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  DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI VESCOVI SPAGNOLI DI BARCELLONA E DELLE
PROVINCE ECCLESIASTICHE DI TARRAGONA E OVIEDO
IN VISITA «AD LIMINA APOSTOLORUM
»

Lunedì, 11 novembre 1991

 


Carissimi fratelli nell’Episcopato,

1. Nel ricevere con grande gioia voi, Pastori di Barcellona e delle Province ecclesiastiche di Tarragona e Oviedo, il mio pensiero pieno di affetto si rivolge a tutte le diocesi a capo delle quali il Signore vi ha posto quali “veri e autentici maestri della fede” (Christus Dominus, 2).

Nelle vostre persone saluto anche affettuosamente i vostri sacerdoti, religiosi, religiose e laici che con dedizione non esente da sacrificio contribuiscono a costruire il Regno di Dio nel vostro amato Paese. Avete voluto essere i latori, a Roma, Sede di Pietro, dei loro successi e delle loro inquietudini, dei loro desideri e delle loro speranze, affinché tutti siano confermati nella fede (cf. Lc 22, 32), e lo zelo evangelizzatore da cui sono animati riceva nuovo stimolo dall’esempio e dall’intercessione degli Apostoli Pietro e Paolo, pilastri di questo centro di comunione della Chiesa universale. Gli incontri personali con ognuno di voi, che ora culminano in questa riunione collettiva, hanno contribuito a rafforzare e rendere più visibili questi vincoli di unione e di fratellanza con il Vescovo della Chiesa di Roma “quella che presiede nella carità”.

Ringrazio per le cortesi parole che il Signor Arcivescovo di Oviedo mi ha rivolto a nome di tutti e desidero esprimere il mio apprezzamento per la vostra volontà e per il vostro sforzo di mantenere ed accrescere l’unità e la comunione in seno alla Chiesa e alla vostra stessa Conferenza Episcopale. Conoscete bene l’importanza di questa testimonianza che eleva il Popolo di Dio e che deve nascere da motivazioni profonde e soprannaturali. La preghiera del Signore “perché tutti siano una sola cosa” (Gv 17, 21) deve farsi vita nei vostri presbiteri, comunità religiose, parrocchie, gruppi di apostolato e famiglie cristiane.

2. Sono sempre presenti nel mio ricordo le giornate vissute due anni fa a Covadonga e Oviedo e gli affettuosi incontri che ho avuto in Catalogna nel corso della mia visita pastorale in Spagna. A Barcellona ho voluto manifestare la mia sollecitudine pastorale per il mondo del lavoro, sempre tanto vicino al mio cuore. Quest’anno, che abbiamo dichiarato della Dottrina Sociale della Chiesa, ripenso all’appello che ho fatto a Montjuich: “Cari fratelli operai e cari imprenditori, siate solidali!” (Giovanni Paolo II, Incontro con i lavoratori e gli imprenditori, Barcellona, 7 novembre 1982). E ripeto ora di nuovo quelle parole perché sono convinto della loro vigente attualità, poiché la solidarietà nel lavoro è una solidarietà senza frontiere, perché è basata sulla priorità della persona umana sulle cose. Guardando alle nuove esigenze del mondo del lavoro, vediamo più che mai il bisogno “di ricostruire nel mondo del lavoro e dell’economia un soggetto nuovo, portatore di una nuova cultura del lavoro” (Giovanni Paolo II,  Omelia, Llanera, Asturie, 20 agosto 1989, n. 6: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, XII, 2 (1989) 317).

Nelle vostre Diocesi, venerabili fratelli, si è sempre avvertita una grande preoccupazione sociale con un desiderio di maggiore giustizia. Non sono mancate in passato, ne mancano oggi, situazioni di conflitto create da crisi congiunturali nell’agricoltura, nelle miniere e in altri campi e dalle conseguenze della riconversione industriale. Tutto questo pone una sfida alla vostra sollecitudine di Pastori, dediti generosamente al servizio dei vostri fedeli, in particolare dei più bisognosi. Come ho segnalato nell’Enciclica Redemptoris Mater, non si può separare la verità su Dio che salva dalla manifestazione del suo amore preferenziale per i poveri e gli oppressi (cf. Giovanni Paolo II, Redemptoris Mater, n. 37).

