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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI DIRETTORI GENERALI DELLE AMMINISTRAZIONI
POSTALI DI DIVERSI PAESI DEL MONDO

Venerdì, 31 maggio 1991

 

Cari amici,

1. Sono molto lieto di avere questa occasione di incontrarmi con i Direttori dei Servizi Postali nei vari Paesi d’Europa, come pure d’Australia, Nuova Zelanda, Giappone, Canada e Stati Uniti d’America, durante questi giorni in cui state studiando i modi di migliorare le comunicazioni tra i continenti e le nazioni attraverso strumenti di servizio che le vostre agenzie possono fornire. In un periodo in cui le vostre responsabilità senza dubbio stanno diventando sempre più esigenti desidero assicurarvi la stima e l’apprezzamento della Chiesa per il vostro lavoro.

Mentre visitate una città così ricca di storia come Roma, non potete non rammentare la lunga tradizione del servizio postale nel corso di molti secoli in mezzo a cambiamenti politici, culturali e sociali. Sembrerebbe che una forma di servizio postale esisteva dalla prima antichità nell’Impero Persiano, negli Stati Greci e poi nell’Impero Romano, soprattutto a scopo politico e militare. Nell’epoca dell’Impero Romano, la consegna postale si era molto estesa lungo i confini stabiliti da Cesare Augusto, cosicché secondo la registrazione di Costantino c’erano magistrati provinciali la cui sola responsabilità era il funzionamento ordinato della posta. Con la scomparsa di un impero unificato, le comunicazioni postali nel Medioevo e nel Rinascimento rimasero limitate e sporadiche.

Fu soltanto nell’epoca moderna che fu istituita un’organizzazione postale veramente internazionale: l’Unione Postale Universale fondata a Berna nel 1874. Ai fini del servizio postale tutti i Paesi membri da allora dovevano esser considerati un unico territorio, ogni membro garantendo il servizio postale all’interno dei suoi confini secondo i regolamenti e le tasse conformate a quelle degli altri membri. Nonostante le guerre, le agitazioni sociali e le trasformazioni radicali della società, la posta continua a servire il bisogno delle persone di comunicare con l’altro, o nella cerchia dei familiari e tra i cari, o per scopi culturali, educativi o economici. Oggi le tecnologie moderne aprono nuove possibilità e creano nuove sfide per comunicazioni sempre più estese tra tutti i popoli del mondo.

2. Cari amici, ognuno di voi ricopre una posizione di grande fiducia all’interno della società. Su voi ricade la responsabilità della riservatezza delle comunicazioni postali, e la sicura, pronta e fidata consegna di un vasto numero di lettere, pacchi e altra posta. Voi dovete occuparvi anche dell’efficiente amministrazione delle vostre agenzie e dei bisogni futuri alla luce degli attuali sviluppi tecnologici e sociali.

Ma in tutto questo, il vostro servizio è diretto ultimamente alla persona umana, all’uomo, che, come ho detto nell’Enciclica Redemptor hominis, “scrive la sua storia personale mediante numerosi legami, contatti, situazioni, strutture sociali, che lo uniscono ad altri uomini... L’uomo nella piena verità della sua esistenza, del suo essere personale ed insieme del suo essere comunitario e sociale – nell’ambito della propria famiglia, nell’ambito di società e di contesti tanto diversi, nell’ambito della propria nazione, o popolo . . . e nell’ambito di tutta l’umanità” (Ioannis Pauli PP. II, Redemptor Hominis, n. 14).

Nel servizio alla persona umana e nella tutela della comunità tra gli uomini e le donne attraverso le comunicazioni postali, voi glorificate anche Dio Creatore che chiama l’uomo ad adempiere alla sua vocazione terrena alla luce di un destino trascendente. Che questo stesso Dio e Padre di nostro Signore Gesù Cristo sia con voi nel vostro lavoro e illumini le vostre decisioni durante questi giorni. Ad ognuno di voi e ai vostri familiari cordialmente imparto la mia benedizione.

 

© Copyright 1991 - Libreria Editrice Vaticana

 

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