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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI SUPERIORI E ALLE SUPERIORE MAGGIORI NEL
XXV DEL DECRETO CONCILIARE «PERFECTAE CARITATIS»

Sabato, 25 maggio 1991

 

1. Porgo un cordiale saluto e un vivo ringraziamento al Signor Cardinale Girolamo Hamer, Prefetto della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita apostolica, per le cortesi espressioni di omaggio rivoltemi a nome dei Superiori e delle Superiore Maggiori d’Italia e della Società delle Figlie del Cuore di Maria.

Ringrazio, poi, anzitutto ciascuno di voi, carissimi fratelli della Conferenza Italiana Superiori Maggiori (CISM) e carissime sorelle dell’Unione Superiore Maggiori d’Italia (USMI), per questa vostra visita, che ha luogo a conclusione dell’incontro di studio da voi promosso in occasione del XXV anniversario della promulgazione del Decreto conciliare Perfectae caritatis.

Nel salutarvi con affetto, rivolgo un particolare pensiero, attraverso di voi, a ciascun membro dei vostri rispettivi Istituti, in modo speciale a quanti svolgono il loro apostolato in condizioni difficili, in località povere e disagiate, in situazioni problematiche e rischiose. A tutti assicuro un costante ricordo nella preghiera, per tutti invoco da Dio conforto e assistenza.

2. Avete riflettuto in questi giorni sull’importanza della vita consacrata nel nostro tempo e vi siete soffermati su alcuni aspetti preminenti del suo rinnovamento alla luce di due prospettive apostoliche di rilevante ed urgente attualità: la nuova evangelizzazione e la testimonianza della carità. “Il raggiungimento della carità perfetta per mezzo dei consigli evangelici” - come ricorda il recente Concilio - costituisce l’essenza della vita consacrata e ciò “trae origine dalla dottrina e dagli esempi del Divino Maestro” (Perfectae caritatis, 1). È a Gesù, obbediente al Padre, casto e povero, che si ispira la vostra vocazione: abbandonando tutto, voi scegliete di seguire il Figlio di Dio in maniera radicale e definitiva.

Tale assoluta fedeltà al Vangelo, che costituisce la vostra identità e la vostra dignità, è indispensabile alla vita della Chiesa, di cui voi siete “un bene speciale” (Ioannis Pauli PP. II, Redemptionis donum, 16). In effetti, lo Spirito Santo, che nel popolo cristiano suscita incessantemente diversi carismi distribuendo “a ciascuno i propri doni come piace a lui” (1 Cor 12, 11), vi spinge, carissimi Religiosi e Religiose, ad annunziare e a rendere visibile, attraverso le vostre opere, l’amore del Padre. Quasi “segregati per il Vangelo” (Rm 1, 1), dediti a far sì che il Signore “sia tutto in tutti” (cf. 1 Cor 15, 28), voi rendete presente fra gli uomini il volto di Cristo che, con la potenza della croce e della risurrezione, conduce l’umanità verso il definitivo compimento del suo progetto salvifico.

3. Anche nelle complesse situazioni sociali del nostro tempo, voi avete un’urgente ed indispensabile missione da svolgere. Non dimenticate mai che gli uomini, siano essi sazi di beni materiali oppure privi di ricchezza e indigenti, hanno soprattutto “bisogno” di ciò che è spirituale. Hanno fame e sete di Cristo, della sua parola e del suo amore. Affamata di Spirito, perché affamata di giustizia, di pace, di bontà, di responsabilità e di dignità umana (Ioannis Puali PP. II, Redemptor hominis, 18), questa nostra epoca deve poter vedere con chiarezza in voi la luce evangelica che dà senso alla vita. Deve poter trarre dalla coerenza dei vostri comportamenti incoraggiamento e stimolo ad aprire il proprio cuore al Vangelo. Unico sia, pertanto, l’ideale che vi attrae: evangelizzare attraverso la carità, aiutare l’umanità ad accogliere Gesù, a fare di Lui il centro di tutta l’esistenza.