3. A questo riguardo è stimolante constatare la portata, per estensione e profondità, dell’opera assistenziale e caritativa in Spagna. Il lavoro zelante e silenzioso svolto da benemerite congregazioni religiose, istituzioni diocesane e da organizzazioni parrocchiali, gruppi apostolici e di volontariato in favore di malati, anziani, bambini e persone colpite da gravi lesioni e limitazioni fisiche e psichiche, rappresenta un’eloquente testimonianza di amore per il fratello e di fedeltà al Vangelo. A questo riguardo, non possiamo dimenticare l’opera della Caritas, che coordina le generose iniziative e i contributi di milioni di spagnoli che partecipano economicamente alle collette in favore dei bisognosi e degli svantaggiati, alle campagne contro l’emarginazione sociale dei settori più indifesi della popolazione, contro la disoccupazione, contro la droga.

4. Voi Vescovi spagnoli, nel documento collettivo “La verdad os hará libres” (Le verità vi renderà liberi), seguendo le direttrici del Concilio Vaticano Secondo, avete trattato di nuovo il principio della libertà religiosa e dell’autonomia delle realtà temporali, affermando che la Chiesa rispetta la pluralità delle scelte e chiede soltanto libertà per adempiere la sua missione evangelizzatrice, senza privilegi né limitazioni. Questa libertà nel compiere la missione che le è propria rappresenta un diritto essenziale, che la stessa natura della Chiesa esige. Quali Pastori delle comunità cristiane che il Signore vi ha affidato, insistete “nei momenti opportuni e non opportuni” - come esorta San Paolo - nella predicazione del Vangelo incoraggiando la testimonianza dei cristiani nell’attuale società democratica e pluralista, sempre in atteggiamento di dialogo e di reciproco rispetto. Nell’enciclica Centesimus annus ho voluto ricordare che “la Chiesa apprezza il sistema della democrazia, in quanto assicura la partecipazione dei cittadini alle scelte politiche e garantisce ai governati la possibilità . . . di eleggere e controllare i propri governanti” (Giovanni Paolo II, Centesimus annus, n. 46). A questo proposito, non possiamo che apprezzare vivamente quelle conquiste sociali che favoriscono il progresso integrale, i diritti delle persone come cittadini e figli di Dio e l’armoniosa e pacifica convivenza tra tutti gli spagnoli. In questo, l’azione educativa della Chiesa, insistendo sul primato dei valori morali e trascendenti, contribuisce in modo rilevante a rafforzare il senso della giustizia, dell’onestà, del reciproco rispetto e la tolleranza come fattori essenziali di coesione sociale. I principi cristiani che hanno plasmato la vita della Nazione spagnola nel corso della sua storia, devono infondere una viva speranza e un dinamismo nuovo che, superando divisioni ed antagonismi, realizzi le legittime aspirazioni di progresso e promuova una crescente solidarietà fra tutti.

5. Gli obiettivi pastorali, di “Promuovere una nuova Evangelizzazione”, che la Conferenza Episcopale Spagnola si è posta, sono orientati verso l’armonizzazione della fede dei cristiani con la loro stessa vita e attività, negli ambiti concreti in cui si svolgono: il lavoro, la famiglia, i rapporti sociali, la cultura, l’educazione, il tempo libero. In questa prospettiva, il Concilio Vaticano Secondo afferma che “L’opera della redenzione di Cristo, mentre per natura sua ha come fine la salvezza degli uomini, abbraccia pure la instaurazione di tutto l’ordine temporale. Perciò la missione della Chiesa non è soltanto di portare il messaggio di Cristo e la sua grazia agli uomini, ma anche di permeare l’ordine delle realtà temporali con lo spirito evangelico” (Apostolicam actuositatem, 5). Il risveglio del popolo cristiano verso una maggiore coscienza di Chiesa, costruendo comunità vive in cui la sequela di Cristo si rende concreta e comprende tutte le dimensioni della vita, è la risposta adeguata alla cultura secolarista che minaccia seriamente i principi cristiani e i valori morali della società.

