The Holy See
back up
Search
riga

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI PARTECIPANTI ALLA XIV ASSEMBLEA
GENERALE DELLA «CARITAS INTERNATIONALIS»

Martedì, 28 maggio 1991

 

Signor Cardinale,
Cari fratelli nell’episcopato,
Cari amici
,

1. La quattordicesima assemblea generale della Caritas internationalis ha luogo durante l’Anno della dottrina sociale della Chiesa, nei giorni in cui ricordiamo l’enciclica Rerum Novarum. Ringrazio il vostro nuovo Presidente per le parole gentili che mi ha rivolto e sono felice di accogliervi in questo momento, perché il tema scelto per ispirare i vostri lavori, Carità cristiana, solidarietà umana, mette in rilievo un aspetto fondamentale dell’atteggiamento cristiano nella vita sociale.

Il simbolo grafico che avete adottato per le vostre riunioni sovrappone alla carta del mondo una fitta rete di relazioni; è una immagine suggestiva dei molteplici legami della solidarietà e della carità che valicano liberamente le frontiere. Quest’immagine evoca l’interdipendenza tra i popoli della terra; al di là del fatto stesso, a noi tocca attribuirle il significato di comprensione reciproca, liberando il nome di “straniero” da tutto ciò che il suo uso può comportare di distanza o di indifferenza; tocca a noi tradurre l’interdipendenza in termini fraterni; tocca a noi creare tra le persone, i gruppi o le nazioni legami di collaborazione disinteressata, rispettosa della dignità delle persone, aperta ad una vera comunione.

2. La solidarietà, che si può considerare come un valore o una virtù, esprime a un livello umano fondamentale i legami che devono unire le persone e i popoli, non come la constatazione di una realtà imposta, ma come un principio dinamico di azione per la costruzione della società umana. Nella vita sociale, essa rappresenta una forza, un fattore di crescita per la realizzazione della giustizia e l’edificazione della pace, secondo ciò che ho chiamato “il principio di “tutti con tutti”, “tutti per tutti”” (Ioannis Pauli PP. II, Celebrazione della Parola con la gente del mare a Gdynia, 11 giu. 1987: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, X, 2 (1987) 2140 ss.). Dal punto di vista morale, la solidarietà rappresenta una virtù necessaria, un dovere che deriva dalla natura stessa dell’uomo ben inserito nella comunità umana. Il Concilio Vaticano II chiedeva anche che “sacro sia per tutti porre tra i doveri principali dell’uomo moderno, ed osservare, gli obblighi sociali” (Gaudium et spes, 30).

Nella formulazione del vostro tema, avete legato la carità e la solidarietà. A questo proposito, ricorderei i termini usati da Papa Pio XII quando, davanti ad un mondo lacerato, denunciava “la dimenticanza di questa legge di solidarietà umana e di carità, dettata ed imposta tanto dalla comunità d’origine e dall’uguaglianza della natura ragionevole in tutti gli uomini, a qualunque popolo essi appartengano, per il sacrificio di redenzione offerto da Gesù Cristo sull’altare della Croce al Padre celeste in favore dell’umanità peccatrice” (Pii XII, Summi Pontificatus, III). Esprimeva bene anche la connessione stretta che esiste tra la natura umana creata da Dio in una solidarietà fondamentale e la potenza dell’amore redentore che supera le rotture del peccato. Nell’insegnamento sociale della Chiesa, lo sapete, la solidarietà non si separa dalla carità; sarebbe anche eccessivo situarle in ordini differenti.

Di fatto, l’opzione fondamentale di Caritas le associa, poiché si tratta, per le sue numerose ramificazioni locali, di animare comunità cristiane “di giustizia, di carità e di pace”. Come si potrebbe isolare la solidarietà dalla giustizia, dalla pace fraterna, dall’amore “riposto nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo” (Rm 5, 5)? Dobbiamo meditare senza sosta gli appelli dell’Apostolo Paolo: “Per mezzo della carità, mettetevi al servizio gli uni degli altri . . . Poiché lo Spirito è nostra vita, che lo Spirito ci faccia anche agire . . . Portate i pesi gli uni degli altri, così adempirete la Legge di Cristo” (Gal 5, 22.25; 6, 2). A pochi giorni dalla Pentecoste, queste parole sono eloquenti: lo Spirito di Dio ci spinga ad essere solidali per amore!

3. Secondo questo orientamento essenziale, la vostra prima missione è di essere dei portavoce vivi degli appelli della carità, di mostrare a tutti i fedeli le vie da seguire per realizzare una reale comunione d’amore tra i fratelli e sorelle nell’umanità senza dimenticare nessuno dei più poveri. È importante, affinché ciò prenda una forma concreta ed efficace, che, nelle diverse comunità, degli organismi assicurino il coordinamento delle iniziative necessarie, in legame diretto con i Pastori delle diocesi e con le conferenze episcopali. Il nostro Pontificio Consiglio Cor Unum, di cui Caritas internationalis è membro, riempie questa missione d’armonia e di riflessione per la Chiesa universale.