4. Per condurre a termine in modo pieno questa vostra impegnativa missione è necessario che Cristo abiti saldamente nei vostri animi, cosicché voi possiate dire con l’apostolo Paolo: “per me il vivere è Cristo e il morire un guadagno” (Fil 1, 21), consapevoli che “tutti quelli che vogliono vivere pienamente in Cristo Gesù saranno perseguitati” (2 Tm 3, 12).

Occorre, pure, per l’efficacia del vostro apostolato, che manteniate sempre vivo il legame che vi unisce alla Chiesa. I Vescovi, quali autentici custodi e maestri del popolo di Dio, non mancheranno di discernere quei multiformi carismi di vita consacrata con cui lo Spirito arricchisce la sua Sposa e ne incoraggeranno e promuoveranno lo sviluppo con attenta e vigile premura pastorale.

Sapranno “certamente riconoscere e apprezzeranno grandemente il contributo specifico col quale verranno in aiuto delle Chiese particolari quei religiosi, nella cui esenzione essi trovano in certo modo anche un’espressione di quella pastorale sollecitudine che strettamente li unisce al Romano Pontefice per l’universale solerte cura verso tutti i popoli” (S. Congr. pro Relig. et Inst. Saecularibus et S. Congr. pro Episcopis, Mutuae relationes, 22).

Dimorate, pertanto in un perseverante rinnovamento dello spirito, in un costante aggiornamento apostolico, in una permanente disponibilità alla collaborazione e al dialogo ed in una evangelica attenzione alle esigenze della Comunità ecclesiale. Non venga mai meno in voi la fedeltà al vostro carisma. Ed apportando ciascun Istituto il proprio specifico contributo, potrete insieme lavorare in maniera efficace alla nuova necessaria evangelizzazione.

5. L’umanità oggi è quanto mai sensibile al “linguaggio” della carità, via privilegiata dell’annuncio del Vangelo. Tutti sanno quale incisiva testimonianza rechino al mondo il vostro esempio e la vostra dedizione, soprattutto di quanti fra di voi sono impegnati nelle innumerevoli forme di servizio ai più poveri. Tutti sanno come proprio voi, e spesso solo voi, siete capaci di condividere, in modo profetico, la sorte degli umili, degli indigenti e degli ultimi della società.

La carità è intimamente legata all’esperienza della povertà da voi scelta in nome di Cristo e che si ispira all’esempio del Redentore, il quale “spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini” (Fil 2, 7). Il Figlio di Dio, povero per amore, si è reso servo di ogni essere umano, specialmente dell’indifeso e dell’umiliato.

Camminate senza indugio su questa scia di predilezione evangelica verso i piccoli, i poveri. E senza mai ridurre il vostro apostolato a mera azione sociale, fatevi i difensori della giustizia, i promotori dell’autentica cristiana fraternità. Siate i fratelli e le sorelle di chi non ha speranza, di chi aspira alla vera libertà, di chi cerca Iddio. Siate i difensori dell’uomo e della vita, sempre pronti a venir incontro ad ogni forma di bisogno materiale e spirituale. Il segreto della vostra missione - voi lo sapete bene - consiste nel restare profondamente radicati nell’amore soprannaturale. Nutrite, per questo, la vostra giornata di preghiera: non distaccatevi dall’unione intima e trasformante con il Signore. Nel contatto con lui, personale e prolungato, l’anima trova ristoro e l’impegno missionario riprende ogni giorno rinnovato vigore.

6. Carissimi fratelli e sorelle, mentre vi esorto a proseguire con generosità in questo vostro sforzo apostolico, invoco dallo Spirito Santo per ciascuno di voi la perseveranza nel bene.

Accordi il Signore ai vostri Istituti il dono di numerose e sante vocazioni e renda fruttuoso il vostro prezioso servizio alla Chiesa e all’umanità. Conforti i vostri sforzi e le vostre fatiche.

La Vergine Santa, Virgo fidelis, modello insigne della vita consacrata, vi aiuti e vi protegga sempre. E vi sia di incoraggiamento, nel vostro cammino, anche la mia benedizione apostolica, che di cuore imparto a voi, ai vostri Confratelli, alle vostre Consorelle ed a tutti coloro fra i quali vivete ed operate.

 

© Copyright 1991 - Libreria Editrice Vaticana

 

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