6. Nella vostra sollecitudine di cercare le vie più adeguate per l’evangelizzazione, state prestando una particolare attenzione ai mezzi di comunicazione sociale, che consentono al messaggio cristiano di giungere contemporaneamente a milioni di persone, quasi rendendo vere le parole del salmo: “Manda sulla terra la sua parola, il suo messaggio corre veloce” (Sal 147, 15).

Perciò l’adeguato impiego di questi mezzi rappresenta per la Chiesa una continua sfida nella sua missione evangelizzatrice, perché, mediante essi, il messaggio evangelico può giungere a tutte le genti, “con la capacità di penetrare nella coscienza di ciascuno come se questi fosse l’unico, con tutto ciò che egli ha di più singolare e personale, e di ottenere a proprio favore un’adesione, un impegno del tutto personale” (Paolo VI, Evangelii nuntiandi, 45).

Non possiamo fare a meno di constatare ai nostri giorni che la tecnologia sta trasformando la faccia della terra e che “i mezzi di comunicazione sociale - come dicevo nell’enciclica Redemptoris missio - hanno raggiunto una tale importanza da essere per molti il principale strumento informativo e formativo, di guida e di ispirazione per i comportamenti individuali, familiari, sociali” (Giovanni Paolo II, Redemptoris missio, n. 37). Per questo è necessario che gli agenti di pastorale familiarizzino e facciano uso adeguato di questi strumenti di comunicazione sociale, in modo che il messaggio e i valori cristiani si diffondano non soltanto attraverso gli spazi dedicati ai temi religiosi, ma anche in altre manifestazioni di carattere informativo, culturale, artistico e di svago. L’esperienza sta dimostrando che questi stessi mezzi rendono più facile alle persone la partecipazione più attiva alla vita sociale, ma a sua volta ciò richiede da parte dei responsabili una cura speciale nell’evitare ogni forma di manipolazione della verità e dei valori etici che, col pretesto di interessi di parte o di discutibili espressioni culturali o artistiche, alterando i suddetti valori, feriscono i più intimi sentimenti delle persone. Non si deve dimenticare che i cittadini, nell’esercizio della loro libertà, hanno il diritto di essere rispettati nelle loro convinzioni morali e religiose anche per quanto riguarda i mezzi di comunicazione sociale che sono al servizio del bene comune.

7. La problematica esposta, cui la Chiesa non è mai stata estranea, dimostra quanto convenga mettere gli agenti di pastorale in grado di servirsi dei mezzi di comunicazione per scopi apostolici. Lo stesso Concilio Vaticano Secondo e i miei predecessori hanno fornito direttive molto precise al riguardo, soprattutto pensando ai seminari e alle case di formazione religiosa, ma riferendosi anche ai fedeli in genere. “Non basta, quindi, usarli per diffondere il messaggio cristiano e il Magistero della Chiesa, ma occorre integrare il messaggio stesso in questa “nuova cultura” creata dalla comunicazione moderna” (Ivi).

Agli agenti di pastorale e ai laici apostolicamente impegnati non è richiesto soltanto che siano esperti nei diversi mezzi di comunicazione sociale, ma che - seguendo gli orientamenti della Chiesa - sappiano offrire a chi li segue quei criteri e principi fondamentali dell’etica cristiana, affinché, a partire da un discernimento personale, possano affrontare tanti messaggi subliminali che giungono loro attraverso questi stessi mezzi di comunicazione.