A buon diritto, una delle vostre preoccupazioni è di arrivare ad una responsabilità moderna, tecnicamente ben concepita, della condivisione dei beni materiali e spirituali che s’impone ai fedeli per dare alla comunione tutto il suo concreto significato ecclesiale. Voi usate spesso la parola “diaconia” per indicare questa azione strutturata: il termine evoca la dimensione di servizio ai poveri, presenti nella Chiesa fin dai tempi apostolici. Oggi, il ricorso ai mezzi moderni invita ad ampliare i campi della solidarietà; mirate a rinsaldare in modo adeguato il coinvolgimento personale di coloro che vi operano. È questo il vostro contributo specifico alla pastorale sociale della Chiesa.

4. Osservando il programma dei vostri lavori, apprezzo l’ampiezza dei compiti che vi proponete. Mi limiterò ad alcuni aspetti. Avete la preoccupazione di dare agli operatori che si consacrano all’azione nelle Caritas una formazione non soltanto tecnica o professionale, ma anche spirituale e teologica. Vi incoraggio vivamente a non perdere mai di vista questo equilibrio: infatti, non ci si può accontentare, nei campi della solidarietà e della carità, di una efficacia pratica. Non si possono superare gli ostacoli considerevoli che frenano la collaborazione tra persone diverse e tra nazioni senza essere spinti dalla forza dell’amore di Dio, guidati dall’intelligenza della fede che illumina sul senso della vita donata da Dio a tutti, animati dalla speranza che apre nel mondo le vie del Regno, passando attraverso la Persona di Cristo. Permanenti e volontari benevoli delle Caritas saranno tanto meglio gli animatori della collaborazione quanto più saranno coscienti della loro condizione di discepoli del Salvatore ed aperti alla sua grazia.

Tra le vostre preoccupazioni specifiche, vorrei ricordarne tre che mi stanno particolarmente a cuore. Penso anzitutto all’aiuto che dobbiamo offrire ai rifugiati, così numerosi attualmente, soprattutto in Africa. D’altra parte, ci sono tutti i problemi legati alla salute, alle epidemie inquietanti che imperversano in questo momento; alcune potrebbero essere bloccate se i mezzi di prevenzione e di cura fossero meglio ripartiti; per altri, ed è il caso dell’Aids, non si dispone ancora dei mezzi per guarire; tutto ciò ci invita a raddoppiare la generosità per prevenire l’estensione delle calamità e curare le vittime. Infine, menzionerei l’aiuto che meritano tante famiglie che hanno vita difficile ad accogliere e ad educare i loro figli ed a assicurare una vecchiaia degna agli anziani: la loro condizione costituisce una preoccupazione primaria per la Chiesa, perché la vita della famiglia tocca le radici vive di ogni persona, delle sue possibilità di esprimersi e di essere fedele alla sua vocazione. Voi potete dare un grande contributo per far sì che non si resti indifferenti o inattivi davanti alle loro difficoltà.

Le azioni che intraprendete a livello locale, nazionale o internazionale vi portano naturalmente a diverse collaborazioni che possono essere molto utili. L’azione caritativa invita fortunatamente ad unire gli sforzi dei cattolici con quelli dei cristiani di altre comunità ecclesiali; costituisce un terreno di dialogo ecumenico che conviene incoraggiare come una delle tappe possibili sulle vie verso l’unità. In alcune regioni, una collaborazione analoga con credenti di altre religioni può favorire il dialogo interreligioso. Per questo, è necessario rimanere in contatto permanente con i Pastori delle diocesi e con i responsabili. Nel corso dei miei viaggi, ho avuto l’occasione di constatare che gli sforzi fatti in comune in questa maniera portano i loro frutti.

In una parola, aggiungerei che le relazioni delle organizzazioni caritative della Chiesa con le Organizzazioni internazionali, governative o no, sembrano positive, non soltanto in ragione dei quantitativi di risorse così ottenute, ma ugualmente per scambiare le esperienze da una parte e dall’altra, e per rendere ampiamente presente una riflessione ispirata dallo spirito evangelico sull’azione sociale.

5. Al termine del nostro incontro, vorrei ridirvi la mia fiducia e i miei incoraggiamenti. La vostra missione si situa nel cuore della pastorale sociale che è una testimonianza evangelica. Continuate, con l’ardore dell’amore che viene da Dio, a vivere la carità nella Chiesa ed a manifestarla in tutta la società.

Che la Vergine Maria, che si affrettava attraverso la montagna per andare a visitare Elisabetta, guidi i vostri passi! Che il Signore, venuto per manifestare l’amore del Padre mettendosi al servizio dei fratelli, vi sostenga ogni giorno!

Che Dio vi benedica!

 

© Copyright 1991 - Libreria Editrice Vaticana

 

top