il punto e di trovare un nuovo dinamismo, nel quadro di una vivida tradizione, di un insegnamento che si arricchisce e cerca di rispondere alle “cose nuove”, per un’azione che deve affrontare i problemi del momento. Nel corso del nostro breve incontro, non mi cimenterò in nessun tipo di analisi, ma desidero semplicemente incoraggiarvi ad essere sempre disposti al dialogo sociale mettendo in pratica la dottrina che costituisce un bene comune dei cristiani e che si rivolge a tutti gli uomini di buona volontà. Voglio farvi un esempio importante, penso al senso reale di una lotta che mira a preservare e sviluppare l’impiego: ne va della dignità di milioni di uomini e donne che devono vivere decentemente in seno alla famiglia, prendendo coscienza delle proprie capacità personali potendo così accedere ad un’adeguata formazione. Nei diversi settori del mondo del lavoro, l’ispirazione cristiana invita a collocare la solidarietà sempre al primo posto, solidarietà che non si limita ad un determinato gruppo, e che a poco a poco riguarda l’umanità intera, ed osiamo dire in un tempo in cui non si può ancora parlare di un solo mondo, ma di “più” mondi disposti secondo un ordine numerico! Le distanze che li separano vanificano questa solidarietà, che dovrebbe essere una sola, ed inoltre sono anche causa di drammi umani che voi ben conoscete.

Cari amici, all’indomani della festa di Pentecoste non posso che augurarvi di proseguire nel vostro operato con il forte vigore dello Spirito, nell’amore che egli suscita nei nostri cuori e innanzitutto per chi ne è privo, nella verità che egli ci permette di conoscere, nella ricerca di un progresso verso l’unità al fine di accomunare i diversi membri della società. Ricordatevi del prezzo che il vostro lavoro ha agli occhi di Dio, vera offerta donata al Padre e al Cristo di un mondo in cui i laici cerchino, con tutte le loro forze, di far sì che “tutti i beni creati... siano tra loro più convenientemente distribuiti e, secondo la loro natura, portino al progresso universale nella libertà umana e cristiana” (Lumen gentium, 36).

Che Dio benedica voi, i vostri parenti e i vostri amici!

 

© Copyright 1991 - Libreria Editrice Vaticana

 

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