8. Vorrei ora far riferimento ad un tema cui sicuramente prestate particolare attenzione pastorale e che per la Chiesa dei nostri giorni è motivo di preoccupazione e di speranza: i Seminari. In essi si prepara il futuro del presbiterio diocesano, dal quale in grande misura dipende il futuro delle stesse Chiese particolari. Durante le sessioni del Sinodo dei Vescovi dell’anno scorso sono state illustrate molte proposte e considerazioni su questa istituzione ecclesiale. Da parte sua, la Conferenza Episcopale Spagnola ha dimostrato la sua speciale sollecitudine a questo riguardo elaborando il Piano di formazione sacerdotale approvato dalla Santa Sede.

Consentitemi, in questa circostanza, di ripetere la mia esortazione a continuare l’intenso lavoro nella pastorale delle vocazioni, affinché i giovani credenti possano scoprire la bellissima prospettiva di consacrarsi completamente al Signore nel ministero sacerdotale o nella vita consacrata. È ugualmente necessario che le famiglie cristiane assumano anch’esse questa responsabilità, favorendo nei loro figli la risposta all’appello di Dio.

Il Vescovo deve prestare una particolare sollecitudine perché il Seminario sia, innanzitutto, una scuola di veri Pastori. Infatti, gli aspiranti al sacerdozio devono vivere la loro formazione spirituale, umana ed intellettuale nella prospettiva di una dedizione generosa a tutto il popolo di Dio, di essere inviati nel nome di Cristo ad evangelizzare. Questo si conseguirà vivendo intensamente il mistero di Dio, che li porterà ad una profonda crescita spirituale. Perciò è necessario lasciarsi evangelizzare prima di poter essere evangelizzatori, poiché il messaggio che si predica non è solo una dottrina, ma una Persona: Cristo, il Figlio di Dio fatto Uomo, e soltanto a partire dalla intimità personale con Lui potranno proclamare il suo messaggio salvifico.

In ultimo, vi incoraggio a continuare a porre particolare attenzione nella selezione dei formatori e dei professori dei vostri Seminari. Trattandosi di un compito importantissimo, non esitate ad affidarlo a sacerdoti che lo esercitino come opera prioritaria. Come non ringraziare tanti formatori di Seminario e tanti professori che con la loro opera - talvolta nascosta e umile - contribuiscono giorno dopo giorno a formare integralmente i futuri sacerdoti! Come non esortarli affinché scoprano in quest’opera, che la Chiesa ha affidato loro, una delle più significative realizzazioni della loro paternità sacerdotale! Come non mostrare la nostra gratitudine a tutti i seminaristi che, avendo ascoltato la chiamata del Maestro, cercano giorno dopo giorno di assomigliare sempre più al Buon Pastore! Portate loro la speranza che il Papa ripone in essi. Nei seminaristi di oggi è il futuro della Chiesa, della Chiesa del Secondo Millennio che deve annunziare e testimoniare con maggior trasparenza il Signore risorto, padrone della storia.

9. Desidero concludere questo incontro, carissimi fratelli, ripetendovi il mio ringraziamento e il mio affetto. Ritornando alle vostre Diocesi vi prego di portare il mio saluto affettuoso ai vostri sacerdoti, diaconi, religiosi, religiose e fedeli, tanto vicini sempre al mio cuore. So che nella Provincia ecclesiastica di Tarragona si celebra quest’anno il IX Centenario della restaurazione della Sede metropolitana. Che questa gioiosa ricorrenza infonda in tutti un appassionato dinamismo apostolico rafforzando i sentimenti di comunione e la fedeltà al Vangelo. Motivo di gioia e, al tempo stesso, esigenza di testimonianza cristiana, saranno anche i prossimi Giochi Olimpici, che si svolgeranno a Barcellona. Faccio voti che quel grande avvenimento sportivo rappresenti un’occasione propizia che stringa vincoli fraterni e spirituali tra gli uomini e le donne di tutto il mondo.

Affido le vostre intenzioni e i vostri desideri pastorali all’intercessione della Santissima Vergine mentre vi imparto di cuore la mia benedizione apostolica.

 

© Copyright 1991 - Libreria Editrice Vaticana

 

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